Orizzontintorno Carlo Paschetto
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04 Più cose in cielo, Orazio, eccetera (Centodieci/75-80, parte due)
SET Viaggi verticali, Centodieci, Fotografia, Spostamenti
Più in cielo che in terra, nel senso. Ché son partito con sei o sette chili di attrezzatura fotografica con il proposito, anche, certo, di sfruttare il cielo buio e limpido dell'Appennino per qualche tentativo serio di astrofotografia, ma principalmente per la caccia fotografica all'orso e ai lupi marsicani.
È stato ben per gli appostamenti che mi son portato dietro il treppiede superpro di piombo e i due chili e passa del Sigma 50-500mm, oltre al Tamron 16-300mm (da tenere al collo durante il trekking), il Sigma 17-55mm (per l'astrofotografia), tre batterie e due power bank, una mezza dozzina di filtri, l'intervallometro col telecomando, iPad Pro, MacBook Pro e sa dio che altro, tutto ripartito fra il mio zaino e quello di Leonardo, mescolato a sacchi piuma, vestiti, giacche a vento, borracce e attrezzatura varia. Avevo quasi una mezza intenzione di partire pure con due corpi macchina, ma poi ha prevalso un nanosecondo di lucidità e ho preso con me solo la 80D.
Per dire, non ero così carico né l'ultima volta in Africa, né in Islanda, né certo lo scorso anno alle Azzorre quando pur andavo a caccia di balene. A pensarci, non lo ero stato nemmeno durante i sei mesi dell'overland in Asia, e dire che allora avevo anche la videocamera.

E niente. Ovviamente ho fatto quasi quattrocento fotografie col cellulare e meno di cinquanta con la Canon, perlomeno se parliamo di foto ad alzo zero, ovvero lo scopo principale del viaggio. Ché di orsi, lupi, financo talpe, cinghiali, lucertole, farfalle, formiche, chessò, almeno dei piccioni, nulla, non abbiamo visto una cippa in tre giorni di trekking e ore, e ore, e ore di cammino e scammellate nella peraltro bellissima e straordinariamente selvaggia natura dell'Appennino, che così selvaggia, e remota, e vuota, e silenziosa, va detto, sulle Alpi te la sogni.
Per contro, quassù al nord, stambecchi, camosci, marmotte e volpi vengono a mangiare al tuo tavolo in campeggio e ti fottono pure lo zaino con la merenda sotto al naso, se non fai attenzione. In Abruzzo no, un tubo, con buona pace del Corriere che mette sempre in home page i boxini con le foto della famiglia di orsi che va in paese a far la spesa, e della segnaletica del parco nazionale che avvisa i viandanti di fare attenzione a non fare a testate con plantigradi e lupi.
Ora, a quanto pare, a contarli ottimisticamente, ci son forse sessanta orsi in tutto l'Abruzzo e il Molise (fonte: le guardie forestali del Parco): dimmi tu la probabilità. Eddai, su.

Insomma: veniteci se vi piace camminare, se volete perdervi nella natura e in mezzo alle foreste vergini, se odiate la gente e non volete incontrare anima viva per giorni e se non avete i soldi per andare nel Pamir, che credetemi, è la stessa cosa tremila metri più in alto, a meno del caciocavallo e del Montepulciano, a più delle yurte dei nomadi kirghizi e dello yoghurt fermentato, che però può dare disturbi gastrointestinali. Il Montepulciano no.
Lasciate invece perdere se volete incontrare forme di vita appartenenti al regno animale, salvo naturalmente avere molta, ma molta, ma molta fortuna, e pazienza, e soprattutto parecchio tempo a disposizione.
Tutto quello che abbiamo avvistato in tre giorni è più o meno riassumibile in una poiana spennata, un paio di cervi e il cane del rifugio, che opportunamente mimetizzato nella bassa vegetazione è stato prontamente venduto sui profili Instagram dei gitanti come feroce lupo abruzzese nell'atto di divorare il gruppo tutto.
Per la verità inseguiva un bel pallone rosso.
Poi, per carità. Magari era davvero un lupo convertitosi a cane per mangiare a ufo, o un cane con antenati lupi marsicani, ci sta.

Comunque, quando dico "abbiamo avvistato" intendo una roba tipo questa, che per chiarirci è scattata con una reflex semipro, un sensore da 24Mp e una focale di oltre 1100mm. Praticamente ci sono due valli in mezzo di distanza.
Vatteli a trovare i sessanta orsi, così.

AbruzzoTip
"Papà, lo vedi laggiù l'erbivoro?"

Ma in fondo anche chissenefrega. Ci siamo divertiti? Sì, e i posti eran magnifici. Certamente indimenticabile è stata la serata soli nella foresta ad aspettare i lupi (che probabilmente erano sulle Alpi ad aspettare pecore): silenzio totale, frontali spente, buio assoluto, Via Lattea dipinta in cielo, non un'anima nel raggio perlomeno di venti chilometri, non una luce, non un sibilo, schiena sul prato della radura fra gli alberi, temperatura perfetta a millecinque suppergiù.
Pamir appunto, Mongolia, Patagonia, cose così per quel che ricordo. Certo non Europa.

E invece, Parco Nazionale d'Abruzzo, zona di riserva integrale (proibitissima, ha detto la nostra guida, prima di sgarrare).
Dove cammini sì per ore e ore senza incontrare anima, senza segnali che indichino il sentiero, che non è proprio detto che si intuisca sempre sempre dov'è, senza punti d'appoggio, nessun segno di antropizzazione, solo tracce (ed escrementi) di orsi e lupi. Quelle sì, magari anche fresche di qualche ora, che io mi sono immaginato per ore che camminassero in fila indiana dietro di noi mentre il capo branco spiegava la vita e i comportamenti degli umani.
Comunque ho fatto fatica. Sarà ormai l'età, sarà che sono allenato zero, sarà il mal di schiena, saran stati i chili sulle spalle del Bigma inutilizzato.

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Trekking nel Parco Nazionale d'Abruzzo

In verità, ci sono poi gli oltre duecento scatti alla Via Lattea. Ché a quanto pare le montagne in quella zona sono fra le zone più buie d'Italia, una delle regioni del mondo più affette da inquinamento luminoso. L'Italia tutta, proprio.
Il nostro campo base, il rifugio della Cicerana, è un punto di osservazione perfetto per l'astrofotografia e dunque sì, la sera ne ho approfittato e ho estratto dagli zaini il Bigma, il treppiede gigante, l'intervallometro, la maschera di Bahtinov (no, la maschera di Bahtinov non l'ho tirata fuori, ché a quel punto mi pesava il culo), il moltiplicatore di focale e bla bla bla, e finalmente ho avuto tempo e modo per provare a mettere a frutto tutto quel che ho studiato la scorsa primavera.

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Mappa dell'inquinamento luminoso in Italia
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Parco Nazionale d'Abruzzo e Rifugio della Cicerana

A dire il vero, non tutto il tempo che avrei desiderato, perché mi sarebbe servita qualche ora per fare un lavoro fatto bene, ma la sveglia era alle cinque del mattino, i compagni di ventura si sono ritirati a nanna subito dopo il liquore alla genziana, provati dalla giornata al passo della nostra guida, e dunque mi scocciava irrompere in camerata in piena notte e svegliarli col mio trafficare. Così mi sono accontentato di un'oretta di sessione fotografica, il minimo per provare a fare le cose un po' seriamente.
E poi faceva anche piuttosto freddo, per dirla tutta.

[Nerd alert: qui inizia la parte più pallosa del post]

Se avessi fatto quel che dovevo fare, e perlomeno avessi prima calcolato correttamente i tempi di posa con la regola NPF, avrei scoperto che con la mia ottica, a quella latitudine e con l'altezza sull'orizzonte alla quale ho scattato le fotografie, avrei potuto usare tempi ben più lunghi, fino a sei-sette secondi, e guadagnare un'enormità in termini di luce. Invece ho fatto a cazzo caso e ho scelto di scattare, chissà poi perché, a 1"3 e 1"6.
Ho portato gli ISO a 1600, senza esagerare, per non rischiare di avere troppo rumore. Diaframma fisso a f/2.8.
Ho scattato tre serie da sessanta foto alla Via Lattea con Giove e Saturno, puntando la zona di cielo più buia in assoluto. Tecnicamente, con quei tempi di posa, circa un minuto e mezzo di integrazione. Pochissimo considerato che per ottenere risultati seri avrei dovuto mettere insieme almeno una mezz'ora di integrazione, che con quelle impostazioni avrebbe significato non meno di 1200 scatti.
Anche coi dark frame ho fatto casino e ne ho scattati solo una dozzina, ma almeno mi sono ricordato di farli. Ai flat frame ho rinunciato e mi sono riservato di prepararli a casa artificialmente, usando come al solito la luce dello schermo dell'iPad.

Per lo stacking ho usato Siril, la registrazione delle immagini è stata effettuata con l'algoritmo Global star, l'unico che con qualche ora di elaborazione sia riuscito ad allineare perfettamente le circa sessanta fotografie di ciascuna serie.
Poi, infiniti cicli di stretching dell'istogramma con Photoshop, ancora riduzione rumore e gradiente a più livelli, eccetera. Qualche giornata di lavoro e di prove varie, insomma.
Alla fine questo è il miglior risultato. Non sono soddisfattissimo, ma tutto sommato è stato il mio primo vero tentativo e una foto come questa era anche una delle ragioni di questo viaggio in Abruzzo.

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Giove e Via Lattea

Comunque non è proprio vero che per tutto il resto del tempo il Bigma è rimasto nello zaino (perlopiù di Leonardo, povero!). Il mattino seguente all'alba, mentre ci incamminavamo per l'ennesima infruttuosa caccia all'orso, ho alzato il naso per aria.
E questa è fatta a mano libera, così al volo. Il Bigma è davvero un bel giocattolo, li ho spesi bene quei soldi.

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La Luna all'alba dal Rifugio della Cicerana
TAG: astrofotografia, Abruzzo, pescasseroli
11.12 del 04 Settembre 2020  
   
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