Orizzontintorno Carlo Paschetto
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26 Tre canzoni e una colonna sonora (anzi, due)
DIC Viaggi fra le note
Qualche anno fa avevo scritto un lunghissimo post su alcune canzoni legate ai miei ricordi in giro per il mondo. È uno dei miei preferiti, di tanto in tanto mi capita di pensare che dovrei riprenderlo e aggiornarlo.

Oggi stavo buttando giù qualcosa che, molto a làtere, ha anche a fare con la musica e mi sono interrotto perché la mia playlist random stava passando Daughters, di John Mayer. È un periodo che l’algoritmo di Apple Music me la propone spesso.
Ogni volta che ascolto Daughters penso inesorabilmente a mia figlia e mi viene da piangere, senza una ragione particolare, così, per commozione e amore suppongo. Forse perché tempo fa mi è capitato di ascoltarla in un momento per lei particolarmente difficile, in cui aveva bisogno di aiuto e non sapevo che fare. Mi veniva solo da abbracciarla e trattenerla a me in silenzio, e quei giorni alla fine avevo sempre Daughters che mi girava in testa.
Da allora mi è rimasta addosso. È un po’ come quando tutto un insieme di melodia e parole si appiccica a un’immagine e non te la levi più dalla testa, così come mi accade con quelle canzoni in viaggio di cui raccontavo. D'altra parte immagino che ascoltando Daughters accada la stessa cosa a qualche milionata di persone che hanno una figlia.
E vabbè, niente, Daughters è ormai la canzone di mia figlia. Se la ascolto penso a lei, quando sono con lei ho in testa questa canzone.

Non ricordo se Carola fosse già nata, Leonardo era sicuramente molto piccolo, direi tre anni al massimo. Ero a casa da solo con lui un giorno, stavamo giocando insieme e la radio passò Learning to fly di Tom Petty.
Ho trascorso molti mesi con Leonardo quando era piccolo, “grazie” ad alcuni lunghi periodi di disoccupazione. Ricordo che quella mattina eravamo vicino alla scala che portava in mansarda. Gli presi le mani e iniziammo a ballare insieme sulle note di Tom Petty. Rideva tantissimo, era proprio felice.
Fra pochi giorni Leonardo compirà diciassette anni. È alto come me e ha un sorriso meraviglioso. È un periodo che abbiamo un rapporto bellissimo e ieri sera mi ha detto che è felice. Vedo che lo è, come quella mattina di molti anni fa mentre ballavamo insieme tenendoci le mani.
Ho scoperto di recente che Learning to fly è nella playlist delle sue canzoni preferite e mi sono commosso. Immagino sia una specie di reminiscenza dell’infanzia che gli è rimasta, o chissà che. A me piace pensare che lo sia, anche se non credo che lui ricordi l’episodio.
Così, da anni, Learning to fly è la canzone di mio figlio e sono certo che in qualche modo abbia un significato particolare anche per lui.

Scopro poi per combinazione, mentre scrivo questo post e googlo alcuni link da inserire, che John Mayer ha fatto una bellissima cover live di Free fallin' di Tom Petty e all'improvviso mi sembra un inequivocabile segno dell'universo che lega fratello e sorella al loro papà.

L’ultima sera che ho visto mio padre vivo dormiva ormai già da un paio di giorni senza essersi più svegliato. Sapevo che era ormai una questione di giorni, forse di ore. Rimasi con lui un po’ a parlargli per l’ultima volta, anche se non poteva sentirmi, e poi me ne tornai a casa.
Scrissi un post per lui quella sera, ascoltando a rotazione Father, son di Peter Gabriel, una canzone che da sempre mi faceva venire in mente noi due.
Quando uscì Father, son, anni prima, lessi un’intervista con Peter Gabriel che raccontava le circostanze in cui l’aveva scritta e del rapporto con suo padre. Mi aveva colpito parecchio e, come accade spesso con le canzoni che ci appartengono, mi sono sempre immedesimato in quella storia.
La sera in cui lo salutai passai la notte a piangere ascoltando Peter Gabriel.
Father, son è la canzone di mio padre. L'ho riascoltata questa sera per la prima volta dopo sei anni. Non ci ero più riuscito dal 24 novembre 2014.
Sono riuscito a sorridere, anche se qualcosa è rimasto fermo in gola.

Qualcosa in gola si ferma sempre quando ascolto Time, di Hans Zimmer. Non so perché la associo come la associo.
Inception è uno dei film che amo di più in assoluto. Penso di averlo visto almeno dieci volte, potrei rivederlo cento, ogni volta mi regala emozioni nuove e sicuramente buona parte di quelle emozioni mi arrivano dalla colonna sonora di Hans Zimmer e dal finale sulle note di Time.
La cosa più strana e significativa allo stesso tempo è che faccio la stessa identica associazione con il tema principale di Interstellar e il suo finale.
Uguale. Le stesse immagini, gli stessi brividi, le stesse sensazioni.
Certo, facile: stesso regista, stesso compositore, stesso filo conduttore. Non è quello.
Inception e Interstellar non c'entrano apparentemente nulla qui dentro. Ma io so che sì.
Mesi fa ho vagato per casa una notte intera, come un fantasma, ascoltando a rotazione Time senza soluzione di continuità, senza riuscire a spegnere la musica una volta per tutte, fino all'alba.
Certe associazioni mentali non sai perché ti rimangono dentro.

Ho rivisto Inception e Interstellar in tempi recenti.
Tenet non è all'altezza, ma lo rivedrò la prossima settimana e sono certo che mi piacerà di più della prima volta.
Lo scrivo solo perché è l'unica conclusione a questo post che in questo istante mi sembra abbia un senso.
Il resto rimane con me.
TAG: figli, papà, musica
01.41 del 26 Dicembre 2020  
   
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