Alla fine mi ci sono messo anche io a cercare di capirci
qualcosa. Non fosse altro perché sono ormai anni
che già mi imbestialisco davanti allo scempio messo
in opera sull'asse Torino-Milano per riuscire un giorno,
forse, a guadagnare un quarto d'ora di treno su una distanza
piatta e rettilinea di poco più di cento chilometri
che in Giappone, in Germania, in Cina, o in Francia - tanto
per citare a caso - verrebbe tranquillamente percorsa in
venti minuti, ma che da noi richiederà irrimediabilmente
un'ora e dieci minuti, ritardi e scioperi permettendo.
Premessa indispensabile: io non sono affatto contrario alle "grandi opere",
tutt'altro. Purché qualcuno riesca a spiegarmi a
che servono. Ammetto comunque francamente che a pelle, pur senza cognizione alcuna
di causa, sono un sostenitore - ancorché definitivamente
disilluso - di iniziative ad ampio respiro quali il TAV,
ché magari ogni tanto riusciamo anche a combinare
qualcosa non dico di innovativo, ma almeno di un po' più
adeguato al secolo scorso.
Poi, nel tentativo di approfondire la questione per cercare
di capire se le manganellate abbiano ragion d'essere o meno
(anche se verrebbe da chiedersi se le manganellate abbiano
mai ragion d'essere), mi imbatto in questo
ed in questo. |