Orizzontintorno Carlo Paschetto
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07 Åland/4: ritorno a casa
GEN Travel Log: Baltic Sea
4 gennaio. Anche quest'anno metterò nell'album dei ricordi la mia solita multa straniera per divieto di sosta: 540 corone. Ora, bisogna dire che il nostro albergo è in pieno centro storico e non ha garage. A Copenhagen parcheggiare nel centro storico è praticamente impossibile: vietato ovunque, a parte nelle rare zone delimitate e tariffate a parchimetro selvaggio. Ma se arrivate di sera, non avete una corona e alla reception dell'albergo vi fanno gentilmente intendere che potete arrangiarvi, come pensate di regolarvi? Poiché in camera l'auto non ci sta, lasciate l'auto nelle zone delimitate senza pagare.
Risultato: tempo mezz'ora e vi portate a casa come souvenir la vostra bella multa. Con preghiera stampata in italiano (sic!) di pagare entro dieci giorni e coordinate bancarie internazionali nel caso pensaste di tornare a casa prima... Vabbè, la inserisco nella Lonely Planet come segnalibro. Ed anche in Danimarca mi toccherà tornare, nel caso, con un'altra macchina.

Copenhagen è certamente la tappa più gelida di questo viaggio. Curioso: non c'è praticamente neve e la temperatura si aggira attorno allo zero, ma oggi l'umidità ti entra nelle ossa e a tratti arriva dal mare qualche soffio d'aria tagliente che ti smorza un po' l'entusiasmo.
Traffico in centro a Copenhagen pari a zero: e ti credo, volano più multe che piccioni, per non parlare delle rimozioni forzate per i più sprovveduti.
Densità di italiani a Copenhagen, come sempre, maggiore di quella degli autoctoni. Ne ho persino visti con la guida verde del Touring: ma esiste ancora? La cosa incredibile è che ci sono ancora le comitive di ragazzini che vanno a cercar l'hashish libero a Christianshavn, o che vengono qui perché "si ciula". Beh, risparmiatevi il viaggio: è una leggenda urbana e le danesi, credetemi, ne avevano le tasche piene già vent'anni fa degli italiani che cercano di rimorchiarle nei locali e per le vie del centro di Copenhagen. Quanto a Christianshavn, ormai è più o meno come se vi aspettaste di trovare ancora i capelloni a Woodstock. Aggiornatevi (nel senso: trovate probabilmente quello che cercate, allo stesso modo, anche a Milano).

Per il resto, Copenhagen è sempre lei, quasi immutata. C'è la metropolitana adesso, che magari a qualcuno di voi che c'è stato di recente sembra ovvio, ma erano un bel po' di anni che io non me la giravo. Ci sono stato l'ultima volta nel 2000 per lavoro, sotto Natale: come a dire, in quell'occasione non ho visto un tubo tranne l'hotel, l'ufficio e l'albero in piazza. L'ultima visita vera e propria, ad occhio, la daterei nel 1989. Che non è esattamente dietro l'angolo, e mi viene anche un po' la pelle d'oca a pensarci.

Me la sono rifotografata lo stesso, nonostante il tempo uggioso. Ci ho rimesso qualche dito per il freddo, ma almeno ho qualche scatto aggiornato. Sono certo che, una volta a casa, mi accorgerò di avere fatto le stesse identiche foto di vent'anni fa.

Postcards from Copenhagen
La Sirenetta, simbolo di Copenhagen

Nota: sono stato a lungo indeciso se mettervi qui lo scatto della Sirenetta con la carovana di russi che l'abbracciava sventolando una bandierina danese; o quella dei giapponesi in tuta antigelo supertecnica; o quella degli italiani in gita con pentole e guida verde del Touring in primo piano. Alla fine ho optato per una più classica immagine da cartolina...

Partiamo da Copenhagen il 5 gennaio a metà mattinata e decidiamo di variare un po' il giro del ritorno (in fondo non ne abbiamo fatti moltissimi, di chilometri...). Così, invece di prendere la scorciatoia e far nuovamente rotta verso il traghetto per Puttgarden, optiamo per un tour completo delle autostrade danesi e rientriamo interamente via terra, allungando l'itinerario di duecento chilometri circa... e che volete che sia quando ormai la previsione finale si aggira sui seimila in dieci giorni...
In questo modo riusciamo a passare per l'incredibile ponte di 24 km che collega le due isole principali della Danimarca, Siælland, dove si trova Copenhagen, e Fyn, l'isola di Odense: un emozionante capolavoro di ingegneria, almeno tanto quello che avevamo affrontato all'andata fra Copenhagen e Malmö.

Il ponte di 24 km fra Siælland e Fyn, in Danimarca

Verso le dieci di sera siamo alle porte di Monaco di Baviera: 1.200 chilometri in nove ore, con solo un po' di fiocchi di neve fra Hannover e Kassel.
Un motel lungo l'autostrada, altri quattrocento chilometri scarsi il 6 gennaio fra le nevi che ricoprono la Baviera e l'Austria, ed eccoci a rivarcare a rovescio la frontiera al Brennero con un bel sole... Parcheggerò domani pomeriggio a casa con più di 5.600 chilometri alle spalle.

Ora, mi rimane un ultimo interrogativo, che poi mi faccio ogni volta che torno da una maratona europea del genere: com'è che ho guidato per oltre cinquemila chilometri, attraverso quattro Paesi, su autostrade completamente gratuite (con l'unica eccezione della solita vignetta in Austria), senza comunque mai incontrare un casello, una coda, dei lavori in corso più lunghi di un paio di chilometri (e comunque potrei contarli sulle dita di una mano), viaggiando in Germania per lunghi tratti alla media di 180 km/h in mezzo a un traffico rado e regolare, attraversando in ora di punta e di giorno feriale città come Amburgo in quindici minuti, Stoccolma in venti, Monaco di Baviera in altri venti, uscendo alle dieci di giovedì mattina dal centro di Copenhagen in dieci minuti e ritovandomi direttamente in autostrada, senza dover mai fare in dieci giorni una frenata brusca, una manovra di emergenza per evitare un imbecille, senza che nessuno mi abbia mai fatto i fari, senza che nessuno mi si sia mai incollato al culo come un deficiente, senza trovare un autogrill con i cessi meno che brillanti, self-service e tavole calde per sedersi, distributori con l'acqua calda per pulire i vetri, senza aver mai visto qualcuno infrangere i limiti di velocità - con oltre tremila chilometri di Germania dove il traffico medio in terza corsia viaggia a duecento ed in seconda a centosessanta...?
E com'è che appena varcata la frontiera, dopo aver pagato il mio pedaggio autostradale, ho beccato subito dei lavori in corso che ricordo esserci da un bel po', mi sono fermato al primo autogrill ed ho trovato dei cessi di cessi, ho mangiato un panino orrendo senza potermi sedere, ho litigato subito con tre o quattro cerebrolesi con le loro Golf, Audi, Cayenne, Mercedesturbominchia?

Ma, soprattutto, com'è che l'ultima volta che ho attraversato la tangenziale di Milano ci ho messo DUE ore per fare trenta chilometri?
01.05 del 07 Gennaio 2006  
 
1 commento pubblicato
vORREI AVERE 20 ANNI DI MENO E VENTI CHILI DI MENO PER VIAGGIARE CON TE...
SEI UN ARTISTA DEL VIAGGIARE, UN ESPLORATORE DI ALTRI TEMPI. ANCHE IO HO FATTO DEI BEI VIAGGI AI MIEI TEMPI, MA NON ERA CERTO L'EPOCA DEL REPORTAGE ON LINE...VUOL DIRE CHE I MIEI RICORDI DI VIAGGIO LI RACCONTERò AI MIEI NIPOTI. MI DISPIACE CHE I MIEI FIGLI FANNO PARTE DI QUEI RAGAZZI TUTTO VALTOUR E CLUB MED...NON SANNO COSA SI PERDONO. FRA DUE ANNI ANDRò IN PENSIONE E SE DIO VUOLE RICOMINCERò A VIAGGIARE COME AI VECCHI TEMPI FINCHè AVRò FORZA, PERCHè IL VIAGGIO è IL MEZZO PER NON APPARTENERE PI?ô A NESSUNA RAZZA SE NON A QUELLA UMANA, COME DICEVA EINSTEIN...
BUON VIAGGIO RAGAZZO!!
L'ha detto ANTONIA, 29 giugno 2007 alle 11.38


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