Orizzontintorno Carlo Paschetto
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16 I am a dream
GEN Mumble mumble
E' che io voglio salire l'Everest. Ora, lo so che sono noioso. Ma vi spiego: ci sono quasi nato con questo sogno che mi martella in testa. E non è che debba per forza salirlo, l'Everest. Potrebbe essere anche, che so, lo Shisha Pangma. O il Gasherbrum II. O il solito Cho Oyu. Insomma, io voglio il mio 8000 e certo fosse mai l'Everest avrei anche fatto scopa. Ma diciamocelo: avendo salito il Cho Oyu, volete che a quel punto non ci provi davvero con l'Everest?
Sta di fatto che non è tanto una questione di Everest o meno. Ce ne sono decine, prima, che vorrei salire. Devo farvi l'elenco? Detto ovviamente delle Seven Summit, ci sarebbe anche il Muztagh Ata. E l'Illimani. E l'Alpmaio. Ma anche, perché no, il Chimborazo, il Pumori, le cinque cime dello Snow Leopard, l'Eiger, una trentina di 4000 che ho nel cassetto da una vita.
E' che io ci sono cresciuto con il sogno dell'Everest e non lo mollo, no. Lo tengo con i denti, credetemi. E se non saranno ottomila, potete scommetterci che mi ci avvicinerò parecchio.

E' che io voglio attraversare l'Africa, da una vita. O meglio, volevo attraversare l'Asia, l'Africa, e l'Antartide.
Intanto, con l'Asia sono a posto. Oddio, a ben vedere ho ancora un piccolo progettino nel cassetto, che tengo di scorta, fra Peshawar, Kabul e Dushambe: Kyber Pass, Irkeshtan Pass, Kunjerab Pass, uno dietro l'altro. E tutto sommato è un sogno molto più dietro l'angolo di quanto crediate.

L'Antartide può aspettare, per ora. E' quasi un progetto da pensione.
Ma l'Africa, l'Africa no. L'Africa ce l'ho dentro da quando ho imparato a sognare in orizzontale. Servono altri sei mesi, forse solo quattro. Si troveranno, non sarà mai questo un problema.
Ho la rotta stampata in testa, ho la musica che mi accompagna nelle orecchie, ho lo zaino pronto sulle spalle: il quadro astrale arriverà, come è stato per l'Asia. Potete scommetterci: prima o poi vi bloggo l'overland in Africa.

E' che io sono i miei sogni, o non sarei qui a parlarvene. Io sono sempre stato i miei sogni e i miei sogni sono sempre stati gli stessi. Li avevo a quindici anni, li avevo a venti. E poi a trenta. E hanno doppiato i quaranta. E non crediate, la lista è sempre lunga, ma ho tirato molte righe nel frattempo, almeno tante quante ne ho aggiunte di nuove.
Certo, ho un figlio. Certo, ho famiglia. Certo, ho un mutuo, una casa, un lavoro. E dunque? C'è spazio per tutto dentro questa testa, vi assicuro. E fiato a sufficienza in questi polmoni. E resistenza quanto basta in questo cuore. E continuerà ad esserci tutto questo, per molto tempo a venire, o non sarò più io.

Io, che mi ci addormento da sempre con i miei sogni. Sera dopo sera, mese dopo mese, anno dopo anno. Beh, a volte sogno altro, che domande. Ma è per farvi capire. Intendo, I mean: non è una metafora. Io vado a letto, chiudo gli occhi e vedo la linea di salita che dal campo avanzato del ghiacciaio orientale di Rongphu sale al Colle Nord, per proseguire poi lungo la cresta nord, fino al primo step, e poi al secondo, oltre il terzo, fino in vetta. Vedo il canale del couloir Norton incidere la parete nord alla mia destra e, una volta sbucato in cresta, ormai sopra agli ottomila, la parete del Kangchung precipitare ad est, alla mia sinistra, in un oceano di ghiaccio e seracchi, verso la valle di Karta, quattromila metri più in basso. Ci credereste? Sento il rumore dei miei ramponi mordere il ghiaccio e l'odore del vento in quota e l'aria sottile che mi colpisce la pelle del volto, e me la trafigge come punte di spillo.

Lo studio da quasi trent'anni, l'Everest. Quasi come ne conoscessi ogni sasso - e ce l'ho un sasso dell'Everest, fra i miei scaffali, raccolto quattro anni fa a Rongphu - ed ogni volto che è stato lassù, ogni impronta lasciata, ogni respiro in aria sottile. Gli uomini, i sassi, la storia, la geografia, il clima, l'orografia.
Ché salire dal Colle Sud non è come la via dal Colle Nord. Ché L'Hillary Step non è uno scherzo e le cornici terminali fanno paura. Ché dall'anticima sud ti tocca ridiscendere, e poi risalire. Ché la ovest è interminabile e dura, davvero dura. E non parliamo poi delle vie di parete.

Ne faccio quarantuno fra qualche giorno. E io ci credo che sono nell'età dell'oro. Credo nei miei sogni perché io sono quei sogni.
Ma, mi guardo in giro e vi chiedo: com'è che sono rimasto solo?
01.34 del 16 Gennaio 2006  
 
4 commenti pubblicati
no, caro Carlo, non sei rimasto solo! Anch'io ho un sasso, che ho raccolto a fine anno 2005 al campo 2 dell'Aconcagua (circa 6000 m). E' un sasso piccolo piccolo; per problemi di peso, certo, ma soprattutto perchè è inversamente proporzionale all'importanza - morale, e solo per me - che ricopre nel mio immaginario. Proprio come il "tuo" sasso dell'Everest. E come i tuoi sogni. Che sono i sogni anche miei e di tanti altri. La fantasia al potere? Sì, la fantasia di sognare e di non morire, intellettivamente parlando.
L'ha detto mauro mazzetti, 16 gennaio 2006 alle 13.30
... Carlo, sai bene come io ami il mare, quello blu profondo, come tu ami le vette più alte... i miei sogni sono a testa in giù.. i miei sassi a volte sono conchiglie!
Anche per me è così, finche avrò fiato nei polmoni (e bombole piene d'aria da cui respirare) non smetterò mai di sognare e di cercare una nuova discesa, e magari un giorno trovero il mio piccolo relitto inesplorato...

NO, Carlo, non sei rimasto solo.
L'ha detto Massimo, 17 gennaio 2006 alle 15.36
Non sei da solo Carlo.... semplicemente c'è che chi non sogna non riesce a starti dietro.
Chi invece è in grado di sognare, sente il tuo stesso ardore, la tua stessa passione, e il tuo stesso desiderio pulsare nelle vene.
L'ha detto Sere, 20 gennaio 2006 alle 00.03
Mh. un allarme mi diceva che facevi gli anni. BOh. Forse ho avuto le traveggole..si eh? Boh. TI faccio gli auguri per cosa non so ma ci penso e poi ti dico ok? :-)
Sgru
L'ha detto Antonella, 20 gennaio 2006 alle 01.30


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