Mi ritrovo davanti ad un foglio bianco.
Scriva qualcosa. Quello che vuole, non è importante.
Lei ha viaggiato tanto, può ad esempio scrivere qualcosa
dei suoi viaggi. Diciamo non più di venti righe.
Ci vediamo fra qualche minuto.
Rimango a fissare il foglio bianco. Devo scrivere qualcosa,
ora. Non ho tempo per pensare. E scrivo.
Io sono un punto che si muove nel continuum. Sono il
mio passato che si allontana davanti a me, immagini che
vedo via via sfocarsi. Sono il mio fututo, che mi arriva
alle spalle e del quale non so nulla.
Nel mio passato che si allontana vedo l'immagine del campo
base dell'Everest, e i ghiacciai di Rongphu scintillare
nel sole e scomparire nella nebbia del monsone. Vedo gli
infiniti ghiaioni del Qomolongma innalzarsi verso il cielo
e perdersi nell'aria sottile degli ottomila metri.
Nel mio fututo non posso vedere nulla. Ma so che è
là che tornerò. |