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05 Relativismo interculturale 'sta cippa
FEB Prima pagina
Per una volta, dé─˘istinto, mi sono levato anche io il cappello dopo aver letto il post del Neri. Avevo già letto quello precedente di Lia e, pur apprezzandola da tempo, in questo caso il suo ragionamento mi aveva lasciato con qualche perplessità.
Il commento di Blu mi è poi sembrato equilibrato e tutto sommato mi sono rimesso il cappello in testa, pur continuando sostanzialmente a condividere il ragionamento del Neri. E infine, sempre nei commenti e subito dopo quello di Blu, mi sono letto la replica di Lia.

Il dibattito è ad un livello decisamente molto pi¨ interessante ed elevato di tante sciocchezze che ho letto e sentito in giro sul tema delle vignette danesi, ma qualcosa continua a stonare nella mia testa.

Il fatto è che a me, credente, a ben vedere il titolo del post del Neri dà fastidio. Già però esagererei dicendo che mi irrita. Il Neri è in casa sua, lé─˘opinione è sua ed è legittima indipendentemente dal fatto che il suo non credere urti palesemente il mio credere.
Io non mi sento offeso dal suo titolo, né mi sento indignato. Al massimo ritengo - e mi ricollego al commento di Blu - che manchi di rispetto alle mie convinzioni.

Bene: diciamo che allora magari, per ripicca, non lo leggo per una settimana. Oppure non lo leggo pi¨, vaé─˘. Magari se lo incontro per strada gli tengo anche un poé─˘ il muso o mi giro dallé─˘altra parte. Forse potrei arrivare a fargli una pernacchia e a scrivere su Orizzontintorno che Neri partecipa alle messe sataniche.
Certo non mi metto a spammargli il blog per vendetta. Né gli brucio lé─˘auto, per dire. Né gli sfondo la mailbox con lettere di minacce, né gli faccio recapitare a casa in omaggio un Vaio* imbottito di esplosivo.

Sono assolutamente dé─˘accordo sul fatto che la comunicazione interculturale richieda una soglia di attenzione assai elevata, come sostiene Lia nel suo post. Ma il punto è che lé─˘umanità intera dovrebbe confrontarsi utilizzando una metrica che perlomeno non preveda una reazione violenta ad uné─˘offesa non violenta, ancorché magari palesemente stupida (e se ne può discutere). Non cé─˘entra un tubo il rispetto della sensibilità del mondo islamico al tema religioso con i pacchi bomba alla redazione del giornale, le ambasciate bruciate, le folle in piazza. Nessuno, da queste parti, mi sembra abbia in mente di andare a prendere a sassate lé─˘ambasciata iraniana o si metterebbe a danzare sulle ceneri della bandiera saudita se un giornale di Ryadh pubblicasse una vignetta del Papa nudo. E dubito che il Vaticano, peraltro, aizzerebbe le guardie svizzere contro gli immigrati.

Eccheccazzo, non può sempre essere tutto relativo sotto al titolo di é─˙Interculturaé─¨.

[commento lasciato su Macchianera al post di Gianluca Neri - sotto al mio commento trovate anche la replica di Lia]

Nota: sul tema trovate spunti molto interessanti anche in alcuni post di Luca Sofri sul suo Wittgenstein (ad esempio, qui, qui, qui e qui) e su Freddie Nietzsche di Matteo Bordone, che commenta così e così.

Update del 6/2/05: avevo rimesso ulteriormente in discussione la mia posizione dopo aver letto altri commenti interessanti in risposta al mio. Poi, questa mattina, mi sono di nuovo levato il cappello grazie a Babsi Jones. Appunto: relativismo interculturale 'sta cippa...

*Il Sony Vaio è uno dei giocattolini preferiti del papà di Macchianera.

16.09 del 05 Febbraio 2006  
 
1 commento pubblicato
Dovrei postare a pari livello, ma mi limito a commentare. La mia posizione Ŕ questa: prima ancora del colore, della religione, dell'altezza, della magrezza, della bandiera e della lingua ci sono persone, fatte di occhi, bocche, braccia, gambe, un cervello. Essenzialmente, un cervello, il resto pu˛ anche venir meno, e lo sappiamo. Un cervello deve dire che esistono dei limiti. Non c'Ŕ una regola per definirli, questi limiti, in modo universale, ma ognuno di noi sa che ci sono dei limiti. Chi non ne ha Ŕ una bestia, ma anche le bestie ne hanno, di limiti. Il limite universale dovrebbe essere il rispetto. Offendere per offendere non Ŕ politica. La politica dovrebbe essere "decidere" per costruire, non "parlare" per demolire. Vero Ŕ che il mondo Ŕ un po' piccolo per starci tutti bene, ma i singoli pezzi del puzzle sono troppo interconnessi per consentire mors tua vita mea. Non Ŕ inter-milan, questo, e non c'Ŕ un bello e un brutto. Esistono, invece, le offese.
L'ha detto Emanuela, 6 febbraio 2006 alle 12.23


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