Impiego tempo a ritrovare il mio passo e ciò che
è certo è che ce ne vorrà molto altro
ed altro ancora. Ma da qualche parte si deve ricominciare,
sempre.
Così salgo, di nuovo, dopo quasi un anno. Faccio
fatica, molta. Devo rimettere in circolazione il sangue,
sentirlo scorrere dentro di me, sentire i polmoni che all'inizio
si contraggono e fanno fatica, i muscoli - durissimi - sciogliersi
a poco a poco. Devo imparare di nuovo a riconoscere il rumore
della neve sotto i ramponi e ricordarmi i miei passi, il
mio ritmo, il mio respiro che parte affannoso, ma che dopo
un po' torna regolare, come sa essere e come io conosco,
via via che l'aria si fa più sottile.
Salgo, un passo alla volta. Non è una gran salita,
anzi. E' quasi un gioco per principianti, ma in questo momento
è come se lo fossi di nuovo, un principiante. Salgo
e la mia testa, poco a poco, si svuota. Dimentica la salita,
dimentica la fatica, dimentica ciò che lascio a valle
e si concentra solo sulla neve: bella, compatta, farinosa.
Il mio elemento.
Non affondo. Salgo regolare, lascio il bosco alle spalle
ed il suo silenzio infinito, e taglio i pendii in alto,
seguendo la traccia davanti a me. Roberto e Giorgio sono
avanti, li lascio andare. Per un po' li seguo con lo sguardo,
poi torno a me stesso. Non ho fretta. Voglio solo ritrovare
il mio passo. Voglio solo ritrovare il mio respiro, uscire
dall'apnea. Voglio ritrovarmi dentro. Voglio tornare a conoscermi.
Voglio ricominciare dall'inizio.
Sosta. Un poco. Fa freddo. Respiro a fondo, mi guardo intorno,
mi appoggio sui bastoncini. Bevo un po'. Do un'occhiata
all'altimetro. Poi, riprendo.
L'orizzonte si allarga sempre più attorno a me. E'
una bella giornata, la neve scintilla. Vedo, in alto, la
croce sulla cima, controsole. Ancora qualche centinaio di
metri. Ora so che arriverò su.
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Sulla cima
del Resegone
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Il panorama
su Lecco e sulla Pianura Padana dal Resegone
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Le Grigne
dalla vetta del Resegone
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Sulla cima
del Resegone, guardando verso il Bernina
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L'elisoccorso
in azione. A qualcuno non è andata bene...
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Roberto Solari
e Giorgio Galli in vetta al Resegone
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Sono io,
ora.
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Sì, non è una gran cosa, affatto. Lo so. Ma
è un punto di ripartenza. Il mio.
"Io sono come un moto perpetuo che possiede un suo ritmo,
che lo deve trovare in se stesso, di giorno, di notte, dall'alba
al tramonto, e poi di nuovo di notte. Sono venuto non so da
dove, né so dove andrò, anche se l'aspetto cambia.
Il luogo e la via per arrivarvi passa per 'plebe', il nodo
senza fine" |