A dire il vero, io ero in partenza per il Monte Bianco.
Ma Virginio mi fa: "Zermatt. Andiamo a fare lo Stockhorn
ed il Rothorn". Ecco, non è che proprio
sprizzassi di entusiasmo consultando l'Eidgenössischen
Institut für Schnee- und Lawinenforschung in Davos,
che poi altro non è che il bollettino emesso dalla
stazione di Davos dell'istituto meteorologico svizzero,
o giù di lì. Le previsioni del giovedì
sera su venerdì davano -15° al Kleine Matterhorn
e -10° al Rothorn, ma tuttavia erano discrete, al massimo
qualche raro fiocco di neve con cielo in gran parte soleggiato.
Insomma, se devi salire a quota quattromila per infognarti
in qualche vallone di neve fresca, ecco, al meteo un'occhiata
val sempre la pena darla...
Così è venerdì mattina ed io non credo
quasi ai miei occhi. Anche perché l'appuntamento
alla biglietteria di Cervinia alle otto e trenta mi ha stroncato
ed io sto ancora dormendo appoggiato ai bastoncini mentre
saliamo verso Plateau con la funivia. C'è anche che
io detesto Cervinia, non fosse che stiamo scollinando per
andare a Zermatt e capìtemi: è una giornata
da piangere. Mi arriva un sms di Francesco, che questa volta
è rimasto a casa: "Bella giornata?"
Ecco, è che non mi funziona più la macchina
fotografica sul cellulare, così non posso rispondergli
direttamente in questo modo:
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Cervino, Dent
Blanche e Gabelhorn dalla Gobba di Rollin
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Ora, a questo punto non è che io abbia molto altro
da dire di questa giornata. Potrei aggiungere che sì,
faceva un po' freddo, ma -15° era francamente una previsione
esagerata e l'aria era peraltro completamente immobile.
Potrei dirvi che la neve era spettacolare, farinosa, perfetta
dai quasi quattromila della Gobba di Rollin ai millesei di
Zermatt ed ai duemila di Cervinia sull'altro versante, dalle
nove del mattino alle cinque del pomeriggio. Perché
solo alle cinque del pomeriggio ci siamo infine tolti gli
sci e gambe, credetemi, non ce n'erano proprio più,
né per me né per Roberto. Solo
Virginio ha buttato lì un "risaliamo ancora?",
al quale Roberto ha risposto con una specie di rantolo soffocato.
Potrei anche dirvi che l'ultima tratta della funivia dello
Stockhorn era chiusa, chissà poi perché, e quindi
dalla stazione intermedia sopra al Gornergrat siamo dovuti
ridiscendere a valle, saltando peraltro anche il Rothorn perché
in ritardo sulla tabella di marcia. Del resto, ad occhio cinquanta
chilometri di discesa li abbiamo concatenati tutti lo stesso
e con una giornata del genere non penserete mica che io potessi
esimermi dal fermarmi ogni tre per due a scattare fotografie?
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Il titolare
qui, al Gornergrat
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Roberto sui
pendii dello Stockhorn
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Salendo al
Gornergrat con il trenino da Zermatt
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Ecco, non so proprio che dire di una giornata così,
io, tranne metterci qualche immagine. Per esempio, il solito
Cervino, che poi si chiama Matterhorn in tutto il resto del
mondo, fotografato da ogni angolo:
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La parete
est del Cervino
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La cresta
dello Hörnli, che divide la parete est dalla
nord
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Il Cervino
da Zermatt, l'immagine conosciuta in tutto il mondo
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Non so se si nota: non c'è proprio una nuvola nel raggio
di centinaia di chilometri, non una, niente, nulla, il cielo
è *blu*, ma proprio blu eh, non turchesino, non celestino,
non grigio perla, no no, *blu*. E così io scatto, scatto
e scatto. A raffica. Con buona pace dei miei due soci che
stanno sempre un po' più a valle ad aspettarmi.
Solo nel tardo pomeriggio, mentre scendiamo a valle, sale
una leggera foschia sull'orizzonte. E meno male, perché
quasi queste foto blu iniziavano ad annoiarmi!...
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Il Monte Bianco
all'orizzonte... la prossima settimana?
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Le Grandes
Murailles e la Dent d'Herens
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Adesso ci lavoro un po' su e nel giro di qualche giorno monto
un paio di panoramiche ad almeno 180° da mettere qua dentro.
Certo, a questo punto un pensierino al Monte Bianco per la
prossima settimana ci sta proprio tutto... Si parte per Chamonix?
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