Orizzontintorno Carlo Paschetto
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28 Ireland/3
APR Travel Log: Ireland
Io ve lo dico: a me Belfast è piaciuta più di Dublino. No, piaciuta non è il termine esatto... ecco, diciamo che se avessi due giorni in Irlanda non li spenderei a Dublino, ma a Belfast.
Belfast oggi non è Belfast ieri: vero, immagino. Non è nemmeno Beirut e non è Sarajevo: non ci sono i buchi nei palazzi e nelle case, e la città a prima vista ti sembra magari anche meno sofferente. Certo non è San Sebastian, peraltro non è nemmeno Lefkosia, né Berlino, e comunque a Berlino di muro non ce n'è rimasto davvero più.

Non te lo so spiegare, ma Belfast è un po' di tutto questo. Se ci fai appena caso, puoi avvertire l'aria di Sarajevo e la vita di San Sebastian, puoi vedere il filo spinato di Berlino, il muro dipinto di Lefkosia e le ferite di Beirut.
C'è una via a Belfast West, Beechmount avenue, che gli abitanti del quartiere hanno ribattezzato RPG avenue, e già dovrebbe bastarti questo. C'è un piccolo frammento di muro a lato della Divis Tower, dove iniziano i Falls, che si infila nei vicoli fra le casette popolari a schiera di mattoni rossi. Fai quasi fatica a notarlo ed è sormontato da rotoli di filo spinato. Tutto attorno decine di telecamere ti stanno spiando, ancora.

Perché tu puoi anche arrivare in centro a Belfast e parcheggiare la macchina a fianco del City Hall: lì a due passi ti accoglieranno i nuovi grattacieli di Great Victoria street e i caffè eleganti del centro. Ma se metti piede a Belfast West (e se magari ti è capitato di vedere, che so, In the name of the father, o Grazie signora Thatcher, che con Belfast non c'entra nulla, ma che in quei vicoli fra le casette ti ci ha portato eccome...), se metti piede a Belfast West, dicevo, superando la barriera di telecamere più o meno evidenti piazzate nei pressi della Peace Line, ecco, i proiettili di gomma ti sembra di sentirli ancora fischiare e l'aria forse odora ancora un po' di lacrimogeni.
E allora Belfast magari non è come Sarajevo, ma ti viene lo stesso da camminare piano e sostare in silenzio davanti a quei muri ricoperti di graffiti.

Poi puoi anche tornare in centro a prenderti un caffè, tranquillamente. Oggi.

Belfast, City Hall
Great Victoria street
Belfast West, The Falls

I graffiti di Belfast West. Potresti farci un album, e forse qualcuno lo ha fatto davvero. Perché diciamolo, i graffiti di Belfast West sono uno dei motivi per cui un piede qui vieni a mettercelo. E' che, a pensarci, i graffiti di Belfast West fanno un po' paura. Ricordo di aver letto che fino a non molto tempo fa si diceva che in ogni casa di Belfast West ci fosse un deposito d'armi. E a guardarti in giro non ti viene da prenderla troppo come una bufala.

Belfast West

Insomma: lasciamo Belfast per tornare a Dublino e, per quanto mi riguarda, la lascio malvolentieri. Avrei voluto passare almeno una serata in qualcuno di questi pub a sentir parlare questa gente. A guardare i giovani dietro alle loro birre.
E a proposito di birre: qua la Guinness non è che se la filino poi così tanto. A me la offrono sempre per ultima e inizio quasi ad avere il sospetto che sia un po' un mito solo per i turisti. Magari mi sbaglio. E magari mi sbaglio anche dicendo che a me la Guinness locale sembra più buona di quella imbottigliata per il nostro mercato. Mah.

Lasciamo definitivamente Dublino e andiamo a farci un po' di Irlanda vera, di quella stragettonata verde Irlanda di cui tutti parlano e che pare essere il paradiso terrestre.
Diciamolo subito: confermiamo tutto. L'Irlanda è verde, non c'è dubbio. Tipo, prendi un bidone di vernice verde e rovescialo un po' tutto attorno, butta qua e là un po' di mucche e pecore a grappoli ed ecco che hai fatto l'Irlanda. Insomma, così:

Somewhere in Ireland...

Particolare assai gradito ed inatteso, come potete notare, il sole: un sole caldo, che ci accompagna per tutto il giorno e ci regala una luce stupenda. Questo no, non ce lo aspettavamo proprio. Evviva l'Irlanda!

In Irlanda tutti i paesi sono uguali. Cioè, tutte le strade ti portano nel centro dei paesi, e nel centro dei paesi ci sono le casette colorate ed i pub. Nei pub si beve la birra. Poca Guinness, come detto. Poi, per esempio a Kilkenny mica si beve Kilkenny: no, a Kilkenny si beve Smithwicks's, che fra l'altro è molto più buona.

Irlanda on the road...
Pub irlandesi, quelli veri...
Fuori dai pub irlandesi, le taniche di birra svuotate...

Viaggiamo verso ovest, verso l'Atlantico. Rapide soste, per l'appunto, a Kilkenny per vedere quello che a quanto pare è uno dei castelli più belli d'Irlanda (Leonardo ha apprezzato molto il parco) e a Rock of Cashel, un bel mucchio di rovine molto in voga. Peraltro, l'Irlanda è piena di rovine molto meno in voga e assai più suggestive, anche perché a Rock of Cashel, gente, parcheggi e negozi di souvenir a parte, stanno facendo qualche lavoro di lifting e le rovine sono in parte avvolte da dei gran bei teloni (ovviamente) verdi.

Il castello di Kilkenney
Leonardo e la mamma nel parco del castello
Rock of Cashel
In giro attorno al Rock of Cashel

Stasera pernottiamo ad Ennis. Domani rotta verso Galway. Alle spalle, fra ieri ed oggi, già seicento buoni chilometri di verde Irlanda. Insomma, anche in formazione a tre manteniamo quasi la nostra abituale media.
Oddio, a dirvela tutta proprio contentissimo Leonardo ieri non è stato e non è che abbia molto apprezzato Belfast. Meglio oggi: tanti prati, tante mucche, tanti rametti da raccogliere.
Domani chissà: intanto andiamo a vedere il mare...
03.08 del 28 Aprile 2006  
 
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