Se c'è una cosa che detesto degli inglesi - pardon,
degli irlandesi (!) - sono le stanze da bagno. Nel merito,
quelle delle camere degli alberghi.
Ora: passi che non ci sia mai lo spazzolone per il cesso;
passi che, come risaputo, il bidét "questo sconosciuto";
insomma, va bene tutto. Ma: possibile che nel XXI secolo,
in uno dei paesi più informatizzati del mondo, tutti
- e dico *tutti* - i lavandini abbiano ancora i due rubinetti
separati, per cui se apri quello dell'acqua calda vieni
investito da un getto geyser a seimila gradi che ti lessa
immediatamente le mani, e se apri quello della fredda è
come infilare le mani nella neve a quota ottomila?
Com'è che 'sta gente ha colonizzato il nuovo mondo
e nonostante ciò, dopo ventimila anni di evoluzione
del genere umano, ancora ti costringe a lavarti la faccia
(per non parlare dei denti...) riempiendo il lavabo e risciacquandoti
con l'acquetta sporca come si usa tuttora nelle valli tibetane
prive di acqua corrente?
E poi, vogliamo sdoganare un bel luogo comune? Sappiate
che quassù, patria degli U2, di questi tempi è
impossibile non ascoltare almeno dieci volte al giorno la
nuova versione di One, riarrangiata da Bono con Mary
J. Blige. Fra una passata e l'altra, tanto per gradire,
qualche altra canzone della band irlandese. E va bene che
gli U2 sono sempre uno dei miei gruppi preferiti, ma è
come se le radio italiane bombardassero solo, che so, con
Vasco a raffica. Quando si esagera si esagera :-)
Insomma, la nostra settimana irlandese mordi e fuggi entra
così nelle sue battute conclusive, fra quattro invocazioni
mattutine al santo protettore dei miscelatori e il ritornello
di One che non ti molla un attimo.
Ed è così che viaggiando da Ennis verso Galway
ci battiamo passo a passo la regione del Burren che, segnate,
merita di piantarci la tenda e ritirarcisi in eremitaggio
per qualche giorno. Naturalmente, qualunque tour del Burren
non può che iniziare affacciandosi sull'Oceano Atlantico
dalle Cliffs of Moher.
Certo, non sono le Cliffs of Moher il luogo migliore dove
arrivare in pieno mezzogiorno e sperare di tirar fuori qualche
scatto decente. Non so se avete presente, controsole pieno
verso scogliere nere: ecco, appunto...
Peraltro, per gustarvi un minimo il panorama e l'atmosfera
che ci sono quassù dovete fare un passo in più
del consentito, scavalcando la nuova recinzione, ignorando
i cartelli di divieto e avventurandovi lungo il vecchio sentierino
che passa proprio sul bordo delle scogliere. Naturalmente
(anche) noi lo abbiamo fatto, altrimenti le foto qua sopra
ce le saremmo solo potute sognare.
I duecento metri di salto verticale sotto ai piedi fanno piuttosto
impressione. Fanno ancora più impressione le carovane
di turisti e le due gru da competizione che stanno sbancando
il terreno circostante per costruire il nuovo megacomprensorio
turistico sotterraneo, del quale per inciso la recinzione
di cui sopra ed i cartelli di divieto sono i primi assaggi.
E non aggiungo altro.
Al di là delle "ovvie" Cliffs of Moher, il
Burren è tutto davvero bello. Noi, perlomeno, ci perdiamo
l'intera giornata macinando anche un bel po' di chilometri.
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Il dolmen
di Poulnabrone
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The Burren,
il caratteristico terreno roccioso
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The Burren,
lungo la costa
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Inland
the Burren
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The Burren
on the road...
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A Galway arriviamo solo a sera, giusto in tempo per sedersi
a mangiare qualcosa nel (triste) ristorante dell'albergo.
E considerato che il mattino seguente ci aspettano una sveglia
impegnativa ed il tour de force Connemara + rientro a Dublino,
va da sé che Galway la vediamo solo dai finestrini
dell'auto.
Il nostro ultimo giorno di viaggio ci vede dunque impegnati
in una vera e propria maratona, con qualche preoccupazione
per come possa uscirne Leonardo. Il nostro piccolo globetrotter
si dimostra però, come sempre, una roccia e si spara
questi 450 km finali di statali irlandesi, da una costa all'altra,
come nulla fosse. Naturalmente, in cambio dobbiamo concedergli
una sosta di una mezz'ora su una spiaggia del Connemara a
raccogliere conchiglie e legnetti, ed un lauto pranzo a Roundstone
a base di bastoncini di pesce.
Partiamo dunque da Galway di buon ora e viaggiamo inizialmente
verso ovest per affrontare il giro del Connemara. La regione
è sì bella, ma tutto sommato al di sotto delle
aspettative, soprattutto al confronto del Burren e in considerazione
del fatto che viene dipinta come una delle mete più
meritevoli.
Attraversiamo dapprima l'interno della regione lungo la Lough
Inagh Valley, che viene dipinta dalla Lonely Planet come uno
dei panorami più scenic dell'Irlanda. A me,
per dire, ricorda un po' la Scozia e alcuni tratti di Scandinavia.
Insomma, un po' deja vu. Comunque piacevole anzichenò.
Davvero di rilievo c'è che il Connemara, in questa
stagione, è interamente fiorito di giallo...
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Connemara,
Lough Inagh Valley
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Kylemore Abbey
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...il Connemara
è interamente fiorito di giallo...
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La giornata è partita con un cielo bigio, il che in
fondo dà un po' di colorito irlandese a questa Irlanda
fino ad oggi in gran parte soleggiata. Ma a mezzogiorno il
cielo si apre di nuovo completamente e chiudiamo così
con un gran bel sole caldo il nostro giro del Connemara, dopo
la citata sosta pranzo a Roundstone, piacevole villaggio di
pescatori sulla "riviera" irlandese.
Come d'abitudine, torniamo a casa anche con un bel po' di
conchiglie oceaniche rubate alla bassa marea...
Sono passate le cinque del pomeriggio quando ripassiamo da
Galway. Dobbiamo ancora attraversare tutta l'Irlanda e tornare
a Dublino: ci aspettano altri 220 km, quasi tutti in statale.
Leonardo dorme dietro nel suo seggiolino. Una rapidissima
sosta al drive-in del McDonald's di Galway per far rifornimento
di caffè senza nemmeno scendere dall'auto e via, di
corsa verso est.
Entriamo nella capitale prima delle otto di sera, giusto in
tempo per raggiungere il nostro albergo all'aeroporto prima
che Leonardo cominci a protestare per la fame. Alle spallle
quasi milletrecento chilometri di Irlanda in quattro giorni.
Non male, nemmeno questa volta. Anche in tre continuiamo a
difenderci.
L'unica cosa che non riportiamo a casa è una foto dei
pezzi. I pezzi sono i ruderi di torrioni e piccole
fortificazioni, ricoperte spesso di vegetazione, che costellano
un po' tutta l'Irlanda centrale. Almeno, noi li abbiamo ribattezzati
così.
Sta di fatto che abbiamo incrociato decine di pezzi
senza fermarci a fotografarne nemmeno uno, perché sapete
come vanno queste cose: questo non è bello, questo
è troppo lontano, questo non ha una bella luce e tanto
aspettiamo di vedere il prossimo. Ecco, a forza di aspettare
a vedere il prossimo, ad un certo punto non ne abbiamo visti
più. E quindi addio foto ai pezzi.
Così, sulla via del ritorno a Dublino, ho approfittato
della "sosta succo d'arancia" di Leonardo per scattare
questa. Che è un torrione qualunque, del tutto inutile,
preso in un posto assolutamente anonimo. Ma se lo immaginate
un po' rotto, in mezzo a un prato e ricoperto di rampicanti,
ecco, quello sarebbe un pezzo. Per questa volta, accontentatevi.
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Da qualche
parte in Irlanda, sulla via del ritorno...
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Noi questo pomeriggio siamo già rivolati a casa. Nei
prossimi giorni, con calma, i soliti aggiornamenti di rito
ad Orizzontintorno: la scheda del viaggio, le nuove pagine
nella sezione Viaggi Orizzontali, ecc.
Intanto, iniziamo a guardare davvero - ora sì - al
nostro prossimo Giappone.
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Nota: un grazie in particolare ad Antonella
per le preziose dritte che ci ha passato alla vigilia della
nostra partenza per l'Irlanda. |