Orizzontintorno Carlo Paschetto
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24 Libertà vigilata
LUG Diario
E va bene, correrò questo rischio, ma devo capire. Dico davvero. Magari qualcuno di voi può aiutarmi.
Càpita che da anni talvolta mi trasferica in quel dell'Elba, vuoi per andare a trovare il parentame (solito trasferirvisi per mesi intieri a godersi la meritata pensione), vuoi per lasciarci Leonardo a farsi un po' di mare con il suddetto parentame (alias i nonni), vuoi per andarmelo a riprendere, Leonardo, vuoi perché a me l'Elba piace, comunque.
I nonni (alias i miei), da un paio d'anni frequentano la piccola baietta di Ortano, che sarebbe anche un luogo carino e poco frequentato, con una piccola spiaggia di ciottoli, acqua verde trasparente e fondale che scende rapidamente: proprio come piace a me che, tutto sommato, sempre genovese sono.
Dicevo sarebbe perché in questo luogo, piuttosto nascosto e isolato, ovviamente hanno pensato bene di piazzarci un bel Venta Club: se siete frequentatori usuali di questo blog e di Orizzontintorno immagino non ci sia alcun bisogno di spiegarvi il mio rapporto esistenziale con Venta/Alpi/Med e qualsivoglia club analogo, nonché relativi pacchetti e proposte di vacanza.
Ma non è qui che vi condurrò: occhei, correrò anche il rischio di passare al solito per quello che se la tira, ma non vado certo ad infilarmici di mia sponte nell'arena per farmi infilzare dai milioni di patiti della settimana tutto compreso, compresa anche la gita in canoa di dieci minuti col salvagente e il trenino in discoteca. No, non è questo che mi turba.

Il fatto è che nel fine settimana appena trascoso ho avuto occasione di condividere il mio metro di spiaggetta con il popolo del Venta Club, e di poterlo dunque studiare da vicino. Che non si dica poi (anche) che sono prevenuto.

Così, mi appropinquo alla citata spiaggetta con il mio asciugamano e il libro di Mauro Corona sotto al braccio - ecco, potrei anche scrivere un post sul fatto che io, in spiaggia, porto esclusivamente libri che hanno a che fare con la montagna.
Considerati i quaranta all'ombra, decido di prendere la scorciatoia, ossia, ovviamente ed inevitabilmente, la stradina che attraversa il Venta Club. Davanti al cancello di ingresso vengo fermato da un energumeno tatuato, abbronzatissimo, con un bel paio di Ray-Ban a specchio e maglietta bianca Venta Club d'ordinanza, che mi intima Scusi, il suo braccialetto?
Non avendo la minima idea di che cosa stia blaterando, lo guardo un po' con espressione da palombo e timidamente abbozzo Ma guardi, veramente sto raggiungendo i miei che hanno una sdraio qui sulla spiaggia e mio figlio in ostaggio.
L'energumeno mi squadra, osserva schifato la mia pelle sul latteo andante e i miei quattro capelli bianchi, valuta palesemente che più o meno potrei anche essere suo padre (sob) e non un ragazzino che vuole andare a caccia di gnocca a scrocco nel suo club, e assume l'espressione di quello che evidentemente mi sta facendo un piacere: Va bene, passi pure.

Ed è così che, una volta in spiaggia, all'improvviso mi rendo conto di essere circondato da gente con il braccialetto.

Trattasi di strisciolina di plastica colorata, sigillata attorno al polso in modo che a meno di strapparla non sia possibile sfilarsela e che, evidentemente, identifica l'appartenenza al Club.

Ora, senza volermi addentrare nel significato filosofico del colore, per cui mi sovviene il dubbio che colori diversi identifichino caste differenti (tipo, io ce l'ho rosso e quindi ho pagato il giro in canoa, tu ce l'hai blu e quindi sei uno sfigato a mezza pensione, lui invece ce l'ha bianco e ha dunque pagato la suite imperiale con tre proibitissime bagnine minorenni che ufficialmente lavorano come interpreti), io, davvero, e credetemi, vi prego, non per snobbismo, ma realmente per curiosità antropologica, chiedo:

perché diavolo dovrei pagare (immagino) centinaia di euro per trascorrere una settimana all'Elba, nella baia di Ortano, che va bene è sì carina, ma che diamine, di spiagge così è piena l'Italia, condannato alla clausura in un triste ed anonimo Venta Club qualunque con campo da tennis, da calcetto e minidisco sulla spiaggetta, epperdipiù, che io sia un ragazzino di dieci anni, o un dirigente d'azienda di quaranta, o un pensionato di settanta essere comunque obbligato a portare al polso per tutta la settimana un braccialetto idiota, manco fossi un capo di bestiame, con il solo scopo di farmi identificare a vista come ospite del villaggio?
Se proprio devono, che mi chiedano di mostrargli la chiave della mia stanza come in tutti gli alberghi del mondo. O no?

Ecco, sapevo che non potevo trattenermi dal chiedervelo.
01.15 del 24 Luglio 2006  
 
5 commenti pubblicati
Carlo,
si tratta di una riserva protetta! Gli esemplari vengono raccolti, catalogati e marchiati per il riconoscimento.
Lo scopo principale e la riproduzione per il successivo re-inserimento in natura.
L'energumeno tatuato e abbronzato, che è quello che da l'imprinting agli esseri della riserva, si aspettava che tu lo riconoscessi come la sua mamma....
L'ha detto Massimo, 24 luglio 2006 alle 15.24
:-)
L'ha detto Carlo, 24 luglio 2006 alle 15.36
Oh-my-god
Spero che la mia amata spiaggetta siciliana sia anche quest'anno come al solito - densita' max 5-6 persone per 100m - meglio orsi che capi di bestiame ehehe ;)

(pero' ecco piu' in la' c'e'uno di questi clubettini... molti km piu' in la'...)
L'ha detto Lara, 24 luglio 2006 alle 18.55
ma tu hai presente come sono fatti questi villaggi? tutti insieme facciamo il trenino, impariamo la danza del qua qua, tutti "giovani", credo che il più vecchio avrà 30 anni, il loro braccialetto di riconoscimento lo porteranno a casa soddisfatti e come trofeo da far vedere agli amici........della serie: "che figo sono!" mi spiace solo per la tua spiaggia che non è più tranquilla!!
L'ha detto alessandra, 25 luglio 2006 alle 10.41
Ciao Carlo,
condivido con te l'incapacità di comprendere la bellezza del trenino in discoteca o del risveglio muscolare.
Tra poco parto per un giro da Torino a Sydney con autobus e treni; spero di non incocciare troppo in questa fauna. Si, faccio lo snob perchè in questo caso è d'uopo.
A risentirci.
Fabio
L'ha detto Fabio, 25 luglio 2006 alle 16.17


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