No, io non ve la racconto Tokyo. Provo a farvela vedere.
E mi spiace solo di non avervi potuto far vedere in passato,
allo stesso modo e tanto per rimanere in oriente, Bangkok
e Saigon, Kuala Lumpur e Pechino, Hong Kong e Delhi, così
poi mi potevate dire. Perché a Tokyo c'è tutto
questo, e anche di più. Solo che qui sorridono, a
Pechino no. Solo che qui il traffico si muove, a Bangkok
no. Solo che qui si respira, a Delhi no.
Ecco, per dirvi la verità non credo che Tokyo, comunque,
scalzerà Bangkok dalla testa della mia classifica
personale. Perché forse, ma solo forse e forse
solo per ora e a caldo, a Tokyo manca un'unica piccola cosa.
O meglio, c'è una cosa di troppo: che riesce
a farti a sentire a casa, come mai Bangkok riuscirà
a fare nemmeno se dovessi viverci per anni. Per uno zingaro
come me, forse questo è il solo ed unico elemento
di disturbo. Resta il fatto che amo già questa
città.
Sì, oggi sono un po' didascalico, è vero.
Ma venite ancora un po' in giro con noi per Tokyo, che tanto
è già manga di per sé...
Chilometri, chilometri, chilometri
a piedi (e passeggino) per vivere questa incredibile e straordinaria
città: da Shibuya ad Harajuku ed a Shinjuku, da Asakusa
a Ueno, da Ginza ad Akihabara, e poi metrò, e metrò,
e metrò, e treni, treni, treni, e ancora a piedi, di
negozio in negozio, di centro commerciale in centro commerciale,
di via in via, di locale in locale...
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Vetrine alla
moda per le Tokyo girls, Takeshita-dori, Tokyo
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Rush hour,
Shinjuku JR station
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Non è una città, sono mille città. A
Shibuya sono il rumore e la musica assordante dei mille centri
commerciali e gli infiniti e fantasmagorici colori degli adolescenti,
per cui ti senti vecchio anche se hai vent'anni; ad Asakusa
sono le piccole locande tradizionali e la teoria infinita
di negozi di ognicosa ed ognidove; a Ginza sono l'ordine degli
uffici e la quiete dei giardini imperiali; ad Harajuku è
l'incredibile mondo pop delle ragazzine manga, per cui ti
sembra di vivere dentro ad un fumetto; a Shinjuku sono la
moderna ed altissima skyline, e gli Starbucks, e le imitazioni
degli Starbucks, e il miliardo di insegne luminose, e la folla
che non puoi altro che sentirti a Tokyo, e i negozi eleganti;
a Ueno ti sembra di essere in Buenos Aires a Milano, non fosse
che i negozi sono aperti ventiquattr'ore filate, e ad Akihabara
ti compreresti tutto quello che il futuro giapponese è
già in grado di proporti oggi prima ancora che tu in
Europa possa immaginarlo...
Ne ho già almeno trecento sulla scheda di memoria,
il che a margine mi fa pensare che sia stato solo un bene
non avere una macchina digitale in passato. Del resto, se
non scatto qui in Giappone... :-)
Il programma definitivo per il resto del mese è quasi
a punto, ma ci stiamo ancora lavorando un po'. Cercheremo
di seguire una rotta un po' inconsueta che, pur toccando buona
parte delle mete classiche, lasci spazio anche a un Giappone
più tradizionale e meno turistico. Nota per Stefania:
ovviamente siamo sulle tracce che ci hai indicato.
Una considerazione davvero didascalica, questa sì:
solo cinque anni fa organizzare un viaggio del genere con
un bambino di due anni al seguito, improvvisandolo al momento,
su due piedi e in piena alta stagione, sarebbe stato probabilmente
quasi impensabile.
Non c'è nulla da fare: ogni anno che passa, Internet
stravolge sempre più il nostro modo di viaggiare. |