Orizzontintorno Carlo Paschetto
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14 Japan/4 - Heading for Fuji
AGO Travel Log: Japan
Sono certo che sul menù non c'era scritta la stessa cosa, ma nulla da fare: palline di gelato alla vaniglia, ancora. Però almeno questa volta ci siamo tolti le scarpe e non abbiamo cercato di fregare le pantofole ai camerieri. E poi non è proprio vero, dài, sto un po' romanzando: prima mi è arrivata un'interessante ciotola di pelle di maiale tagliata a striscioline. Pare sia un gustosissimo antipasto da innaffiare con birra giapponese.
Emanuela è stata più pragmatica: si è alzata, si è avvicinata al tavolo (tavolo?) a fianco al nostro, ha curiosato un po' nei piatti di una coppia allibita di giapponesi e ha indicato alla cameriera la ciotola più familiare. Io mi sarei anche catapultato dal ridere, ma stando seduti per terra c'è ben poco di che catapultarsi. E a pensarci, ma che ci trova questa gente nel mangiare, dormire e vivere per terra? Mah. A me viene solo un gran mal di schiena.

Leoanardo, supper in Japan

Comunque. Che debbo dirvi? Abbiamo lasciato Tokyo e siamo dunque a zonzo per il Giappone, ma io rimango monotematico. Sì, per carità, scatto anche in giro qua e là: panorami, per dire, tempietti e casette, particolari a caso, e qualcosina tutto sommato vi ho anche fatto vedere e ancora lo farò.
Come ad esempio l'ingresso al tempio di Jochi-Ji, che si trova sulla strada fra Kita-Kamakura e Kamakura, circa cinquanta chilometri a sud di Tokyo, itinerario da percorrersi assolutamente a piedi, di tempio in tempio, fino all'oceano, magari fermandovi per pranzo lungo la strada in qualche locanda tradizionale, dove - per quanto abbiate studiato - avrete anche il piacere di infilare una sequenza di gaffe da primato. Tipo: e io che ne sapevo che il cucchiaione di legno serve per aiutarsi a tirar su dalla zuppa i noodle con i bastoncini (fuori: quaranta all'ombra; dentro: zuppona bollente di verdure...)? Ovviamente io l'ho usato come un banalissimo cucchiaio e, in effetti, mi chiedevo perché avesse le dimensioni di un mestolo. Figura orrenda, come al solito.

Jochi-Ji, Kita Kamakura

Magari vi faccio anche vedere il celebre santuario di Nikko, censito dall'Unesco, che si trova un centinaio di chilometri a nord di Tokyo. Tra parentesi, Nikko è bella sì, ma ad essere onesti va detto che dopo essere stati in Tibet ed in Mongolia il buddismo giapponese sa un po' di plastica, e non saprei come altro dire.

Santuario di Nikko

Ecco, qualcosina vi faccio sì vedere. Ma poi monotematico resto. Perché il fatto è che andando a zonzo per il Giappone l'occhio va inevitabilmente altrove.
Così, ad esempio, avvicinandovi a Kamakura i templi sono via via sempre più affollati, e magari arrivate in città in piena rush hour, per giunta durante la festa dei fuochi d'artificio, e dire che per le strade *non si gira* dalla folla, no, non rende proprio l'idea, credetemi, ché all'improvviso tutto il Giappone sembra essere qui attorno a voi, e sono tanti sì i giapponesi, ma proprio tanti...

Streets of Kamakura

E io che ci posso fare se a me piace fotografare la gente? Prima di ogni altra cosa, il viaggio per me è la gente. Sono i volti, i colori, gli occhi, la folla, le voci. E se ci mettete che i giapponesi adorano farsi fotografare, che altro posso dirvi, io, se non anticiparvi direttamente qualcosa di ciò che al nostro ritorno finirà nell'archivio fotografico di Orizzontintorno?

Greetings from Kamakura

Vogliamo poi parlare di come ci si sposta in Giappone? Ad esempio, dicevamo di Nikko. Ecco, non è che io mi alzi prestissimo alla mattina, anzi, non parliamo poi di quando sono in vacanza. Solo che Nikko non è proprio dietro l'angolo, né è una passeggiata che ti sbrighi in un'oretta.
Certo che se puoi uscire dall'albergo alle dieci del mattino, scendere in metropolitana, salire subito su un treno, scendere ad Asakusa pochi minuti dopo, con un paio di scale mobili trovarti davanti alle biglietterie automatiche della Tobu line, non doverti preoccupare degli orari perché puoi essere certo che qualunque sia l'ora il tuo treno è probabilmente pronto al binario, salire quindi nel giro di pochi minuti su quello che a dirtela tutta sembra un aereo tirato a lucido come fosse uscito ieri di fabbrica, e pensare che è solo un banale intercity, partire spaccando il minuto ed arrivare alla stazione di Imaichi spaccando ancora il minuto e ad una velocità che spiegagliela alla nostra (...) TAV (...), scendere (passeggino? E che problema c'è? Barriere architettoniche what?) e trovare la tua coincidenza per Nikko pronta a partire due minuti esatti dopo sulla stessa banchina, salire quindi sulla tua coincidenza, partire nuovamente spaccando il minuto ed arrivare a Nikko con una precisione tale che - come recita il motto della Japan Railways - ci puoi regolare il tuo orologio; ecco, se puoi tutto questo, vuoi ancora che ti spieghi come ci si sposta in Giappone?

Vi dico una cosa: vi preoccupa come fare a capire quale sia la stazione alla quale dovete scendere? A parte che sia le stazioni ferroviarie, sia quelle della metropolitana, hanno i cartelli anche in caratteri latini, il problema non esiste proprio. Perché a voi non interessa affatto sapere come riconoscere la vostra stazione: a voi interessa solo sapere a che ora dovete scendere e preoccuparvi di avere l'orologio regolato giusto. Mi spiego? (*)
E peraltro, ad esempio, se state viaggiando sulla Yamanote, la linea circolare veloce di Tokyo, durante il viaggio i monitor all'interno dei vagoni (uno per ogni porta, non uno per ogni vagone) vi annunciano via via le stazioni, con bellissimi grafici colorati bilingue, mostrandovi in tempo reale il punto in cui vi trovate, tutti i tempi di percorrenza previsti per le prossime stazioni, tutte le coincidenze con le altre linee metropolitane e ferroviarie, il posizionamento delle scale mobili della prossima stazione rispetto al punto di fermata del vostro vagone, la mappa della stazione con tutte le uscite e bla bla bla.
Solo a raccontarvela sto sudando, e non è che un esempio: volete ancora che vi spieghi come ci si sposta in Giappone?

Ora mi aspetto che passi nuovamente quel bel tipo che lasciò un commento ubriaco qui.

Polvere nascosta sotto al tappeto? Beh, ad esempio i bambini in Giappone non esistono, ma questo - ricordate? - lo avevamo già scoperto. Per cui non c'è verso: il bambino non paga, perché non esiste. Vuoi una stanza tripla? Per quanto tu possa insistere te la becchi doppia e il bambino dorme con te. Vuoi il posto in treno per il bambino? Niente da fare, il bambino viaggia in braccio con te. Poi, vaglielo a spiegare che appena Leonardo mette piede sul treno e si accorge di non avere un posto tutto per sé diventa (giustamente) una bestia e si incavola a morte.
Detto questo, il nostro Tato sta collezionando regalini a iosa: le figurine dal controllore della metropolitana, il bel libro sugli scarafaggi giganti (...) dalle cameriere dell'Hard Rock cafè di Tokyo, la girandola e il pesce palla di carta dalla cameriera del ristorante, e via così. Ma la realtà è che il bambino in quanto tale non esiste, punto. Almeno fino a sei anni, se ho capito bene. E certo, se cresci fino a quell'età abituandoti a non esistere come individuo, immaginati il risultato. Vorrei che Stefania mi dicesse la sua in proposito.

Infine: prima di lasciarvi, non la volete la più classica delle cartoline dal Giappone? E già, da un paio di giorni ci troviamo proprio ai piedi del Monte Fuji, per la precisione a Fuji Yoshida, vicino a Kawaguchiko, zona dei Cinque Laghi (o del Fuji Go-Ko), da dove parte la Kawaguchiko route, la più frequentata via di salita alla più elevata e più celebre cima del Giappone.

Il Monte Fuji da Fuji Yoshida, regione del Fuji Go-Ko

Sì, sì, lo so: non c'è il classico cappuccio di neve, né i ciliegi in fiore al contorno. E io che ci posso fare se ci siamo arrivati a metà agosto in un'afosa ed umida serata di pioggia? Non stiamo a fare i pignoloni, eh? E poi, per dirvela tutta, questa foto che ho scattato dalla finestra del nostro albergo, appena arrivati, è anche l'unica del Fuji che con molta probabilità voi vedrete qui ed io riporterò a casa. Non siamo molto fortunati, noi, con le montagne famose: oggi, giornata prevista per la salita e per le foto di rito, il nostro amico è stato pressoché invisibile tutto il giorno, sempre nascosto dalle nuvole. Anzi, nel pomeriggio, mentre ci trovavamo al belvedere più famoso della regione, si è scatenato il finimondo ed ha diluviato per oltre due ore.
Pazienza. Questo non ci ha impedito di salire fino alla stazione di quinto livello, a quasi quota 2.500, e di vivere così quella che è indubbiamente la giapponesata più kitch di tutto il Giappone: la marcia delle duecentomila persone che ogni estate salgono alla cima.
Se mi metto a raccontarvela, questa volta sì, non la finisco più. Vi dico solo che la Kawaguchiko route è illuminata anche di notte, praticamente fino in vetta, ed è talmente scavata nella montagna che se l'aria è limpida la potete vedere da chilometri di distanza; vi dico anche che alla stazione di quinto livello, ossia la località più elevata raggiungibile con la (super)strada, ogni ora decine di pullman scaricano migliaia di giapponesi e non solo, attrezzati indifferentemente con le infradito o come se dovessero salire l'Everest, con le bombole d'ossigeno (sic!), il gps ed il satellitare; e infine vi dico che sulla vetta del Fuji si trovano anche un negozio di souvenir, un ufficio postale ed un paio di posti di ristoro. E qui mi fermo.

Il trenino che porta a Kawaguchiko, alle pendici del Fuji
In marcia sulla Kawaguchiko Route, verso la cima del Fuji...
...Bombole di ossigeno per salire sul Fuji!

Eppure, nonostante tutto, a me ha emozionato essere qui. No, non sono salito in cima. Prima di partire da Milano mi sono tormentato per settimane chiedendomi se valesse la pena portarmi gli scarponi da montagna e la giacca a vento solo per usarli (forse) una giornata. Alla fine, di fronte a un bagaglio già difficile da gestire, ho rinunciato.
Questa mattina, quando abbiamo seguito per un po' il fiume infinito di persone, anziani e bambini che a migliaia affrontano ogni giorno le sei ore di cammino ed i milletrecento metri di dislivello per salire sulla vetta, a quota 3.776 metri o giù di lì, un po' mi sono pentito, ve lo confesso. Certo, era nuvoloso, non avrei visto un tubo, avrei mangiato del gran freddo e preso anche un sacco d'acqua. E avrei dovuto lasciar giù da soli ad annoiarsi per un pomeriggio ed una nottata Emanuela e Leonardo (il Fuji, tradizionalmente, si sale di notte per essere in vetta all'alba). Però accidenti, tutto sommato è ben il Monte Fuji, e alla fine mi è un po' spiaciuto non sedermi anche io lassù e partecipare a questo metaforico mega abbraccio alla montagna sacra del Giappone.
Vabbé: un paio di sassi di lava per la nostra collezione li abbiamo presi, il Fuji è andato ed abbiamo aggiornato la gloriosa galleria di famiglia.

Sulla Kawaguchiko Route, salendo al Monte Fuji
A quota 2.500 sul Monte Fuji

E che adesso il Buddha ce la mandi buona con il meteo: i prossimi giorni cercheremo di attraversare le Alpi giapponesi lungo una rotta non molto frequentata dal turismo di massa, di villaggio in villaggio, per poi raggiungere la vera capitale morale del Giappone: Kyoto. Sayonara a tutti!

(*) Naturalmente il giorno dopo aver scritto questo passaggio il nostro treno per Otsuki ha ritardato un'ora e mezza a causa di un nubifragio.
00.02 del 14 Agosto 2006  
 
2 commenti pubblicati
Allora, non sono matta, giuro! Ma l'anno scorso sono stata a Kyoto e ho mangiato in un ristorante carinissimo. Una specie di tempura ma piu' con l'impanatura italiana. Il tipo ti cuoce roba (che naturalmente solo dopo averla mangiata saprai cos'e') li per li e tu quando sei stufo gli dici di fermarsi. Come "antipasto" ciotola di carote/sedani (il che non e' male, visto che io la frutta e la verdura me la sono solo sognata in giappone).
Ora apro l'agenda, vado alla ricerca del bigliettino del ristorante e... e' solo in giapponese (stupito? nooo). C'e' un sito web con la piantina (hahaha), quindi se proprio non sai cosa mangiare a Kyoto e sei interessato, prova: http://www.biwa.ne.jp/~rakuchin/
L'omino che cucina dice solo: "saus", "no saus" e ti mette il bastoncino del tuo pezzettino di fritturina nella direzione della salsina giusta.
Kyoto e' comunque bella.
A dire la verita' io in giappone ho mangiato bene. Nonostante le bizzarrie tipo la testa del gambero fritta (senza corpo!): e m'e' piaciuta anche quella... ma forse ero fusa dal fuso...
L'ha detto Valeria, 17 agosto 2006 alle 13.37
No no, confermo: in Giappone si mangia benissimo! E, ti assicuro, molto meglio che in Cina e in buona parte del resto d'oriente.
L'ha detto Carlo, 18 agosto 2006 alle 18.20


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