"Papà, guarda, quella signora è uscita
in pigiama". Il bello del viaggiare con Leonardo
è quel suo modo assolutamente sereno, appena velato
da una sfumatura di stupore, con il quale classifica ogni
novità, per cui non puoi che catapultarti dal ridere
ad ogni sua osservazione improvvisa. Bisogna essere convincenti
per spiegargli che quel pigiama si chiama kimono,
almeno finché lui, mica tanto convinto e già
catturato altrove da chissacosa, ti risponde distratto "ah,
ho capito".
Non so perché Leonardo abbia messo a fuoco solo ora
le donne in abito tradizionale, dopo più di due settimane
in Giappone. Ogni sera, quando scarico le fotografie e le
trasferisco sul pc, mi aiuta a decidere quali usare per
il blog (sappiate che molte di quelle che vedete le ha scelte
lui): non solo, quindi, di donne in kimono ne ha viste ormai
a dozzine, ma ha pure avuto modo di vederle e rivederle
in fotografia molte volte. Tant'è, immagino sia significativo
che proprio qui a Kyoto, all'improvviso, le signore in pigiama
siano rimaste scolpite nel suo piccolo bagaglio giapponese.
Perché Kyoto sta tutta qui, nell'incedere di una
geisha per le vie di Gion.
Nonostante ciò, proprio la foto di una vera geisha
mancherà infine all'appello: le geishe non si lasciano
affatto fotografare, a meno che non le sorprendiate a tradimento.
Molti turisti lo fanno, io non ne sono capace: devo tutti
i miei ritratti alla disponibilità e collaborazione
delle persone che ho fotografato, e qui in Giappone non
si nega davvero quasi nessuno, basta un minimo di cortesia,
un sorriso, un arigato, e il gioco è fatto.
Ecco, vorrei passare questo messaggio a quella coppia di
italiani imbarazzanti e cafoni attrezzati con tre macchine
fotografiche e una telecamera. Vorrei dire loro che fotografare
e contemporaneamente riprendere con la telecamera due donne
che stanno pregando in un tempio, piazzando obiettivi e
flash a mezzo metro dal loro naso, senza nessun rispetto
del loro raccoglimento né avendo chiesto almeno il
permesso, e mitragliarle di scatti senza soluzione di continuità,
beh, non è solo un comportamento imbarazzante e cafone.
E' idiota.
Vorrei anche passare quest'altro messaggio a quella medesima
coppia di idioti. Vorrei render loro noto che mi ero già
accorto da mezz'ora del fatto che mi stessero seguendo e
che approfittassero di tutti i miei incontri, inchini e
convenevoli con le donne di Kyoto est per rubarmi gli scatti
alle spalle, infastidendo pure quelle stesse donne che gentilmente
stavano dando *a me* la loro disponibilità. E qui
mi fermo.
Poi: ci sono altre due o tre cose che vorrei dire a quell'altra
coppia di italiani che, all'ostello di Takayama, dopo aver
realizzato di non essere i soli turisti del Bel Paese presenti,
ci hanno palesemente ignorato per un paio di giorni socializzando
allo stesso tempo con tutto il resto della comunità
internazionale dell'ostello, perché fa molto figo
all'estero ignorarsi fra italiani e non salutarsi. Sì.
Finché non ci siamo incrociati in un corridoio e,
imbarazzati, ci hanno apostrofato con un "hi".
Siccome non ho voglia di scrivervele quelle due o tre cose,
ve ne chiedo invece una: siete cretini o lo fate soltanto
nei weekend?
Assegno di diritto alla coppia romana incrociata a Nara
il titolo "Carlo Verdone 2006", grazie alla fulminante
battuta del lui tatuato e occhialato a specchio, "Aò,
vabbè, stamosene un po' all'ombra sotto a 'sto Bbuddha,
vva'", pronunciata nel Daibutsu-den (sala) di Todai-ji,
il tempio più famoso del Giappone, nonché
edificio in legno più grande del mondo, risalente
nella versione attuale al periodo Edo, all'interno della
quale si trova per l'appunto la grande statua del Daibutsu
(il Grande Buddha), alta quasi sedici metri, risalente all'anno
746 e Patrimonio dell'Umanità censito dall'Unesco.
Infine, non ho voglia di scrivere alcunché su quell'altro
italiano a Gion, quello che in mezzo alla folla lungo Shijo-Dori
stava al cellulare con gli amici, anch'essi evidentemente
in vacanza con lui a Kyoto perché il succo della
conversazione, da cinque euro al minuto in roaming umts,
era: "aò, io sto qui all'angolo davanti alla
pedonale, voi 'ndo state?"
E non chiedetemi se io tenda a notare solo gli italiani
perché sono prevenuto e snob, o se è perché
sia inevitabilmente più facile accorgersi dei comportamenti
idioti da parte dei connazionali.
Andiamo invece oltre, anche
quest'anno, e facciamoci una passeggiata per le
vie dell'antica Kyoto, magari iniziando proprio dai vicoli
di Gion. Dove, non lasciatevi ingannare, gran parte delle
case tradizionali che vedete qua sotto sono splendide abitazioni
signorili, o caffè alla moda, o luoghi esclusivi
di incontro con le geishe, o ristorantini a molti zeri,
o gallerie d'arte...
O preferivate forse la nuova Kyoto di cristallo ed acciaio
che però, sappiatelo, per quanto avveniristica non
è certo confrontabile con Tokyo. Kyoto non è
alta, non è aggrovigliata, non è traboccante
di folla, non è esagerata, non è rumorosa, non
è vetrocemento. Eppure non potete fare a meno di sentirvi
in Giappone né più né meno di quanto
accada a Tokyo.
|
|
|
La nuovissima
ed avveniristica Kyoto Central Station
|
|
|
|
Kyoto Tower
|
Io non so davvero bene che dirvi di Kyoto. Non ho nulla da
aggiungere a quello che si racconta di questa città,
né nulla da togliere.
Ecco, sì: posso dirvi che forse,
a ben vedere, la rete di mezzi pubblici non è straordinaria
come quella di Tokyo. Posso avvisarvi che ad agosto ci fa
un caldo da scoppiare e che quasi tutti girano per le strade
con un asciugamano attorno al collo, ed ho iniziato a farlo
anche io, perché sudo come in Cambogia. Posso confessarvi
che duemila templi e tredici siti dell'Unesco, francamente,
sono un'overdose per chiunque, così anche noi, già
al secondo giorno, abbiamo iniziato a saltarne parecchi facendo
finta di non vederli. Posso consigliarvi di venirci in primavera,
o in autunno, e di portarvi un paio di scarpe comode, perché
ci sono almeno sei walking tour obbligati ciascuno
dei quali misura non meno di quattro-cinque chilometri. Posso
avvertirvi che una settimana non vi basterà, e peccato
per noi, che purtroppo ci facciamo solo cinque notti e quattro
giorni.
Poi non so. Posso farvi vedere qualche scorcio di quei duemila
templi, e giardini zen, e foreste di bambù che ricoprono
le colline circostanti, e ville, e cammini...
|
|
|
Yasaka-jinjia,
Kyoto
|
|
|
|
I giardini
zen di Ginkaku-ji, Kyoto
|
|
|
|
Chion-in,
Kyoto
|
|
|
|
Foresta di
bambù ad Adashino Nembutsu-ji, Kyoto
|
Posso certamente farvi vedere qualcuna di quelle donne di
cui parlavamo, e credo che possiate benissimo capire che differenza
passi fra una fotografia rubata ed una fotografia regalata.
E' vero: non so che darei per avere una geisha di Gion fra
questi scatti.
A Kyoto ho iniziato anche una collezione di foto patchwork.
Credo che potrei passare un mese in questa città a
fotografare solo colori e curiosità, mescolare sacro
e profano. Non sono molto bravo a trovare le inquadrature
giuste. Ne faccio a dozzine, ma poi le scarto tutte. Oppure
le ritaglio, le incollo, le affianco. Kyoto è anche
tutto questo, un fantastico collage.
Kyoto è anche stata la base per una classica gita giornaliera
alla leggendaria Nara, la prima capitale dell'impero, che
si trova a pochi chilometri per tre quarti d'ora di treno
locale.
Ora, dovessi proprio dirvi, a noi Nara non ha fatto impazzire.
Certo, il Todai-ji, il famoso tempio che è il must
assoluto di Nara, merita assolutamente la visita ed ha impressionato
anche noi, che di Buddha, buddismo, buddisti e templi tutti
ne abbiamo davvero fatto indigestione in questi anni. Però
però... Tutto sommato, vista Kyoto, Nara non ha moltissimo
da dire in più, a meno che proprio non siate dei fanatici
del genere. Diciamo che Nara sta a Kyoto come Nikko sta a
Tokyo, e so di essere sacrilego. Ma qualcuno dovrà
ben stonare nel coro unanime di meraviglia.
Di certo Nara è piaciuta moltissimo a Leonardo, grazie
alle centinaia di cerbiatti e daini in giro per i parchi e
le vie cittadine!
Comunque, se passate da Kyoto e non andate a Nara, beh, sì:
un po' un sacrilegio lo commettete.
|
|
|
Todai-ji,
Nara
|
 |
|
Il grande
Buddha di Todai-ji, Nara
|
 |
|
Le mille lanterne
di Kasuga-taisha, Nara
|
 |
|
Monache, Kasuga-taisha,
Nara
|
 |
|
Nara, Leonardo
alle prese con Bambi
|
Esaurite dunque Kyoto e Nara, domani mattina si parte nuovamente,
destinazione penisola del Tango-Hanto: stiamo per cacciarci
in un'altra vera avventura manga, completamente al di fuori
delle rotte classiche, e conto di averne delle belle davanti
a noi: non vi anticipo nulla però, e speriamo che l'esperienza
meriti.
Chiudo qui un po' di fretta. Avrei molto da aggiungere, ma
non so quando potrò ricollegarmi e da domani cambia
tutto. E poi è tardissimo e la sveglia sarà
micidiale. Ma non cambiate canale, mi raccomando, ché
qui ne abbiamo ancora un bel po' da raccontarvi. La nostra
rotta è ancora lunga ed ora lasciamo davvero alle spalle
per qualche giorno il "solito Giappone" che son
capaci tutti di vendervi :-)
Sayonara! |