Orizzontintorno Carlo Paschetto
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26 Japan/8 - Tango, onsen e sashimi
AGO Travel Log: Japan
Mr. Divyam ci preleva all'hotel di Kyoto alle nove e trenta in punto del mattino del 23 agosto, come da accordi presi via e-mail qualche giorno prima e dopo un'ultima telefonata di conferma. Mr. Divyam indossa bermuda, t-shirt bianca d'ordinanza, un asciugamano intorno al collo, infradito, e viene a prenderci con un grosso fuoristrada Mitsubishi. Mr. Divyam potrebbe essere sulla sessantina, appare subito di una cortesia e di un'efficienza quasi outstanding e, forse anche per questo, a pensarci bene potresti anche dire che ti ricorda vagamente il Dr. Lecter.
Considerato che Mr. Divyam a) è il nome che si è dato ai tempi in cui viveva in India, perché in realtà lui è francese, originario dei sobborghi di Parigi; b) non riuscirai a sapere molto di più di lui, tanto meno il suo vero nome, e tranne che vive in Giappone da più di vent'anni, che ha sposato una giapponese, che ha un figlio ventiduenne giapponese e che, a quanto pare, si è guadagnato da vivere nei modi più strani in giro per mezzo mondo; c) sta per portarti nella sua casa in Tango-hanto, in uno sperduto e quasi disabitato villaggio di una delle regioni più isolate del Giappone, dove non prende nemmeno il telefonino e figurati Internet, cosa che in Giappone è quasi da pregiurassico; ecco, considerato tutto questo e quella vaga somiglianza di cui si diceva, a voler ben vedere potresti anche non essere proprio proprio proprio del tutto tranquillo a metterti completamente nelle sue mani per le prossime quarantott'ore.

Ma ormai sei in ballo. Sali sulla sua macchina (che ha pure i vetri un po' oscurati...) e lascia pure le valigie. Ci pensa lui a caricarle, come del resto ad offrirti un caffè al primo Starbucks che incontrerete prima di lasciarvi Kyoto alle spalle. Dopodiché ciao, butta pure il cellulare, dimenticati Internet, rilassati (?) sul sedile e controlla solo di avere la macchina fotografica pronta perché, d'ora in avanti e per i prossimi due giorni, a te e ad ogni altra cosa penserà Mr. Divyam. Stai per tuffarti nel cuore del Tango-hanto ed andare a scoprire un Giappone così fuori rotta che, come ti dirà lui stesso, quasi non lo conoscono nemmeno i giapponesi. E, quel che è davvero curioso, lo farai a ritmo di jazz, cubana e tango. Quello vero. Insieme al suo inseparabile iPod.

Mr. Divyam è un buon conversatore e durante il viaggio non ti annoierai, tanto più che non hai la minima idea di dove ti stia portando, quindi sai com'è. Parla un inglese eccellente, è francese madrelingua, il giapponese ovviamente (anche se gigioneggia un po' e ti dice che non sa leggere il kanji) e puoi quasi scommetterci che, anche se non te lo dirà mai, capisce bene anche l'italiano.
Mr. Divyam vive a Kyoto e, ufficialmente, si guadagna da vivere facendo traduzioni di manuali tecnici dal francese all'inglese per conto delle società giapponesi.
Mr. Divyam vent'anni e più fa è venuto a trascorrere un weekend in Giappone e ti dice che da allora è ancora sabato. Ad uno che esordisce con una battuta così, che vuoi rispondergli? Ormai sei suo, ti ha catturato.

Mr. Divyam mi ha spiegato che le donne in pigiama di Leonardo, in effetti, non indossano il kimono, ma lo yukata, che è di cotone e si chiama così anche nella versione maschile, come quella che mi sono comprato anche io (!). Lipperlì ho pensato di ragguagliare Leonardo in merito, ma poi ho lasciato perdere per evitare di trovarmi invischiato con lui in una difficilissima revisione dei fatti.

Mr. Divyam si è fatto un nome nel Kansai, la provincia di Kyoto, accompagnando i turisti in Tango-hanto a scoprire un pezzo di Giappone che davvero pochi conoscono e che, a quanto pare, è in assoluto una delle perle di questo Paese ed una delle regioni più incontaminate. Come base utilizza la sua casa a Kurumidani, luogo natìo di sua moglie, un isolatissimo villaggio nel cuore del Tango-hanto che conta - ho verificato personalmente - tredici case. Kurumidani è a circa tre ore da Kyoto e ad una decina di chilometri dalla civiltà più vicina, e per arrivarci devi farti delle stradine nella foresta che te le raccomando. D'inverno, ovviamente, quasi inaccessibile.
Un'oretta prima di arrivare a destinazione, Mr. Divyam si ferma ad un supermercato e ti chiede se ti serve qualcosa di assolutamente necessario per sopravvivere i prossimi giorni, perché dove andiamo il supermercato te lo sogni. Poi ti porta a pranzo in uno dei posticini che conosce lui, in un altro villaggio di Tango-hanto del tutto sconosciuto e chissadove, e lì inizi a capire che la tua dieta dei prossimi giorni saranno cavoli tuoi se per caso hai qualche difficoltà verso la vera cucina giapponese.
E infine, a metà pomeriggio e molte molte molte curve dopo attraverso una foresta così fitta che, ti assicuro, considerata anche la temperatura, sembra più la giungla malese, Mr. Divyam ti deposita qui:

La nostra casa in Tango-hanto, nel villaggio di Kurumidani
Un nostro vicino di casa

Tu entri in casa, ti guardi attorno e, nell'ordine, pensi le seguenti cose: a) maddai; b) mapensatè che figata; c) ma'ndosiamo; d) ma quanto vorrà di riscatto.
Intorno a te hai solo foresta e foresta e foresta e, molto sporadicamente, altre cose.

Fra le strette valli di Tango-hanto
Le tipiche case dei villaggi di Tango-hanto
Il nostro cielo è affollato di falchetti...

Prima di andare avanti con questa storia, vi spiego bene com'è fatta la casa. Avete guardato con attenzione le foto di prima? E' una vecchia casa giapponese, ma giapponese vera, mica ricostruita o restaurata. E' interamente fatta di legno e di carta, e in effetti anche la casa di Ainokura era fatta così ma era, per così dire, "quasi nuova", o perlomeno mantenuta in modo eccellente, lucida.
Questa, invece, è altrettanto bella ma sa di vecchio. Il legno è tutto tarlato e cola resina, le finestre di carta sono bucate qua e là, qualche ragnatelina, una vecchia cucina, i tatami di una volta, quelli lunghi, mica come quelli di adesso che sono meno di uno e settanta, tre futon stesi a terra, i soliti cuscini ripieni di sassi o sarà riso o sarà grano o sarà nonsoché, ma come al solito a me fanno venire la cervicale e non riesco a dormirci, e al diavolo Mr. Divyam che dice che sono perfetti per il mal di schiena, io ho ben presente com'è il mio mal di schiena e le assicuro, Mr. Divyam, che la mattina mi sveglio a pezzi ogni volta che qui in Giappone mi fate dormire così.
Le pareti della casa sono in realtà pannelli di legno scorrevoli. Alcuni sono pieni e, in qualche caso, rivestiti di tessuto dipinto; altri hanno un'intelaiatura a griglia, i cui spazi fra i listelli sono riempiti con carta, in taluni casi decorata, cosicché a pannelli chiusi la luce è garantita dalla trasparenza della carta stessa. Non ci sono vetri, non c'è un mattone uno. Di giorno i pannelli vengono tenuti tutti aperti, di notte la casa si richiude completamente su sé stessa.
Questa architettura, a quanto pare, ha resistito per decenni a terremoti, metri di neve e tifoni (che qui battono piuttosto spesso, dieci già questa stagione, l'ultimo cinque giorni fa, e in effetti l'acqua che abbiamo preso ad Ainokura abbiamo scoperto essere stata la coda di un tifone).
Questa architettura ha rischiato di non resistere a noi tre, considerato che Emanuela ha divelto un pannello, cioè una parete, io ho bucato maldestramente un paio di finestre di carta e Leonardo ha falciato tutto il bosco circostante con le racchette da badminton nuove di pacca di Mr. Divyam, che peraltro spero solo non si sia accorto di nulla di tutto ciò, sob.

Insomma, noi dormiamo (demoliamo) e viviamo qui per un paio di giorni. Mr. Divyam dorme e vive nella casa a fianco, che a dirvi la verità, pur non essendo molto dissimile dalla nostra, è un gioiellino - anche tecnologico, come ci si può ovviamente aspettare in Giappone: musica diffusa da un sistema centrato su un iPod, Mac Powerbook sistemato in un angolino e collegato con modem, tv al plasma con impianto satellitare, ecc.

Infine, poiché siamo in mezzo alla foresta giapponese, è estate, fa un caldo da incubo e la casa è tutta aperta, condividiamo i nostri spazi con un nutrito gruppo di ospiti piuttosto ingombranti e rumorosi, fra i quali si segnalano pterodattili o giù di lì, grilli, locuste, cavallette et similia di dimensioni paleozoiche che amano camminare alla sera sui nostri cuscini, ragni che non sto nemmeno a dirvi ma ricordo di averne visti così solo nella giungla malese, settequattrosette a righe gialle e nere che si spacciano per api regine, ma se vedeste le dimensioni gli lascereste anche voi le chiavi di casa (che qui non esistono) e vi trasferireste a dormire nel fuoristrada parcheggiato fuori, non fosse altro per il rumore che 'sti besti fanno in volo. E pensare che io sono insettofobo.
In casa c'è una gran bella paletta di plastica, così, prima di andare a dormire, si blinda (seee, come no...) la camera facendo scorrere i pannelli ed avendo cura di evitare il più possibile qualunque fessura, e si dà il via ai combattimenti a suon di sciaf! di qui e sciaf! di là, alla faccia di Mr. Divyam, che a mio parere è un po' troppo zen per cui l'ape gigante sì ma la locusta no perché doesn't bite. E bravo Mr. Divyam, sì sì, non ti preoccupare, la locusta no, ma certo, buonanotte Mr. Divyam, è andato sì?, bene, sciaf! locusta bleah, tié.
Leonardo segnala gli oggetti e noi si fa sciaf! a raffica finché in camera non regna il silenzio (fuori non vi dico...), i letti appaiono sgombri e tutto torna alla normalità. Almeno sembra. Meglio non indagare troppo, va'.

Ora, con un prologo così, capite bene che se davvero dovessi raccontarvela tutta scriverei un libro. Ed ho sonno. Così ve la faccio breve, si fa per dire, partendo dai contro, perché sono un po' pignoletto anche io, e se no che gusto c'è.

1) Mr. Divyam è un po' troppo zelante e svizzero con il suo programma ed i suoi orari, anche se il suo motto è "tu pensa solo a rilassarti e goditi la vacanza, io penso a tutto il resto". Per cui se vi dice che si parte alle 10:30 in punto, orario che a voi lipperlì sembra magnifico e verso il quale concordate soddisfatti, è anche vero che alle otto e trenta ve lo trovate fra i piedi già in fibrillazione che vi fa quasi i vostri bagagli, e che partirete, quasi certamente, alle 10.25, ma solo perché avete fatto resistenza passiva.

2) Mr. Divyam, in venticinque anni di Giappone ed una vita quasi tutta trascorsa in oriente, ha un po' preso il peggio dei giapponesi senza prendere il meglio degli orientali. Per cui vi guida al motto di take it easy, ma lui sembra sempre tutt'altro che easy ed anzi, piuttosto impaziente e un po' pierino. E se vi scappa il bambino per tre secondi e sale sul tatami con le scarpe, si irrita un po', e se per caso il bambino corre fuori a piedi scalzi per tre minuti e poi risale sul tatami, si irrita ancora di più e vi fa notare che in Giappone non si fa così, perché this is Japan.
Ora, non è proprio vero Mr. Divyam. Diciamo che intanto c'è modo e modo, e che un bambino di due anni è un bambino di due anni, e che i nostri ospiti giapponesi - veri - ad Ainokura sono stati molto meno rigidi e fiscali, in casa loro.

3) Mr. Divyam gigioneggia inutilmente e a volte gli scappa un po' troppo di fare il Mr. Crocodile Dundee alle prese con i turisti. Per cui la scenetta di non ricordarsi la strada e di perdersi nella foresta, di notte, infilando sterrati inquietanti completamente al buio e commentando con tono ironico "non riconosco questa strada, ma tanto la direzione è giusta", funziona poco o nulla, almeno con noi. Per almeno tre motivi.
Primo: nessun essere sano di mente si infilerebbe di notte in certi percorsi fuoristrada, senza conoscerli, dichiarando palesemente di aver perso l'orientamento, ma non girando la macchina per tornare indietro nell'unico punto in cui lo si potrebbe tranquillamente fare ed ostinandosi invece ad andare avanti al buio, con un bambino di due anni dietro, senza nemmeno una torcia elettrica e con il rischio di rimanere incastrati definitivamente. E Mr. Divyam sano di mente lo è eccome.
Secondo: Mr. Divyam propone da anni a centinaia di turisti lo stesso identico tour, collaudatissimo ed efficientissimo. Non penserà davvero che noi si creda alla sua battuta "mi sembra che la strada sia questa, ma non la ricordo mai" e a tutto quello che segue nei venti minuti successivi?
Terzo: noi ci si è persi davvero nella giungla di notte. Ed anche nel deserto. Ed anche in diversi altri posti piuttosto inquietanti. Da soli. E, fra l'altro, si è anche attraversato il deserto di Gobi con il mitico ed inimitabile Aagii. E' un po' difficile, Mr. Divyam, che ci si lasci impressionare da venti minuti di foresta giapponese addomesticata e guidata dentro ad un tour stupendo ed organizzatissimo come il suo. Capisce?

4) Mr. Divyam: lei ci ha portato a vedere il mare più bello del Giappone ed io gliene sarò per sempre grato perché era bello davvero. Ecco. E adesso mi spiega perché diavolo ci ha portato in spiaggia a fare il bagno solo alle sei di sera?

Sul fronte opposto i pro sono davvero moltissimi, e se è vero che Mr. Divyam è un tipo fatto un po' a modo suo e va preso per quel che è, è anche verissimo che pensa a tutto lui, compreso servirvi la colazione con un ottimo caffè e un'altrettanto ottima marmellata gialla di natura sconosciuta.
Il suo Two to Tango, come ha battezzato il tour di due giorni e due notti che propone da anni, è davvero un'esperienza straordinaria ed unica in un Giappone completamente fuori rotta e quasi del tutto sconosciuta al turismo, soprattutto a quello occidentale. Perciò sì, caro - carissimo - ma soldi spesi bene, anche perché una volta versato il dovuto non si tira fuori più una lira: è davvero un tutto, ma proprio tutto, compreso. Compresi i biglietti dove servono, compresa la spesa personale, compreso tutto.

Vi ho già scritto fin troppo. Se ne volete sapere di più, date un'occhiata al suo sito e se andate in Giappone contattatelo. Non ve ne pentirete.
E, nel frattempo, venite a spasso con noi e Mr. Divyam nel Tango-hanto, e tanto che ci siamo facciamoci anche una nuotata nel Mar del Giappone (e non vi sto a dire che acqua che c'è):

Hei-bama, penisola Tango-hanto
Leonardo ad Hei-bama, Tango-hanto
Hei-bama, Tango-hanto

E a proposito di Tango-hanto: Onsen? Ebbene sì amici miei, fatto! Anzi, fatto per ben due volte. Una prima nello stupendo, lussuosissimo ed attrezzatissimo onsen di Yoshino no Sato, situato su una collina con vista mare e dotato di tre vasche riempite con acque a temperatura differente, una delle quali in un giardino all'aperto. Una seconda in un onsen naturale ricavato da una vasca di pietra sulla favolosa spiaggia di Kotobikki-hama: l'acqua era così calda che avrei potuto cuocerci le uova. Una simpatica esperienza fantozziana, o meglio, dantesca: mancava solo Caronte.
Niente gaffe eclatanti questa volta, anche perché eravamo guidati passo a passo da Mr. Divyam: impossibile sbagliare. Eh, lo so che mi aspettavate al varco, ma è filato tutto liscio. Sì.
A parte che Leonardo ha riempito la vasca esterna di sassi (un sacrilegio per espiare il quale solitamente è necessario fare immediatamente harakiri davanti ai samurai del servizio d'ordine) e non escludo che ci abbia fatto anche la pipì. Ma tanto non se n'è accorto nessuno. (- Papà, qui sono tutti nudi! - Sì Leonardo, ti ho già detto che in Giappone sono tutti fulminati).
Volete sapere come ci si sente usciti da un onsen? Bolliti. E pesanti, ma pesanti, ma pesantiiiii. Certamente, in pace con il mondo.

E poi: sashimi? Fatto! Anzi, mangiato! Sopravvissuto. Non vomitato. E per uno come me, che odio il pesce, un'impresa del genere va annoverata nell'album. Gege: non è posto per te, no no.

Tango-hanto, il team di Orizzontintorno a cena

Del resto sapevo fin dall'inizio di questa avventura in Tango-hanto che con Mr. Divyam non avrei avuto scampo: lui il Giappone non solo ve lo fa provare davvero fino in fondo, ma non vi dà nemmeno alternativa, né scampo. Avete voluto la bicicletta? E allora pedalate. Per cui, sashimi (e tutta una serie di altre cosucce...). Zitti e ingoiare.

Ine, Tango-hanto
Amanohashidate, Tango-hanto
Amanohashidate, il team di Orizzontintorno al completo

Vi dico un'altra cosa: io, fotografie come quelle che vedete qui un po' più sotto, scattate a Kotobikki-hama, non le facevo dai tempi della Nuova Caledonia. Ora, sarà l'aria del Pacifico, sarà una combinazione, sarà un fiore. Ma perbacco (non è la parola che ho in testa...), che rosso! E guardate che non ve l'ho affatto saturato: dovreste vedere le foto originali!

Kotobikki-hama, Tango-hanto

Adesso sì che posso dire di essere stato in Giappone! Come? Sì, sì, certo che ve lo faccio vedere Mr. Divyam. Eccolo qui, insieme al sottoscritto, nella mitica vasca ad ottomila gradi dell'onsen naturale di Kotobikki-hama.
I più attenti potranno notare la mia colorazione. Faccia: abbronzatura da maratone cittadine degli scorsi giorni. Petto: classico bianco latte da ufficio milanese. E, attenzione: già appena al di sopra del pelo dell'acqua, pelle rosso fuoco tipica del punto di cottura ottimale della carpa di Tango-hanto.

Mr. Divyam e il titolare qui all'onsen di Kotobikki-hama

Come d'accordo, alla mattina del nostro terzo giorno in Tango-hanto, Mr. Divyam ci ha lasciati alla stazione di Mineyama, una specie di El Paso giapponese: stesso calore, stessa desolazione. Di solito lui chiude il giro riaccompagnando i suoi ospiti a Kyoto, ma non penserete davvero che avremmo potuto farla così semplice, noi. Mica è finita ancora qui. Vi sto postando da un treno che sta percorrendo la remota costa del San-In...
Sayonara :-)
13.17 del 26 Agosto 2006  
 
4 commenti pubblicati
La prossima volta ci vado anch'io, da questo Mr Divyam! Mi avete fatto tornare in mente quando sono stata ospite di una coppia di anziani dalle parti di Nagano, in una casa simile...solo che più vecchia, più sporca, con i servizi...a caduta. E i topi che di notte si sentivano correre al piano di sopra.
State vivendo il Giappone alla grande, continuate così!
L'ha detto Stefania, 27 agosto 2006 alle 21.03
Ciao Carlo,
parliamo di cose serie: qui in Italia tutti parlano del poster di Britney Spears nuda nella metro di Tokyo, ci sai dire qualcosa di più? I Jap in effetti cosa ne pensano? Tu sei rimasto sconvolto? E una foto non ce l'hai? Ciao Gianni
L'ha detto Gianni, 28 agosto 2006 alle 13.45
A dire il vero noi il poster non lo abbiamo proprio visto, ma fra qualche giorno siamo di nuovo a Tokyo e verificherò meglio. Solo, avrei bisogno di sapere la fermata del metrò esatta :-)
L'ha detto Carlo, 28 agosto 2006 alle 14.19
Tokyo 'will allow' nude Spears ad. Officials initially claimed the photo, which appears on the cover of Harper's Bazaar magazine, was "overly stimulating" for public display.
In particolare sono interessato all'aspetto dei jap "over stimulated".....picture please....

L'ha detto Gianni, 28 agosto 2006 alle 21.06


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