Orizzontintorno Carlo Paschetto
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31 Japan/9 - Coast to coast
AGO Travel Log: Japan
La San-in, costa all'ombra delle montagne, è la costa dell'Honshu occidentale che si affaccia a nord sul Mar del Giappone, in contrapposizione alla San-yo, costa sul versante assolato delle montagne, che guarda a sud verso il Mare Interno: poiché sono ormai quasi quattro settimane che state leggendo del nostro peregrinare per il Sol Levante, mi sembra giusto che vi pappiate anche l'ora di geografia, così potete seguirci con più attenzione.
Vi dirò anche, perciò, che Honshu è la principale delle quattro maggiori isole che formano il Giappone. Per dire, è quella dove si trovano Tokyo, Kyoto, Osaka, Kobe e Hiroshima.
Il super Giappone della vostra immaginazione, quello delle metropoli collegate dall'ultraveloce Shinkansen ("treno lampo"), si è interamente sviluppato lungo San-yo. Per contro, il San-in è una regione ancora oggi piuttosto isolata, quasi per nulla visitata dal turismo internazionale e mal collegata con il resto di Honshu. Per arrivarci bisogna avere tempo, pazienza e qualche nozione dell'arte di arrangiarsi: soprattutto se non si conosce il giapponese.
Nel San-in, su un fronte di circa ottocento chilometri, si trovano quasi solo villaggi di pescatori, qualche cittadina di dimensioni modeste, spiagge e tratti di costa incontaminati e mare tipo Sardegna. Qui si trova anche Tango-hanto.

Giusto per non lasciare la lezione incompleta e fare un po' il pierino, sappiate che le altre tre isole principali del Giappone sono Hokkaido a nord, nota per le montagne e perché vi si trova Sapporo, che immagino tutti ricordiate come sede delle olimpiadi invernali del 1972; Kyushu, la più meridionale, dove si trovano Nagasaki e Fukuoka; e infine Shikoku, che si trova sotto ad Honshu e delimita con quest'ultima il già citato Mare Interno.
A titolo di curiosità vi dirò infine che Hokkaido è collegata ad Honshu dal tunnel sottomarino più lungo del mondo, il Seikan, oltre cinquantatre chilometri, dove transitano regolarmente i velocissimi Shinkansen. Kyushu è a sua volta collegata ad Honshu dal tunnel sottomarino Shin-Kanmon e da un ponte per il traffico stradale. Shynkyu ed Honshu sono invece collegate da un ardito sistema di ponti. Non male, eh?

Tutto ciò mi serve essenzialmente per raccontarvi un paio di cose. Primo: questo viaggio, alla fine, coprirà un itinerario di circa tremila chilometri, quasi tutti in Honshu, toccandone praticamente tutti i luoghi di interesse. Torneremo però a casa avendo messo un piedino anche a Kyushu. Non riusciremo invece ad andare ad Hokkaido, come pensavamo di riuscire a fare. Shikoku, poi, non ce la fileremo proprio (e sarà sicuramente un peccato).
Fatti due conti, se tenete il nostro ritmo, ad occhio ci vogliono fra i due e i tre mesi per visitare tutto il Giappone ed averne una buona idea.

Secondo: c'eravamo lasciati dopo il Tango-hanto, su un treno in viaggio lungo San-in. Ci ritroviamo in San-yo quasi una settimana dopo, per la precisione in un hotel di Hiroshima centro. In mezzo abbiamo cambiato un bel po' di trenini locali per riuscire a percorrere tutta la costa San-in ed arrivare in fondo ad Honshu con un paio di soste. Via tunnel sottomarino, abbiamo quindi attraversato il braccio di mare che ci divideva da Kyushu per fare una rapidissima puntata a Fukuoka, che dell'isola è la metropoli principale. Infine, siamo tornati ad Honshu ed abbiamo percorso a ritroso la costa San-yo arrivando qui ad Hiroshima, dove ci siamo fermati un paio di notti e dalla quale ripartiremo domani alla volta di Osaka e Tokyo. Pant pant.

Terminata la consueta introduzione chilometrica, provo ora a farvela breve. San-in: spettacolare. La linea ferroviaria corre per centinaia di chilometri proprio sul mare, un mare verde smeraldo ed immobile, costellato di isolette ricoperte di vegetazione.
Gli efficientissimi trenini diesel che la percorrono, spesso formati da un unico vagone, sembrano quasi degli autobus su rotaia ed attraversano piccoli villaggi di pescatori disseminati fra stupende spiaggete bianche incontaminate e piccole baie circondate dal bosco. Pochissimi i centri abitati di medie dimensioni. Noi, un po' a malincuore, abbiamo fatto tappa proprio in due di questi, non fosse altro perché ci era praticamente impossibile prenotare una qualunque sistemazione nei villaggi che abbiamo attraversato, né peraltro sapere in anticipo dove avremmo dovuto fermarci. E con Leonardo nel team non si può giocare a tombola e sperare nella provvidenza che sempre aiuta il viaggiatore indipendente: un minimo di programmazione day by day è necessaria.
Bianchi in circolazione in San-in: zero. A quanto pare siamo gli unici turisti occidentali in giro da queste parti, e a tal proposito vi dico una cosa: questa gente è sveglia, cortese ed efficiente in modo straordinario. Che poi la cortesia sia "finta", come si dice e si legge, chissenefrega: provate a farvi un giro nella razzista Cina settentrionale od occidentale e poi ne riparliamo. O, senza andare tanto lontano: sarà meglio una cortesia esagerata, per quanto finta possa essere, o la maleducazione ed il menefreghismo dilaganti a casa nostra? E fra il razzismo sottobanco dei giapponesi nei confronti dei bianchi, ed il nostro nei confronti di neri, gialli, ecc, chi se la passa meglio? Noi in vacanza in Giappone, o una famiglia benestante del Senegal in vacanza in Italia?

Soste lungo San-in: Tottori, cittadina turistica nota per le alte dune di sabbia. Nulla di che, ma una notte giusto per spezzare il lungo viaggio e la sequenza di treni. Tottori è comunque piacevole e piuttosto vivace.
E poi Hagi, famosa per le terrecotte, la cui produzione venne importata dalla Corea alla fine del cinquecento. Ad Hagi, piacevole cittadina sul mare dove la gente è di una gentilezza quasi imbarazzante, meritano una visita anche le antiche case dei samurai, testimonianza di un importante passato feudale. Qui peraltro ci spiaggiamo anche un pomeriggio intero, approfittando di una temperatura ottimale, di un mare trasparente ed immobile, e di un litorale di sabbia finissima lungo qualche chilometro e popolato - di domenica pomeriggio, seconda metà di agosto - da non più di quaranta persone. Per Leonardo, il paradiso terrestre.

Le dune di Tottori, San-in
Antiche case samurai, Hagi, San-in
La spiaggia di Hagi, San-in
Le famose terrecotte di Hagi

Ad Hagi, complice la solita prenotazione alla cieca via Internet, sballiamo anche l'unico albergo di tutto il viaggio: l'Orange Business Hotel entra di diritto nella top ten dei dieci alberghi più squallidi e fatiscenti nei quali siamo mai stati. Dobbiamo anche lasciare la nostra strettissima tripla giapponese (otto tatami di superficie ed una tv scassata), perché già occupata da uno scarafaggio. Che, capite bene, dovendo dormire per terra...
Finiamo quindi per occupare due microscopiche singole davvero claustrofobiche, impregnate di puzza di fumo (come tutto il resto dell'hotel). A me tocca dividere la branda con il povero Leonardo. Bisogna peraltro dire che il capobanda voleva quasi fare harakiri per la vergogna, e che per scusarsi è rimasto inchinato per due giorni di seguito e ci ha fatto lo sconto. Certo che beccare un albergo del genere in Giappone è davvero sfiga.

Tutto ciò sarebbe anche un ottimo spunto per raccontarvi degli alberghi giapponesi, argomento che fino ad oggi ho trascurato, ma ciò richiederebbe parecchio tempo. Vi dirò solo che l'unità di misura non sono affatto le stelle, ma lo spazio. Per dire, nella camera di questo hotel di Hiroshima centro da dove vi sto scrivendo lo spazio per noi tre, tutto sommato, c'è. Magari dandosi qualche gomitata, ma vabbè. Non c'è però per le valigie. Il passeggino lo abbiamo lasciato fuori dalla porta e amen. In compenso, come in tutti gli hotel giapponesi, c'è qualunque accessorio e maipiùsenza possiate desiderare. Ad esempio, un fornelletto per il tè con deumidificatore incorporato.
Al nostro ritorno, quando preparerò la scheda di viaggio da inserire fra i Viaggi Orizzontali, con calma vi ragguaglierò comunque in merito.

Piuttosto, ad Hagi mi ricordo anche di fotografarvi questo:

Indicazioni stradali, Hagi

In Giappone, quasi dappertutto, non esistono i nomi delle vie, o comunque non sono segnalate, con rare eccezioni. Però, ad ogni incrocio trovate cartelli come questo, che mappano la zona nella quale vi trovate. Questo è uno dei più semplici. Più chiaro di così...

Lasciamo dunque Hagi per rientrare nella "civiltà" dopo quasi una settimana. Altri due trenini diesel per attraversare le montagne ed eccoci ad Asa, San-yo, dove finalmente saliamo sul mitico shinkansen. Che, è davvero un proiettile. Telefono a bordo anche in seconda classe, scompartimenti ufficio per lavorare, area per cambiare pannolini e scaldare il biberon, sedili larghissimi, ecc. Chevvelodico affa'?
Lo Shinkansen passa sotto al mare e ci porta a Fukuoka, isola di Kyushu.

Shinkansen, il treno lampo
Fukuoka-Hakata

A Fukuoka ritroviamo all'improvviso il super Giappone della vostra (e nostra) immaginazione. Suppongo che le fotografie siano autoesplicative. Sappiate comunque che è una metropoli davvero piacevole e, a quanto pare, anche la città più cosmopolita dell'intero Giappone e punto di scambio con la Corea, che da qui è davvero vicina (una notte di traghetto). Sì, certo che ci avevo pensato, che vi credete? Ma non avevamo trovato il volo di rientro da Seoul, e quindi Corea rimandata. Per ora.
Il nostro megahotel, che ci ripaga subito dell'orrendo Orange Hotel di Hagi, si trova proprio a Canal City, una sorta di avveniristico centro commerciale di dimensioni spropositate: una city vera e propria, con alberghi, ristoranti, fontane, laghi artificiali e molti altri bla bla bla. Insomma, ci facciamo questa gitarella a Fukuoka e ne appprofittiamo per un po' di shopping, che in effetti qui viene molto meglio che in altri posti.

Il giorno seguente un altro proiettile shinkansen ci riporta ad Honshu e ci deposita con una sola ora di viaggio ad Hiroshima, duecentocinquanta chilometri più a nord. Viaggiare sullo shinkansen è davvero un'esperienza psichedelica. Ho cronometrato il passaggio sotto al mare: poco più di quattro minuti per diciotto chilometri e rotti di tunnel.
Quando il treno (treno?) parte dalla stazione, spaccando il secondo, lipperlì non vi accorgete nemmeno di esservi mossi. Un minuto dopo state viaggiando a trecento chilometri all'ora al suolo e vi assicuro che fa quasi paura, la prima volta. Sdraiati nelle vostre comodissime poltrone, avvertite l'incredibile spinta dell'accelerazione e il rumore in sottofondo, quasi un fischio sordo, prodotto dalla penetrazione nell'aria. A tratti vi sembra di essere in aereo, e in effetti l'interno ricorda molto quello di un jet, anche se molto più comodo. Quando poi incontrate un altro shinkansen che viaggia in senso opposto, l'incrocio dura un lampo e lo spostamento d'aria è impressionante.

Ma ciò che davvero mi manda in bestia è che questo treno è vecchio. Vecchio, capite? Ha ormai almeno una ventina d'anni. E vi porta da Fukuoka a Tokyo - ve lo ripeto: da Fukuoka a Tokyo, più di millecento chilometri, attraversando anche due o tre catene montuose ed un braccio di mare - in cinque ore. Cinque ore. CINQUE! Comprese una decina di soste!
Il ritardo medio in un anno su tutta la rete ferroviaria è attorno ai sei secondi. SEI! E l'unico caso di deragliamento è stato a causa di un terremoto una decina di anni fa: naturalmente nessuna vittima.
Ed io, con la nuovissima TAV, per andare da Milano a Torino, centocinquanta chilometri completamente e stramaledettamente piatti, impiego un'ora e venti! Ma chec*****! CENSURA!

Vabbè. Hiroshima, dicevamo. Ora, io non so bene che dirvi di Hiroshima. Vedete, noi siamo stati ad esempio a Beirut, a Sarayevo, a Phnom Penh. Qualche mese fa vi raccontavo di Belfast. Ma che c'entrano tutti questi luoghi con Hiroshima? E cosa c'è da dire, poi, di Hiroshima? Perché questa altro non è oggi che una piacevole ed animata città, grande come Milano, nulla più. Anche se, a ben vedere, non c'è niente di vecchio, e questo la rende comunque diversa dalle altre città del Giappone che abbiamo visto.
Lo sappiamo tutti, e le abbiamo viste tutti almeno una volta le immagini del dopobomba: la città completamente piallata ed annullata dall'esplosione nucleare. L'A-Bomb dome, unico edificio rimasto in piedi in un'area di chilometri quadrati, a poche centinaia di metri dall'ipocentro dell'esplosione: è stato lasciato così com'era, a testimonianza perenne di ciò che fu, e dichiarato dall'Unesco Patrimonio dell'Umanità.
Non c'è altro da aggiungere su Hiroshima, e il passaggio obbligato al Museo della Memoria niente altro aggiunge a sua volta, tranne vedere dal vivo quei pochi oggetti che vennero raccolti all'epoca dal nulla rimasto, e ancora quelle immagini.

Eppure sapete che c'è? Che oggi, mentre mi aggiravo attorno all'A-Bomb dome, all'improvviso mi sono reso conto che continuavo a guardare il cielo, in alto. Stavo camminando sotto all'ipocentro, sessantuno anni e pochi giorni dopo.
Per chi non lo sa, l'esplosione avvenne in alto, a circa cinquecento metri di quota. L'edificio oggi noto come "A-Bomb dome" rimase miracolosamente in piedi solo perché quasi sulla verticale dell'onda d'urto. Ecco: sessantuno anni fa, sopra alla mia testa. Capite?

A-Bomb dome
Le migliaia di gru di carta del Children's peace memorial
Hiroshima XXI secolo, a due passi dall'ipocentro

A pensarci, un fatto curioso da segnalare ad Hiroshima ci sarebbe anche: detto che il Giappone è un paese assolutamente musicale (qui tutto suona: musica zen diffusa per le strade, musica ambient diffusa nei negozi, musica pop nei grandi magazzini, jazz nei locali, semafori sonori a tutti gli incroci, musichette demenziali sui tram...), nella maggior parte dei locali di questa città viene diffuso jazz caldo anni '40, alla Glenn Miller per intenderci. Ora, non vi sembra un po' surreale che Hiroshima vada matta per quella stessa musica americana che è un po' la colonna sonora di quegli anni in cui proprio gli americani gli hanno sganciato la bomba? Mah.
Sta di fatto che a girare quaggiù per le vie un po' fuori dal tempo vi sentite, e non saprei nemmeno bene dirvi perché, considerato che è inevitabilmente una delle città più moderne che abbiamo visitato in questo viaggio.

Perdonate comunque se abbandonerò subito il tema. Hiroshima guarda avanti ormai da un bel pezzo (senza per questo certamente dimenticare) e anche noi riprendiamo il nostro vagabondare per le vie della città. Che, calore a parte, offre anche spunti di tutt'altro genere che non posso certo farvi mancare.

Farmacia "Segami"
Fancl House.,,?

Ad Hiroshima mi ricordo anche di fotografarvi finalmente il vero simbolo del Giappone: ciò che ci ha permesso di sopravvivere queste settimane e di affrontare ore di estenuanti maratone attraverso queste immense metropoli. Tecnologia spintissima, diffusa praticamente ovunque e con una densità che non potete nemmeno immaginare. Accettano qualunque banconota e moneta, danno sempre il resto e forniscono qualunque genere di bevanda nota e non al genere umano. Semplicemente, rivoluzionarie. Tutte le strade del Giappone (non solo le vie cittadine!) ne sono invase.

Le macchinette distributrici hanno invaso il Giappone

Io adoro questo paese, se non lo avete ancora capito. Ad esempio: mettiamo che ne abbiate le tasche piene di mangiare giapponese, e/o di mangiare per terra, e/o di mangiare con i bastoncini, e/o che siate come il sottoscritto, che magari potete anche piegarvi al sashimi, ma perdinci, senza un caffè ed un croissant a colazione schiattate ovunque siate nel mondo.
Beh, che problema c'è? In Giappone è un festival, ovunque, di caféterie francesi, che credetemi, vi fanno dei croissant che vi sembra di essere sulla Loira. A Kyoto ne trovate una al metro, ma anche a Fukuoka, ad Hiroshima, a Tottori e perfino ad Hagi. E vogliamo parlare di pizza e spaghetti? A parte la famosa pizza di Takayama, abbiamo incrociato fantastiche pizzerie che Tipico e Spizzico gli fan le pippe, e spaghetti perfettamente al dente. E poi ancora hamburger e patatine a pioggia, e pollo in tutti i vostri modi preferiti, e pane, bruschette, insalatone di ogni forma, dimensione e contenuto, e se proprio siete yankee nel midollo, Starbucks ad ogni angolo, e ancora gelaterie straordinarie, e bla bla bla.
Vi basta solo pensarle, a volte. Tipo: oddio cosa darei proprio ora per un bel frappuccino ghiacciato (o un frullato misto, o una spaghettata aglio e olio,...), e puff!, eccovi accontentati nel giro di un paio di incroci.
Eh sì! Vi credevate davvero che potessimo passare un mese intero a distruggerci la schiena sui tatami e a interpretare menù scritti coi geroglifici? Va bene, ve la dico tutta: dopo l'esperienza "estrema" di Tango-hanto abbiamo proprio sbracato. E giù di pizze, panini, hamburger, brioches, caffè... :-) Peraltro, devo anche dirvi che a Leonardo non è parso vero di tornare ad una dieta a lui un po' più familiare.

Chiudiamo dunque i due giorni ad Hiroshima con una gita a Miyajima per vedere il famoso Torii galleggiante, che pare sia una delle tre vedute più suggestive e fotografate di tutto il Giappone. Un'altra peraltro ve l'avevo già fatta vedere in Tango-hanto: la lingua di sabbia di Amanohashidate.
Miyajima è una piacevole escursione che ci permette anche di completare l'album dei mezzi di trasporto di questo viaggio: dopo aereo, treni, autobus, tram, auto, funivie e seggiovie (!), prendiamo anche un traghetto sul Mare Interno. Inutile che vi dica che per andare a Miyajima, una cinquantina di chilometri a sud, siamo usciti dall'albergo alle undici, saliti immediatamente sul tram, scesi davanti alla stazione, preso subito un treno locale che ci ha depositati dopo soli ventisei minuti davanti all'imbarcadero corretto, dove ci aspettava già un traghetto pronto...
Inutile dirvi anche che Leonardo si è dormito l'intero viaggio di ritorno sul passeggino senza che noi dovessimo sollevarlo di un centimetro. Barriere architettoniche what?

Miyajima
Itsukushima-jinja, Torii galleggiante, Miyajima

Bene. Come al solito ho esagerato e mi sono lasciato trasportare dalla mia grafomania, ma so che mi perdonerete. Domani mattina si parte di nuovo, destinazione Osaka. Ormai siamo sulla via del ritorno. Ci si sente fra qualche giorno da Tokyo per i saluti, va'.
Sayonara a tutti!
00.38 del 31 Agosto 2006  
 
1 commento pubblicato
Purtroppo non sapevo del vostro sito prima di andare in Giappone, ma ringrazio cmq Stefano che me l'ha indicato. E' veramente fatto bene!

Siamo stati in Giappone per il viaggio di nozze e credo di essere in sintonia con Carlo. Quando li capisci, non puoi non apprezzare i giapponesi. Una perfetta sintesi delle differenze culturali il tuo racconto di settembre in cui paragoni il viaggio di andata con la JAL e quello di ritorno con Alitalia (noi, per fortuna, abbiamo volato JAL anche al ritorno).

La cortesia non finta. E', semplicemente, CORTESIA. Che non vuol dire che un commesso debba amarti col cuore e portarti a casa sua. Io ero quasi imbarazzato nel passare davanti a negozi e bancarelle e ricevere il saluto di ogni negoziante, anche se ero entrato solo per fare un giro. Io abito nel profondo nord est e qua, mediamente, i commessi sembra che ti facciano un favore gi solo a risponderti.

Un appunto, su Hiroshima: chi visita anche il museo si preparai a ricevere un pugno allo stomaco...
L'ha detto Andrea Coccon, 19 dicembre 2008 alle 18.31


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