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Park Side Hotel, Ueno, Tokyo, una fresca serata di inizio
settembre. Valigie chiuse, non so come, ma chiuse. Passeggino
svuotato e pronto per essere impacchettato. Non avete idea
di cosa può accumularsi nella rete portaoggetti di
un passeggino durante un mese di viaggio in Giappone.
Dovrei forse raccontarvi di una frenetica giornata trascorsa
nell'incredibile Osaka che, a dispetto di quel che se ne
dice, credetemi: è imperdibile! Ma forse prima dovrei
dirvi della nostra sosta lampo ad Himeji, fra Hiroshima
ed Osaka. Ma forse, prima ancora, dovrei raccontarvi di
come ci sia capitato di dimenticarci non uno, ma due zainetti
sullo shinkansen, scendendo alla stazione di Osaka.
La testa, a dirvela tutta, è un po' altrove. Non
so perché solo oggi, all'improvviso, abbia realizzato
tutto il rumore. L'assordante rumore giapponese attorno
a noi. Il chiasso, i megafoni, la musica ognidove e ogniquando
a volume esagerato, il traffico e i treni e i cavalcavia
e i decibel a manetta nonstop. Ora c'è silenzio.
Stanza 501, Parsk Side Hotel. Last night in Tokyo.
Osaka, un paio di giorni fa. Appena scesi dallo shinkansen.
Tempo di prendere le scale mobili e rendersi conto che manca
qualcosa. E lo shinkansen, naturalmente, già ripartito
dopo i consueti tre minuti di sosta.
Dove va adesso? Ah, Tokyo. Ecco. Seicento chilometri più
a nord. Cosa c'era nei due zainetti? Oh, nulla di importante:
il passaporto di Emanuela e tutti i suoi soldi - per la
cronaca, i soli yen che ancora avevamo, in un paese dove
trovare una macchinetta ATM che accetti le carte di credito
internazionali è come cercare il Sacro Graal; la
telecamera e vabbè, quello per ora non è un
problema; i pannolini - tutti - di Leonardo e quello sì
che è un problemissimo, anche perché trovare
i pannolini in questo paese è come andare alla ricerca
dell'Arca perduta dopo aver trovato il Sacro Graal e ad
occhio Leonardo non ha ormai più molto tempo di autonomia.
E peraltro, senza soldi, come li ricompriamo i pannolini?
E peraltro, senza soldi, come ci arriviamo in albergo? E
peraltro, senza passaporto, come ci registriamo in albergo,
ammesso di arrivarci? Ecco, welcome in Osaka.
No, prima ancora. Memento. Lasciata Hiroshima, decidiamo
di fare una sosta al volo a Himeji prima di proseguire per
Osaka. Con gli shinkansen come al solito è uno scherzo.
Hiroshima-Osaka sono quasi trecento chilometri, coperti
più o meno da un centinaio di treni al giorno, nessuno
dei quali, naturalmente, impiega più di un'ora e
mezza. Una metropolitana, insomma. Una fermata a Himeji
per un paio d'ore, quindi, ci sta pacifica pacifica, perfino
partendo con calma da Hiroshima con lo shinkansen delle
10:10.
Himeji è famosa per il castello più bello
del Giappone, risalente al XVI secolo. Eccolo qui:
Arrivate ad Himeji alle 11:15, mollate tutti i bagagli al
deposito, correte al castello, visitate il castello, ritornate
in stazione, riprendete i bagagli, risalite sullo shinkansen
delle 13:02, durante il viaggio ammirate alla vostra destra
il ponte più lungo del mondo che collega Honshu a Shikoku,
arrivate ad Osaka alle 13:48 in tempo per pranzare e per essere
in albergo prima delle tre del pomeriggio, e avete dunque
ancora mezza giornata davanti per vagabondare un po' in città.
Fantastico, no?
Salvo, naturalmente, accorgervi che
vi siete dimenticati mezzo bagaglio, passaporto e soldi sul
treno.
Volete sapere subito com'è andata a finire o aspettate?
Beh, siamo in Giappone qui, mica in Italia. Dalla stazione
di Osaka hanno chiamato il capotreno sullo shinkansen ormai
in viaggio per Tokyo, e lo hanno avvertito. Ad Emanuela hanno
dato un foglio da consegnare all'albergo, per spiegare alla
reception la faccenda del passaporto. Tempo mezz'ora, tutto
a posto: zaini identificati ed in viaggio per il deposito
di Tokyo, noi sulla metro di Osaka in viaggio per il nostro
albergo. Di fronte al quale, ovviamente, un rarissimo esemplare
giapponese di ATM internazionale. Facile no?
Osaka: una sosta non programmata, nata per caso perché
ci avanzava una giornata sulla strada per Tokyo. Una sosta
straordinaria, del tutto inattesa, che peraltro ci ha confermato
una volta di più che queste metropoli giapponesi non
sono affatto tutte uguali, ed anzi. Ognuna con la propria
spiccata personalità che la differenzia a colpo d'occhio
dalle altre, per cui se sei ad Osaka non ti sembra di essere
a Tokyo, e se sei a Tokyo non ti sembra di essere a Fukuoka,
ed a Fukuoka non puoi essere né a Kyoto, né
ad Hiroshima. Del resto vi avevo già
raccontato dei mille volti di Tokyo, per cui Shinjuku
non è Shibuya, che non è Ueno, che non è
Asakusa, che non è Ginza.
E la cosa fantastica è che viaggiate per chilometri
e chilometri e chilometri, e ai vostri occhi, dai finestrini
del treno, non c'è soluzione di continuità nell'urbanizzazione
infinita di ognidove cosicché, dal punto di vista dei
trecentorari dello shinkansen, Kobe, Osaka e Kyoto e fors'anche
il Giappone tutto fino a Nagoya, Yokohama e Tokyo, è
un'unica marmellata di cubi di cemento e grattacieli e neon,
talvolta intervallata per cento metri da un campo verde di
riso. Poi di nuovo solo cubi, e cubi, e cubi, ed elettrodotti,
ed elettrodotti, ed elettrodotti.
Noooo! Non fidatevi dei gialli! Scendete a vedere, fermatevi!
Venite a vedere la follia di Osaka. E di colpo vi sentirete
così in Giappone come non vi siete sentiti per un mese
intero a spasso con noi.
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Osaka girl,
Amerika Mura
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Minami, il
cuore notturno di Osaka
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Umeda Sky
Building, downtown Kita, Osaka
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Che ne dite? Questo è davvero il Giappone alla Blade
Runner che ci aspettavamo: la distesa infinita di neon e folla,
la centrifuga impazzita di rumori assordanti, il groviglio
incredibile di metropolitane, sopraelevate, tangenziali multilivello,
grattacieli, l'esagerazione ovunque come in nessun altro luogo
al mondo. Tokyo non ci è sembrata affatto così,
Fukuoka ci si è solo un po' avvicinata. Osaka è
un'esplosione, un altoforno di tutto: luci, colore, rumore,
gente, caos.
Qui sono entrato in qualcuno della miriade di Pachinko
di Minami, il cuore pulsante notturno di Osaka. Migliaia di
slot machine allineate, musica assordante a volume inaudito,
neon abbaglianti, e gente, gente, gente, gente. E poi ancora
ristoranti e bar di ogni dimensione, tipo, colore, natura
e contenuto, centri commerciali infiniti di dimensioni nemmeno
descrivibili, città sotterranee estese per chilometri
e chilometri, negozi trash a pioggia, tribù umane,
quasiumane e nonumane degne di un circo alieno, volti e colori
e abbigliamenti ed acconciature e makeup da azzerare tutto
ciò che ho fotografato fino ad oggi in questo paese.
Tutto, tutto, tutto l'immaginabile.
Dopo il bagno nel delirio affascinante della Osaka notturna,
decidiamo di dedicare la mattinata seguente a Leonardo e lo
portiamo all'acquario, famoso per ospitare uno squalo balena
nella vasca più grande del mondo. L'acquario di Osaka
è esagerato come tutto il resto di questa città,
e bellissimo. Così straordinario che non solo Leonardo
ne è ovviamente entusiasta, ma persino io mi lascio
trascinare dall'euforia delle famigliole di turisti giapponesi
e scarico un imbarazzante volume di foto, sgomitando con bambini
gialli ed anziani banzai.
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L'incredibile
acquario di Osaka e lo squalo balena
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L'acquario è un luogo perfetto anche per qualche esperimento
approfondito con la Canon. Le vasche quasi buie delle meduse
si prestano perfettamente per provare un po' le alte sensibilità
e tiro la macchina fino a ISO 1600. Foto così me le
sarei sognate fino ad un anno fa.
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Meduse, acquario
di Osaka
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Anche Osaka vola via, e nel pomeriggio siamo già in
viaggio sullo skinkansen per Tokyo. Tramonto stupendo su Honshu
e, come speravo, Fuji perfettamente limpido al nostro passaggio:
riesco così a fotografarvelo anche sul versante opposto.
Come dite? Beh, certo che è uguale. E' pur sempre un
banalissimo cono. E no, anche questa volta niente cappuccio
di neve e niente rami di ciliegio. Non scocciatemi.
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Il Fuji fotografato
nei pressi di Hakone, dal treno per Tokyo
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Tornare a Tokyo dopo un mese di Giappone è davvero
come rientrare a casa: mi sembra di conoscere questa città
fermata di metrò per fermata di metrò, mi è
del tutto familiare, me la sento perfettamente addosso. Dieci
anni di viaggi in Asia, che insieme fanno più di un
anno di permanenza, hanno ormai il loro peso nel mio modo
di avvicinarmi alla più orientale delle capitali d'oriente
e di viverla.
E' stato un viaggione davvero bello ed intenso questo, come
non facevamo da un po'. Un sole stupendo accompagna la nostra
ultima giornata quaggiù e ne approfittiamo per fare
un salto a Yokohama, tre quarti d'ora da Tokyo, seconda città
del Giappone ormai considerata un agglomerato unico con la
capitale, con la quale, in effetti, è urbanisticamente
del tutto amalgamata e perfettamente integrata da un un unico
sistema di trasporti pubblici.
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Greetings
from Yokohama: goodbye Japan!
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Adesso abbiamo dato davvero tutto. Goodbye Japan - ché
diciamolo, ora: io sayonara non l'ho sentito dire a
nessuno. Ultimo luogo comune azzerato.
Se anche questa volta vi è piaciuto venire con noi,
ditelo agli amici. Noi ci si rivede in quel della Brianza
di nordest, dodici ore più a ovest, oggi. Domani, per
voi. |
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00.26 del 03 Settembre 2006
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