Orizzontintorno Carlo Paschetto
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03 Japan/10 - Back to Ueno, Tokyo
SET Travel Log: Japan
Park Side Hotel, Ueno, Tokyo, una fresca serata di inizio settembre. Valigie chiuse, non so come, ma chiuse. Passeggino svuotato e pronto per essere impacchettato. Non avete idea di cosa può accumularsi nella rete portaoggetti di un passeggino durante un mese di viaggio in Giappone.
Dovrei forse raccontarvi di una frenetica giornata trascorsa nell'incredibile Osaka che, a dispetto di quel che se ne dice, credetemi: è imperdibile! Ma forse prima dovrei dirvi della nostra sosta lampo ad Himeji, fra Hiroshima ed Osaka. Ma forse, prima ancora, dovrei raccontarvi di come ci sia capitato di dimenticarci non uno, ma due zainetti sullo shinkansen, scendendo alla stazione di Osaka.
La testa, a dirvela tutta, è un po' altrove. Non so perché solo oggi, all'improvviso, abbia realizzato tutto il rumore. L'assordante rumore giapponese attorno a noi. Il chiasso, i megafoni, la musica ognidove e ogniquando a volume esagerato, il traffico e i treni e i cavalcavia e i decibel a manetta nonstop. Ora c'è silenzio. Stanza 501, Parsk Side Hotel. Last night in Tokyo.

Osaka, un paio di giorni fa. Appena scesi dallo shinkansen. Tempo di prendere le scale mobili e rendersi conto che manca qualcosa. E lo shinkansen, naturalmente, già ripartito dopo i consueti tre minuti di sosta.
Dove va adesso? Ah, Tokyo. Ecco. Seicento chilometri più a nord. Cosa c'era nei due zainetti? Oh, nulla di importante: il passaporto di Emanuela e tutti i suoi soldi - per la cronaca, i soli yen che ancora avevamo, in un paese dove trovare una macchinetta ATM che accetti le carte di credito internazionali è come cercare il Sacro Graal; la telecamera e vabbè, quello per ora non è un problema; i pannolini - tutti - di Leonardo e quello sì che è un problemissimo, anche perché trovare i pannolini in questo paese è come andare alla ricerca dell'Arca perduta dopo aver trovato il Sacro Graal e ad occhio Leonardo non ha ormai più molto tempo di autonomia.
E peraltro, senza soldi, come li ricompriamo i pannolini? E peraltro, senza soldi, come ci arriviamo in albergo? E peraltro, senza passaporto, come ci registriamo in albergo, ammesso di arrivarci? Ecco, welcome in Osaka.

No, prima ancora. Memento. Lasciata Hiroshima, decidiamo di fare una sosta al volo a Himeji prima di proseguire per Osaka. Con gli shinkansen come al solito è uno scherzo. Hiroshima-Osaka sono quasi trecento chilometri, coperti più o meno da un centinaio di treni al giorno, nessuno dei quali, naturalmente, impiega più di un'ora e mezza. Una metropolitana, insomma. Una fermata a Himeji per un paio d'ore, quindi, ci sta pacifica pacifica, perfino partendo con calma da Hiroshima con lo shinkansen delle 10:10.

Himeji è famosa per il castello più bello del Giappone, risalente al XVI secolo. Eccolo qui:

Himeji-jo

Arrivate ad Himeji alle 11:15, mollate tutti i bagagli al deposito, correte al castello, visitate il castello, ritornate in stazione, riprendete i bagagli, risalite sullo shinkansen delle 13:02, durante il viaggio ammirate alla vostra destra il ponte più lungo del mondo che collega Honshu a Shikoku, arrivate ad Osaka alle 13:48 in tempo per pranzare e per essere in albergo prima delle tre del pomeriggio, e avete dunque ancora mezza giornata davanti per vagabondare un po' in città. Fantastico, no?
Salvo, naturalmente, accorgervi che vi siete dimenticati mezzo bagaglio, passaporto e soldi sul treno.

Volete sapere subito com'è andata a finire o aspettate? Beh, siamo in Giappone qui, mica in Italia. Dalla stazione di Osaka hanno chiamato il capotreno sullo shinkansen ormai in viaggio per Tokyo, e lo hanno avvertito. Ad Emanuela hanno dato un foglio da consegnare all'albergo, per spiegare alla reception la faccenda del passaporto. Tempo mezz'ora, tutto a posto: zaini identificati ed in viaggio per il deposito di Tokyo, noi sulla metro di Osaka in viaggio per il nostro albergo. Di fronte al quale, ovviamente, un rarissimo esemplare giapponese di ATM internazionale. Facile no?

Osaka: una sosta non programmata, nata per caso perché ci avanzava una giornata sulla strada per Tokyo. Una sosta straordinaria, del tutto inattesa, che peraltro ci ha confermato una volta di più che queste metropoli giapponesi non sono affatto tutte uguali, ed anzi. Ognuna con la propria spiccata personalità che la differenzia a colpo d'occhio dalle altre, per cui se sei ad Osaka non ti sembra di essere a Tokyo, e se sei a Tokyo non ti sembra di essere a Fukuoka, ed a Fukuoka non puoi essere né a Kyoto, né ad Hiroshima. Del resto vi avevo già raccontato dei mille volti di Tokyo, per cui Shinjuku non è Shibuya, che non è Ueno, che non è Asakusa, che non è Ginza.
E la cosa fantastica è che viaggiate per chilometri e chilometri e chilometri, e ai vostri occhi, dai finestrini del treno, non c'è soluzione di continuità nell'urbanizzazione infinita di ognidove cosicché, dal punto di vista dei trecentorari dello shinkansen, Kobe, Osaka e Kyoto e fors'anche il Giappone tutto fino a Nagoya, Yokohama e Tokyo, è un'unica marmellata di cubi di cemento e grattacieli e neon, talvolta intervallata per cento metri da un campo verde di riso. Poi di nuovo solo cubi, e cubi, e cubi, ed elettrodotti, ed elettrodotti, ed elettrodotti.

Noooo! Non fidatevi dei gialli! Scendete a vedere, fermatevi! Venite a vedere la follia di Osaka. E di colpo vi sentirete così in Giappone come non vi siete sentiti per un mese intero a spasso con noi.

Osaka girl, Amerika Mura
Minami, il cuore notturno di Osaka
Umeda Sky Building, downtown Kita, Osaka

Che ne dite? Questo è davvero il Giappone alla Blade Runner che ci aspettavamo: la distesa infinita di neon e folla, la centrifuga impazzita di rumori assordanti, il groviglio incredibile di metropolitane, sopraelevate, tangenziali multilivello, grattacieli, l'esagerazione ovunque come in nessun altro luogo al mondo. Tokyo non ci è sembrata affatto così, Fukuoka ci si è solo un po' avvicinata. Osaka è un'esplosione, un altoforno di tutto: luci, colore, rumore, gente, caos.
Qui sono entrato in qualcuno della miriade di Pachinko di Minami, il cuore pulsante notturno di Osaka. Migliaia di slot machine allineate, musica assordante a volume inaudito, neon abbaglianti, e gente, gente, gente, gente. E poi ancora ristoranti e bar di ogni dimensione, tipo, colore, natura e contenuto, centri commerciali infiniti di dimensioni nemmeno descrivibili, città sotterranee estese per chilometri e chilometri, negozi trash a pioggia, tribù umane, quasiumane e nonumane degne di un circo alieno, volti e colori e abbigliamenti ed acconciature e makeup da azzerare tutto ciò che ho fotografato fino ad oggi in questo paese. Tutto, tutto, tutto l'immaginabile.

Pachinko, Osaka

Dopo il bagno nel delirio affascinante della Osaka notturna, decidiamo di dedicare la mattinata seguente a Leonardo e lo portiamo all'acquario, famoso per ospitare uno squalo balena nella vasca più grande del mondo. L'acquario di Osaka è esagerato come tutto il resto di questa città, e bellissimo. Così straordinario che non solo Leonardo ne è ovviamente entusiasta, ma persino io mi lascio trascinare dall'euforia delle famigliole di turisti giapponesi e scarico un imbarazzante volume di foto, sgomitando con bambini gialli ed anziani banzai.

L'incredibile acquario di Osaka e lo squalo balena

L'acquario è un luogo perfetto anche per qualche esperimento approfondito con la Canon. Le vasche quasi buie delle meduse si prestano perfettamente per provare un po' le alte sensibilità e tiro la macchina fino a ISO 1600. Foto così me le sarei sognate fino ad un anno fa.

Meduse, acquario di Osaka

Anche Osaka vola via, e nel pomeriggio siamo già in viaggio sullo skinkansen per Tokyo. Tramonto stupendo su Honshu e, come speravo, Fuji perfettamente limpido al nostro passaggio: riesco così a fotografarvelo anche sul versante opposto. Come dite? Beh, certo che è uguale. E' pur sempre un banalissimo cono. E no, anche questa volta niente cappuccio di neve e niente rami di ciliegio. Non scocciatemi.

Il Fuji fotografato nei pressi di Hakone, dal treno per Tokyo

Tornare a Tokyo dopo un mese di Giappone è davvero come rientrare a casa: mi sembra di conoscere questa città fermata di metrò per fermata di metrò, mi è del tutto familiare, me la sento perfettamente addosso. Dieci anni di viaggi in Asia, che insieme fanno più di un anno di permanenza, hanno ormai il loro peso nel mio modo di avvicinarmi alla più orientale delle capitali d'oriente e di viverla.

E' stato un viaggione davvero bello ed intenso questo, come non facevamo da un po'. Un sole stupendo accompagna la nostra ultima giornata quaggiù e ne approfittiamo per fare un salto a Yokohama, tre quarti d'ora da Tokyo, seconda città del Giappone ormai considerata un agglomerato unico con la capitale, con la quale, in effetti, è urbanisticamente del tutto amalgamata e perfettamente integrata da un un unico sistema di trasporti pubblici.

Greetings from Yokohama: goodbye Japan!

Adesso abbiamo dato davvero tutto. Goodbye Japan - ché diciamolo, ora: io sayonara non l'ho sentito dire a nessuno. Ultimo luogo comune azzerato.
Se anche questa volta vi è piaciuto venire con noi, ditelo agli amici. Noi ci si rivede in quel della Brianza di nordest, dodici ore più a ovest, oggi. Domani, per voi.
00.26 del 03 Settembre 2006  
 
1 commento pubblicato
Gran finale !
Se gia' prima avevo voglia di andarci adesso sono davvero deciso a farlo.
Grazie per questo viaggio virtuale regalato a chi ad Agosto ha dovuto lavorare.
L'ha detto Roberto, 15 settembre 2006 alle 18.47


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