Orizzontintorno Carlo Paschetto
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06 Po-po-po: release 2
SET Mal di fegato
Te la spiego anche in un altro modo. Mettila così: sei a Tokyo, tutto funziona alla perfezione, è domenica e i negozi sono tutti aperti, tutti si inchinano e ti ringraziano per qualunque cosa, anche quando dovresti essere tu a ringraziare, il traffico scorre perfettamente regolare, prendi lo skyliner, subito, ce n'è uno ogni venti minuti anche se è domenica, prenotazione obbligatoria, la puoi fare immediatamente da uno dei sei sportelli aperti - ed è domenica - o alle macchinette automatiche, lo skyliner ti porta a Tokyo Narita, ad ottanta chilometri di distanza, con la solita puntualità nauseante e maniacale, appena scendi dallo skyliner hai immediatamente disponibile centinaia di carrelli portavaligie perfettamente allineati davanti a te, gratis ovviamente, sali al quarto piano, partenze internazionali, naturalmente barriere architettoniche zero come sempre, ai check-in counter di quello che è uno degli aeroporti più grandi del mondo non fai quasi coda, al controllo passaporti passi in zero secondi - e ti controllano tutto, oh se ti controllano tutto! - all'imbarco ti fanno salire per primo perché hai un bambino piccolo, decolli in orario noiosamente perfetto e perfino il meteo non prevede un alito di vento.

Tredici ore dopo sbarchi a Milano Malpensa. Impieghi un'ora per riuscire a passare il controllo passaporti, annegato in una coda soffocante formata dai passeggeri di quattro voli internazionali atterrati contemporaneamente che si contendono l'unico - unico - passaggio riservato ai cittadini UE, caldo da morire perché non c'è aria condizionata e se c'è non si sente, ti procuri a fatica il dannatissimo euro che ti serve per il carrello portavaligie, sempre che di carrello tu riesca a trovarne ancora uno, al parcheggio a lungo termine è possibile pagare solo con le macchinette automatiche e le macchinette automatiche non accettano carte di credito se l'importo è superiore ai centocinquanta euro, peccato che probabilmente sia molto più probabile che tu debba pagare con carta di credito se l'importo è *superiore* ai centocinquanta euro, perché è evidente che magari qualche spicciolo ce lo puoi anche avere, ma quasi certamente non vai in giro con pezzi da cinquanta in tasca se sei appena tornato dalle ferie, e se dunque non hai cash ti puoi anche suicidare perché, ovviamente, è domenica e la cassa è chiusa come tutto il resto, e allora devi tornare in aeroporto, cercarti un bancomat, e bla bla bla, per poi infilare l'autostrada, rischiare subito di ammazzarti grazie a un'idiota con l'Audi e al suo degno compare con il BMW che fanno la gara con slalom in mezzo alla coda e decidono - in un traffico bestiale - di sorpassarti a destra a tutti i costi anche se cerchi di impedirglielo, e di infilarsi poi immediatamente davanti a te passando a cento orari millimetricamente fra te e la macchina che stavi sorpassando, e purtroppo non puoi sparargli ed anche se gli suoni il clacson e gli fai i fari ti mostrano il dito medio, arrivi comunque a casa vivo, cerchi finalmente di rilassarti e pensi che nonostante venticinque anni di viaggi ed ottantacinque paesi visitati tu questo paese lo ami, eccome, e non lo cambieresti con altro al mondo, così ti metti a leggere le ultime notizie, e trovi questo.
Magari lo hai già letto. Altrimenti leggilo tutto, per favore.

Welcome back home.
00.39 del 06 Settembre 2006  
 
7 commenti pubblicati
Davvero non lo cambieresti con altro al mondo? Davvero?
Visitando il vostro sito e vedendo quanto avete viaggiato sono un po' stupita del fatto che viviate ancora in Italia; alla fine, perche'?
(Io stavo giusto per concludere che sarebbe meglio emigrare altrove...)
L'ha detto Lara, 6 settembre 2006 alle 12.44
Lara, è un discorso quasi epocale e che, fra l'altro, riguarda più che altro me: Emanuela è molto più flessibile all'idea di trasferirsi. Per quanto mi riguarda, ci sono mille ed una ragione in favore del "no". Diciamo semplicemente che non ho ancora trovato la mia Shangri-La e che casa mia, i miei affetti, i miei ricordi, la mia vita sono ormai qui da quaranta e più anni. Diciamo anche che il mal di fegato ti viene ovviamente per le cose che non funzionano nel tuo paese, non per quelle che non vanno nei paesi che visiti come turista. Diciamo, ad esempio, che la frase "è domenica e i negozi sono tutti aperti" la puoi leggere in due modi completamente differenti, se ci pensi bene. E diciamo anche, per semplificare moltissimo e tagliare corto, che l'Italia è il paese perfetto per mix fra qualità delle relazioni sociali, vita culturale, qualità della vita intesa come clima + esposizione ad eventi catastrofici + varietà alimentare + applicazione della democrazia + possibilità di lavoro (per ora), e disponibilità di natura accessibile a qualunque livello e per qualunque gusto. Ci sono molti paesi al mondo nei quali almeno uno di questi ingredienti è certo declinato dieci volte meglio che in Italia, ma trovarne uno dove tutti questi elementi sono presenti ad un livello accettabile, beh, è tutto un altro discorso.
Dipende ovviamente poi da qual è, nel caso, la tua capacità di rinunciare a qualcuna delle cose che ti ho elencato. Nel mio caso, molto molto minima.
L'ha detto Carlo, 6 settembre 2006 alle 13.12
Ok, ero curiosa di vedere su quale mix di elementi si basasse la tua/vostra scelta.
Non sono convinta pero' che l'Italia sia il paese perfetto per il mio personale mix di elementi... o forse sono solo troppo curiosa di vedere com'e' vivere altrove - anche se ogni tanto tornare va benissimo.

Comunque solidarieta' ad Emanuela ;) anche se, nel mio caso, attualmente siamo entrambi all'estero (temporaneamente e in paesi diversi, ma lui tornerebbe volentieri in Italia... mah, questi uomini).
Allora, la ricerca della Shangri-La continua?
Buon rientro intanto!
L'ha detto Lara, 6 settembre 2006 alle 17.23
non lo cambieresti? a me ne basterebbe uno così così, altro che un pese perfetto, perchè questo fa proprio schifo. Pardon, fa schifo la gran parte dei suoi abitanti.
L'ha detto alex, 9 settembre 2006 alle 13.08
"che l'Italia è il paese..." "+ possibilità di lavoro (per ora)" ... ehm ... su questo proprio non sono d'accordo. Credo che l'Italia non stia più dando possibilità a noi giovani di dimostrare ciò che siamo capaci di fare. Oggi in questo Paese non basta una laurea e la voglia di lavorare, te lo assicuro. Trovarsi a vivere oggi in Italia a 30 anni, con una laurea, una specializzazione, e alle spalle stage con gavetta annessa di qualche anno sai che rislutati dà: un lavoro a contratto a progetto pagato a fine contratto ( e non dico la cifra). Credo che sia FONDAMENTALE per un Paese dare futuro ai giovani e l'Italia non lo sta dando. "Solo" per questo sarò una delle tante che andrà all'estero. La mia non è una scelta ma un obbligo: le bollette non si pagano con le idee.
L'ha detto Serena , 12 settembre 2006 alle 13.51
Serena, sono abbastanza d'accordo sull'"ingrediente specifico" - del resto, come avevo detto, la mia era una semplificazione molto rapida. Tuttavia, quanto a possibilità di lavoro, qualcosa ne so bene: parli con uno che in più di quindici anni di carriera ha cambiato parecchi lavori e che a quarant'anni, da dirigente in una grande azienda con figlio di un anno a carico, si è ritrovato di colpo in mezzo a una strada perchè quella stessa azienda l'ha fatto fuori insieme ad un altro migliaio di persone. Ti assicuro che in Italia quarant'anni è un'età molto più difficile, oggi, per trovare lavoro, soprattutto se sei "molto" qualificato - leggi, costi troppo - rispetto ad averne trenta. Eppure (per il momento) riesco ancora ad andare avanti senza emigrare, senza grossi scossoni. Significa che in questo Paese, che certo bene non sta, ancora qualche possibilità a guardar bene c'è. Non sto dicendo che sia meglio che altrove, tutt'altro, ma mi serve solo per ribadire che nella media generale (qualità vita + bla bla bla + lavoro, ecc.), ripeto, "media generale", l'Italia per quanto mi riguarda è ancora il Paese dove voglio stare.
L'ha detto Carlo, 12 settembre 2006 alle 16.08
Ti capisco, Carlo, da una 47enne che vive da sei anni all´estero -Svezia - e che pensa all´Italia sempre e sempre. Il lavoro e´fondamentale ma importa anche come un paese ti fa sentire. Anche io penso che non tutto sia perduto in Italia. E comunque sia, anche per me rimane sempre il paese che amo.
L'ha detto Marisa, 23 settembre 2006 alle 16.01


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