Ci sono post che andrebbero scritti nel momento in cui
nascono, non tre giorni dopo. Per la precisione, tre giorni
e quasi duemila chilometri di autostrade e non, dopo. Ad
esempio, perché magari avevi un bell'incipit che
ti frullava in testa mentre guidavi e, naturalmente, ora
lo hai dimenticato. O anche perché di ora in ora
e di chilometri in chilometri, lipperlì, prendevi
appunti con gli occhi, e un conto era scrivere di getto,
un conto è adesso. Adesso che, fra l'altro, me ne
vado anche a dormire, ché domani c'è la solita
levataccia ben prima dell'alba per tornare in quel delle
Ardenne.
Dovessi dire, la combinazione più strana del mio
venerdì attraverso l'Europa centrale è stata
partire da Lussemburgo mentre l'autoradio trasmette Io
canto di Laura Pasini ed arrivare, sette ore e mezza
dopo, alla Malpensa mentre una qualche radio italiana trasmette
ancora Io canto di Laura Pasini. Ottocento chilometri
di nubifragi e vento a raffiche alle spalle.
Dovessi dire, anche, c'è qualcosa di surreale nel
guidare in giacca e cravatta per ottocento chilometri attraverso
cinque Stati. Che poi la giacca era in realtà buttata
in qualche modo sul sedile posteriore. Sta di fatto che
l'Europa in auto l'ho attraversata parecchie volte, ma tant'è
questo venerdì qualcosa di inspiegabile addosso se
lo porta.
Mi ha guardato strano la tipa dell'Avis all'aeroporto di
Lussemburgo quando le ho detto che la macchina me la tenevo
e che ci tornavo in Italia. - E dove la lascia? -
All'aeroporto di Malpensa, devo andare a recuperare la
mia macchina là. - Ah, capisco... - Guardi,
non è proprio giorno di volare oggi, non per me.
Per non dire del tipo della biglietteria della Luxair al
quale mi sono rivolto per cambiare le mie prenotazioni.
- E quando torna? - No guardi, proprio non torno.
Mi sposti l'altra prenotazione a gennaio. - Ma non
posso, questo è un biglietto andata e ritorno Lux-Mpx-Lux.
Lei non può "tornare" lunedì
e "partire" a gennaio. - Capisco... Allora
annulli tutto. - Ma... lei lunedì torna qua...
non capisco. - Non si preoccupi, ho cambiato i miei
programmi. Ho un appuntamento in Francia e vado là
in macchina, poi mi arrangerò per tornare a Milano
in qualche modo. Lunedì riprenderò il mio
aereo alla Malpensa, come al solito.
Non è convinto, non capisce. Ma annulla il biglietto
di "andata" Lussemburgo-Malpensa e mi sposta le
altre prenotazioni di conseguenza. Mi chiamerà un
paio d'ore dopo mentre sono in viaggio per assicurarsi di
aver capito bene.
E' che di spiegargli che io ho paura di volare non ne ho
proprio voglia, e poi c'è gente dietro, la coda è
lunga. E oggi non è la mia giornata: c'è tempesta
di vento su mezza Europa. In Francia sono annunciate raffiche
a cento orari, qui nelle Ardenne si stanno preparando, piove
già orizzontale, e ho anche visto su Internet che
in Svizzera è un casino. No, oggi non volo, certo
non con questo
coso. Me ne torno a casa in macchina, tanto sono
solo le undici e ho tutta la giornata davanti. Non fosse
per la scocciatura che devo andare a Malpensa a riprendermi
la mia auto: una deviazione che mi porta via un altro centinaio
di chilometri, ad occhio. E vabbè. Non è giornata.
Così mi capita di mettermi in macchina all'aeroporto
di Lussemburgo, avendone peraltro alle spalle già
una cinquantina da Arlon, e di puntare a sud, direzione
Italia, aeroporto della Malpensa. Il navigatore dice 677
km, ai quali dovrò aggiungere anche i sessantacinque
da Malpensa a casa, e i trecento da casa a Treviso, dove
mi aspettano Emanuela e Leonardo. Ci sono dei venerdì
che nascono strani.
Un lungo pomeriggio di acqua a scrosci su tutta l'Europa,
e neve in alto sulle montagne, e vento a raffiche incredibili
che spazza le Ardenne, e l'Alsazia, e le valli svizzere. E
vaglielo a spiegare a quelli della Michelin che l'autostrada
è sempre la rotta più veloce. Sempre,
anche se allunghi il percorso di ottanta chilometri. Invece
dalle parti di Strasburgo casco in trappola e decido di fidarmi.
Esco all'uscita 45, Saverne, e mi infilo fra i villaggi dell'Alsazia
lungo la statale 404, poi la 422, poi mi perdo dalle parti
di Otterswiller, e poi ancora a Marlenheim e poi, lungo la
stretta D500 da Dorlisheim, sto una vita in coda dietro ai
camion. E le ore passano. Tanto vale farci un fotoblog.
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Autostrada
Metz-Strasburgo
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Marlenheim,
Alsazia - Francia
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Molsheim,
Francia
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C'è la fabbrica della Kronenburg non-mi-ricordo-più-dove
in Francia, ed è colorata a scacchi bianchi e rossi.
E c'è quella grande centrale termoelettrica che vedo
sempre dall'alto, arrivando a Lussemburgo. E' uno dei miei
punti di riferimento in volo. Quando siamo in vista della
centrale l'aereo fa una grande virata a sinistra girandole
attorno, inizia ad abbassarsi e mancano circa quindici minuti
all'atterraggio. Ogni volta guardo il fumo delle quattro enormi
ciminiere per capire quanto vento aspettarmi.
Ho imparato ad identificare la centrale con l'arrivo a Lussemburgo.
Mentre le passo accanto in macchina mi rendo conto che sono
a più di cento chilometri dalla mia partenza, ben oltre
Saarbrücken. Sto guidando attraverso il mio plastico
e guardo in cielo.
Sì. E' stato un venerdì pomeriggio lungo e strano.
E' strano fermarsi in un autogrill nei pressi di Lüzern,
svizzera tedesca, ed entrare salutando con un bonjour.
Anche perché io il francese continuo a non parlarlo.
Sul Gottardo ci sono 8º alle cinque del pomeriggio. Il
Pilatus è innevato. Attraverso cinque frontiere senza
mai fermarmi. Poi, a Chiasso, sto ovviamente in coda venti
minuti.
C'è qualcosa di strano nel tornare a casa con una macchina
targata Lussemburgo. |