Ho deciso di fare sul serio. Intendo, questo in fondo è
un sito web di servizio. Metti che qualcuno di voi voglia
(?), o debba (ah, ecco) venire ad Arlon ed abbia bisogno
di informazioni: da oggi basterà cercare Arlon
su Gugl per accedere a questo preziosissimo tarocco della
Lonely Planet interamente dedicato alla regina (bah) delle
Ardenne belghe, il palcoscenico perfetto per ambientare
Morte di un commesso viaggiatore, quale in fondo
mi sento da quando vivo qui in trasferta. Per esigenze di
semplicità vi risparmierò i soliti capitoli
introduttivi della Lonli: malattie virali (io mi
strafogo regolarmente di cozze), viaggiatori gay, donne
sole ed anziani (ad Arlon non ci sono nemmeno viaggiatrici
giovani accompagnate ed eterossuali), rischi dell'insolazione
e dell'ipotermia (piove sempre, punto) e jet-lag (Luxair
vola al massimo a Tenerife con un cargo-charter).
Non vi garantisco di andare oltre il primo capitolo della
saga, anzi, per dirvi la verità mi sono già
annoiato, ma vediamo che ne esce fuori. Tutto sommato
ho ancora un po' di tempo da trascorrere qui, le serate
in albergo sono lunghe, la tv locale è devastante
e la scorta di libri la uso già per riempire le colazioni
e le cene. Sappiate anche che le fotografie di questo "servizio",
scattate durante una pausa pranzo grazie al mio nuovo fedele
compagno
di viaggio del quale non smetterò mai di
cantarvi le meraviglie, mi sono costate una bella lavata:
sono rientrato in ufficio completamente fradicio, vittima
dell'amichevole meteo locale. Poi dite che non vi voglio
bene.
Allora, Arlon: capoluogo della provincia del Lussemburgo
belga, pare che sia la città più antica del
Belgio, ma nemmeno loro ne sono tanto sicuri. Diciamo che
qualcosa dovevano pur vendersi e del resto a nessuno freguntubo
di contestarne il primato. Giassapete che Arlon si trova
in Vallonia e nelle Ardenne: per inciso, la Vallonia è
la metà meridionale e francofona del Belgio, in contrapposizione
alle Fiandre, che si trovano a nord e dove si parla fiammingo.
Le Ardenne sono una regione divisa fra Belgio e Francia.
Fin qui nulla di nuovo, immagino.
Arlon dista meno di dieci chilometri dal confine con il
Lussemburgo, e poco più da quelli francese e tedesco.
Bruxelles è a centoottanta chilometri di autostrada
in direzione nord, Bastogne a quaranta. Insomma: un insignificante
punto microscopico su mappe molto dettagliate. Fine della
localizzazione geografica.
Il clima di Arlon fa schifo: piove e tira un vento da urlo,
sempre. Direi che non c'è null'altro da aggiungere.
Non portate l'ombrello, è del tutto inutile: ho visto
più ombrelli sfasciati dal vento ad Arlon che filippini
in metropolitana a Milano.
Siti web: non vi parrà vero, ma c'è l'imbarazzo
della scelta. Dal sito
ufficiale della Ville d'Arlon, al sito
dell'Ufficio Turistico, ad Info-Arlon,
eccetera.
Poi, naturalmente, c'è sempre Wikipedia.
Where to stay: capirete che per compilare questo
paragrafo dovrei farmi il giro di tutti gli hotel di Arlon
ed io ormai non posso assolutamente tradire i miei amici
dell'Arlux,
dei quali vi racconto da mesi. Del resto vi ho già
anche recensito l'AC Arlon con ben due-post
dedicati. A titolo di cronaca posso dirvi che il resto dei
miei colleghi si divide, più o meno, fra il Peiffeschof
e l'Hotel
de la Gaichel. Il primo dei due è
disperso in campagna, visto dall'esterno sembra piacevole,
è perennemente avvolto dalla nebbia e se nevica ci
vuole la motoslitta per raggiungerlo. Dicono anche che ci
si mangi bene e che le camere siano piuttosto piccole. Nel
secondo ci va a dormire il mio capo, è altrettanto
disperso nelle campagne circostanti (anzi, è proprio
oltre confine, in Lussemburgo), non ci si mangia - non tutte
le sere perlomeno - e chiude alle dieci di sera: se rientrate
più tardi dovete farvi dare le chiavi. Per inciso:
ad Arlon chiude tutto alle dieci di sera e forse
anche prima.
Se avete un po' di euro da buttare dalla finestra, comunque,
il vostro posto è lo Château
du bois, del quale tutti parlano un gran bene: chi
ci è stato racconta di indimenticabili serate trascorse
nella jacuzzi con la coppa di champagne in mano, accompagnate
da musica da camera suonata dal vivo in esclusiva dall'orchestra
sinfonica belga al completo e seguite da rilassanti nottate
in compagnia delle leggendarie massaggiatrici di Saarbrücken.
Non consigliabile se alle otto del mattino seguente avete
una riunione in agenda. Peraltro, va anche detto che lo
Château du bois si trova... - anzi, non si trova proprio,
a meno di non perdersi di notte nei boschi circostanti e
vederlo apparire all'improvviso illuminato dalla luna piena.
Come suggerisce il nome - e se non ve lo suggerisce studiate
il francese - trattasi di un castello un po' sinistro:
una roba tipo Rocky horror picture show, per intenderci,
e capirete che con il clima di queste parti, tuoni, vento
e saette, non è che personalmente muoia dalla voglia
di andarlo a visitare.
Getting there and away ad Arlon, ma soprattutto away:
Luxembourg Findel international airport, a circa 45 km di
autostrada da Arlon. E' il modo più veloce per scappare
e, ahimé, la mia porta di accesso settimanale alle
Ardenne. Una bella auto a noleggio presso uno qualunque
dei dieci rent-a-car di Findel vi risolverà
molti problemi. Per esperienza personale posso dirvi che
se prenotate un gruppo B con Avis, e avete un po' di fortuna,
potrebbe anche capitarvi di andarvene in giro a pari prezzo
con una Mercedes classe C nuova fiammante: le auto gruppo
B scarseggiano da queste parti e l'upgrade forzato è
gratuito. Certo, a me è capitata anche una Kia
Cerrato e ho impiegato mezza giornata nel parcheggio
dell'Avis per trovarla, non avendo la minima idea di cosa
esattamente dovessi cercare.
Infine, per sopravvivere è necessario anche mangiare,
lo so. Ma questo argomento, perdonatemi, parlando di Arlon
richiede tempo. Non voglio bruciarmi in poche righe la splendida
opportunità di condividere con voi le mie esperienze
gastronomiche nelle Ardenne. E poi devo ancora fare qualche
esperimento per poter essere un po' esaustivo. Abbiate pazienza
e nel frattempo godetevi un po' di Arlon, quella vera, sotto
il diluvio di quest'oggi.
A breve dunque - forse - la seconda puntata: mangiare ad Arlon.
Ho già in archivio un paio di foto sufficientemente
inquietanti, ma vorrei essere un po' più scientifico
e metodico. Avrei anche bisogno di raccogliere qualche intervista
con i colleghi più esperti che hanno avuto occasione
di varcare le soglie di alcuni locali nei quali io non ho
ancora avuto il coraggio di entrare. Stay tuned. Il vostro
affezionato corrispondente dalle Ardenne. |