Poiché il mio
appello ha avuto un certo successo e, soprattutto,
una discreta convergenza di esperienze, ho seguito il vostro
consiglio e per la mia seconda trasferta in quel
di Alba ho scelto come campo base l'Hotel
Langhe. Giusto una notte, ché domani sera rientro
a Milano per rivolare, ahimè, ad Arlon. Fra parentesi, nell'accingermi
a scrivere queste due righe mi rendo conto che ultimamente
questo blog sta diventando un po' troppo la Lonli
del trasfertista sfigato, ma tutto sommato se non sono orizzontintorno
questi...
L'Hotel Langhe, dicevamo. Allora: carino è carino, nulla
da eccepire, anzi. Appena fuori dal centro, in fondo ad
una stradina sterrata, silenzioso e abbastanza isolato.
Si direbbe una vecchia cascina ristrutturata, molto bene
fra l'altro, ma considerate che sono arrivato con il buio
e qua fuori non si vede un tubo.
Conduzione familiare. Oltre a me, avvistati quattro spagnoli,
un paio di anglofoni, due o tre consulenti che sembrano
di casa. Ho prenotato la camera 206, e quando dico "la
206" intendo proprio questo, ché il Langhe è l'unico
hotel che abbia mai visto che vi permetta - via Internet
- di prenotare puntando direttamente la stanza che
più vi aggrada: sul sito web ci sono le piante di tutte
le camere e un po' di foto. Non male, eh?
La 206 è una camera standard, quindi piccolina. Ecco, dovessi
dire, personalmente considero lo spazio un benefit chiave
in una stanza di albergo (sarà che sono ancora traumatizzato
dal viaggio in Giappone?) e le camere standard del Langhe
difettano un po' sotto questo profilo. Compensano però con
uno stile perfetto, rifiniture in legno intarsiato e cuoio,
parquet. Un finto rustico di lusso insomma, con tocchi di
design a tema. Il bagno è bello e moderno, ci sono gli shampini
e le saponettine fiche. Sulla scrivania c'è anche un foglio
di carta da lettere finto rustica ed una candela. Insomma,
guardatevi le foto sul sito, ché non siam mica qui a scrivere
per Bell'Italia.
Anzi, siccome nessuno mi paga per questo - e capirete dunque
che il mio unico obiettivo è sfogare un po' di frustrazione
latente - vediamo. Uno: anche qui, Internet nisba. Nelle
camere intendo. C'è la presa di rete vicino alla scrivania,
ma non è abilitata. Dice la signora che posso collegarmi
con la presa del telefono. A dire il vero, signora, sul
suo sito c'è scritto "connessione Internet presa scrittoio".
Due: anche qui tv quasi a zero: i sette canali canonici
ed Eurosport. Nemmeno MTV e CNN. Pochino, eh? Anche perché,
signora, sul suo sito c'è scritto "tv satellitare".
Il fatto è che io non sopporto pagare per dei servizi che
non esistono, anche se quei servizi, magari, non uso.
Tre: ristorante a conduzione familiare e casalingo. Meglio:
non è proprio un ristorante, ci sono tre o quattro tavoli
e c'è quel che c'è. Si mangia benino, il servizio è gentilissimo
e vi sentite coccolati, se è quello che vi piace. Ma. E'
che c'ho il quadro astrale negativo o, se preferite, sono
ormai impregnato dalla sfiga zingara dell'Arlux. Dietro
consiglio specifico della signora, ho ordinato un piatto
di affettati misti locali: mi ha invece portato un'insalata.
Pomodori ed erbacce. Credetemi, mi sono vergognato e non
ho avuto il coraggio di rimandargliela indietro: ho mangiato
i miei pomodori con le erbacce, anche perché mi ha chiesto
se ci volevo l'aceto balsamico o quello normale. Come potevo
reagire?
E poi: pareti di carta velina. La tipa nella camera di fianco
si sta pettinando, e non è che stia usando una motosega.
E poi: qualcuno sa dirmi come si abbassa il riscaldamento
prima che mi evapori la candela?
Uff...
Update: ritiro tutto. Colazione stupenda: standing ovation.
Ospitalità altrettanto: Nico (si chiama così?)
mi ha addirittura servito due caffè fra cui scegliere,
moka ed espresso. Ampia selezione di quotidiani e magazine
settimanali inclusa nel servizio. Consumazioni frigobar
omaggio. E per finire, ho speso meno - cena compresa - di
una notte all'Arlux senza cena. Io ci torno.
N.B. Ringrazio anche Francesca, ma il suo hotel ha un paio
di contro a priori: primo, è a venticinque chilometri da
qui e, ne converrà, dunque non comodissimo; secondo, me
lo ha consigliato lei, non un ospite. Non vale :-) |