Orizzontintorno Carlo Paschetto
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22 Saarbrücken, per dire
FEB Travel Log: Ardennes
Io sono stato a Saarbrücken. E dunque mi rivolgo a te, amico pendolare che maledici ogni giorno il grande raccordo o la tangenziale ovest di Milano inforcata alle otto del mattino: io sono stato a Saarbrücken e ho visto cose.
Io, ieri mattina, mi sono alzato alle 5:20, ho preso la macchina come al solito per andare a Malpensa e - come te - sono rimasto come al solito imbottigliato in tangenziale, solo che erano le sei e mezza del mattino, non le otto. Sono arrivato in aeroporto alle sette e mezza e ormai il mio posto preferito, il 12A - uscita di emergenza, leggi gambe distese - se lo era già pappato qualcun altro. Così mi sono beccato il 14A e sono salito sulla supposta volante della Luxair con destinazione Lussemburgo.
Solo che a Lussemburgo, io, non sono mai arrivato. Perché siamo atterrati a Saarbrücken. Che peraltro è in Germania. Un po' più a destra, verso il basso.

Ora, amico pendolare, il fatto che io sia atterrato a Saarbrücken perché l'aeroporto di Lussemburgo era chiuso per nebbia è qui irrilevante anche se, a pensarci, ma ti rendi conto? A Lussemburgo era chiuso per nebbia! Cioè, io arrivavo da Milano, dove c'era un sole stupendo, e l'aeroporto chiuso per nebbia era quello di Lussemburgo. Poi dicono che non ci sono più le stagioni.
Comunque, dicevo: non è questo il punto. Il punto è che io mi sono svegliato alle 5:20 in Italia ed avevo una riunione alle undici in Belgio (sì, ad Arlon, ovviamente). Invece alle undici io stavo in Germania insieme ad altri quarantotto pinguinati come me, dopo aver passato un'ora volando a cerchio nel cielo di Lussemburgo, che di per sè, credimi, non è poi così esaltante. Ma te li vedi tu i piloti della Luxair che, guardando giù, si dicono "oh, qui non si vede un tubo, dove si va ad atterrare? Mah, andiamo a Saarbrücken, ché fra un po' finiamo il carburante va'..."
Che poi a Saarbrücken c'era sì il sole, ma anche un vento che non ti dico, per cui ti lascio immaginare l'atterraggio. E non è che potessimo permetterci, come la scorsa settimana, di provare due o tre volte, perché non c'era più benza nei serbatoi, e sai com'è.

Adesso, amico pendolare che stai ascoltando Radio Deejay comodamente seduto nel tuo SUV con il Corriere appoggiato al volante, ti dico com'è atterrare a Saarbrücken: 'na spianata. Cioè, ti guardi in giro fuori dall'oblò e ti chiedi embè? Intorno il nulla: 'na spianata, appunto. Tipo l'aeroporto di Rio Gallegos in Patagonia. Ci sono un paio di mucche, un biplano, ed un altro paio di aerei della Luxair, segno inequivocabile che oggi non è andata male solo a te. Vento da urlo. Una cascina. A parte questo, *null'altro*. Ora, mi dici tu che diavolo ce lo hanno costruito a fare un aeroporto, oltremodo completamente deserto, quaggiù? E poi, Saarbrücken, dove accidenti è?

Noi quarantotto sembriamo quelli della Quinta D, anche perché c'è fuori un autobus ad aspettarci. Sai come vanno a finire queste cose: io mi siedo in fondo così faccio casino, io davanti che sto male, io di fianco a quella del terzo banco, io con quello di McKinsey non ci sto, insomma, le solite menate da gita scolastica. Solo che siamo a Saarbrücken, in Germania, sono le undici, l'età media è attorno ai quarant'anni, e tutti e quarantotto dovevamo stare da qualche altra parte, suppergiù dalle parti del Lussemburgo. Io, poi, dovevo essere in riunione in Belgio.

Saarbrücken si trova a poco più di un'ora di viaggio da Lussemburgo, un po' in statale, un po' in autostrada. Il ponte sulla Mosella segna il confine. A Lussemburgo arriviamo alle dodici e quarantacinque e qui noleggio un'auto. Ad Arlon, Belgio, arrivo alle tredici e trenta. Otto ore e quattro stati dopo la mia sveglia.

Amico pendolare eccetera, ecco, volevo chiederti: non è che la prossima settimana a Saarbrücken ci vai tu e in tangenziale ad ascoltare Radio Deejay ci sto io?
18.12 del 22 Febbraio 2007  
 
2 commenti pubblicati
Aggiungo per completare il quadro alcuni piccoli ricordi personali: io a Saarbrucken ci sono passato un paio di volte, sempre in auto. Una volta in vacanza e una volta per lavoro. L'impressione e di una città verdissima, tranquilla e ordinata. Il fiume Saar l'attraversa placido e la gente va in bicicletta sulle sponde.
La sua storia è stata un pò tormentata. Se ricordo bene, nel penultimo secolo è stata un pò francese e un pò tedesca e ha conosciuto una pesante industrializzazione sino a quando il carbone era il combustibile principe. Oggi è una città di confine, più attenta al turismo che all'industria.
L'ha detto MARCO, 23 febbraio 2007 alle 10.02
Carlo, ti manca solo l'esperienza di atterrare a Cuneo, nel mitico Levaldigi, struttura modernissima, attrezzatissima ed un bel sito per i viaggiatori. C'è tutto, mancano solo i voli, pare ci sia un fantomatico bisettimanale per Bacau/Bucarest. Però pensa che emozione un giorno poter dire: "Sono un uomo di mondo, sono atterrato a Cuneo".
L'ha detto gianni, 23 febbraio 2007 alle 13.13


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