|
|
|
|
Io sono stato a Saarbrücken.
E dunque mi rivolgo a te, amico pendolare che maledici ogni
giorno il grande raccordo o la tangenziale ovest di Milano
inforcata alle otto del mattino: io sono stato a Saarbrücken
e ho visto cose.
Io, ieri mattina, mi sono alzato alle 5:20, ho preso la
macchina come al solito per andare a Malpensa e - come te
- sono rimasto come al solito imbottigliato in tangenziale,
solo che erano le sei e mezza del mattino, non le otto.
Sono arrivato in aeroporto alle sette e mezza e ormai il
mio posto preferito, il 12A - uscita di emergenza, leggi
gambe distese - se lo era già pappato qualcun altro.
Così mi sono beccato il 14A e sono salito sulla supposta
volante della Luxair con destinazione Lussemburgo.
Solo che a Lussemburgo, io, non sono mai arrivato. Perché
siamo atterrati a Saarbrücken. Che peraltro è
in Germania. Un po' più a destra, verso il basso.
Ora, amico pendolare, il fatto che io sia atterrato a Saarbrücken
perché l'aeroporto di Lussemburgo era chiuso per
nebbia è qui irrilevante anche se, a pensarci, ma
ti rendi conto? A Lussemburgo era chiuso per nebbia! Cioè,
io arrivavo da Milano, dove c'era un sole stupendo, e l'aeroporto
chiuso per nebbia era quello di Lussemburgo. Poi dicono
che non ci sono più le stagioni.
Comunque, dicevo: non è questo il punto. Il punto
è che io mi sono svegliato alle 5:20 in Italia ed
avevo una riunione alle undici in Belgio (sì, ad
Arlon, ovviamente). Invece alle undici io stavo in Germania
insieme ad altri quarantotto pinguinati come me, dopo aver
passato un'ora volando a cerchio nel cielo di Lussemburgo,
che di per sè, credimi, non è poi così
esaltante. Ma te li vedi tu i piloti della Luxair che, guardando
giù, si dicono "oh, qui non si vede un tubo,
dove si va ad atterrare? Mah, andiamo a Saarbrücken,
ché fra un po' finiamo il carburante va'..."
Che poi a Saarbrücken c'era sì il sole, ma anche
un vento che non ti dico, per cui ti lascio immaginare l'atterraggio.
E non è che potessimo permetterci, come la scorsa
settimana, di provare due o tre volte, perché
non c'era più benza nei serbatoi, e sai com'è.
Adesso, amico pendolare che stai ascoltando Radio Deejay
comodamente seduto nel tuo SUV con il Corriere appoggiato
al volante, ti dico com'è atterrare a Saarbrücken:
'na spianata. Cioè, ti guardi in giro fuori dall'oblò
e ti chiedi embè? Intorno il nulla: 'na spianata,
appunto. Tipo l'aeroporto di Rio Gallegos in Patagonia.
Ci sono un paio di mucche, un biplano, ed un altro paio
di aerei della Luxair, segno inequivocabile che oggi non
è andata male solo a te. Vento da urlo. Una cascina.
A parte questo, *null'altro*. Ora, mi dici tu che diavolo
ce lo hanno costruito a fare un aeroporto, oltremodo completamente
deserto, quaggiù? E poi, Saarbrücken, dove accidenti
è?
Noi quarantotto sembriamo quelli della Quinta D, anche perché c'è fuori un autobus
ad aspettarci. Sai come vanno a finire queste cose: io mi
siedo in fondo così faccio casino, io davanti che
sto male, io di fianco a quella del terzo banco, io con
quello di McKinsey non ci sto, insomma, le solite menate
da gita scolastica. Solo che siamo a Saarbrücken, in
Germania, sono le undici, l'età media è attorno ai quarant'anni, e tutti e quarantotto dovevamo
stare da qualche altra parte, suppergiù dalle parti
del Lussemburgo. Io, poi, dovevo essere in riunione in Belgio.
Saarbrücken si trova a poco più di un'ora di
viaggio da Lussemburgo, un po' in statale, un po' in autostrada.
Il ponte sulla Mosella
segna il confine. A Lussemburgo arriviamo alle dodici e
quarantacinque e qui noleggio un'auto. Ad Arlon, Belgio,
arrivo alle tredici e trenta. Otto ore e quattro stati dopo
la mia sveglia.
Amico pendolare eccetera, ecco, volevo chiederti: non è
che la prossima settimana a Saarbrücken ci vai tu e
in tangenziale ad ascoltare Radio Deejay ci sto io? |
|
|
|
18.12 del 22 Febbraio 2007
|
|
|
|
|
|
|