Orizzontintorno Carlo Paschetto
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MAR Travel Log: Ardennes
Nell'imbarcarmi nella sciagurata idea di recensire tutti i ristoranti di Arlon ho colpevolmente dimenticato di segnalare che, da quando mi trovo qui, nel mio gruppo di lavoro sono stati segnalati un caso di epatite, una sospetta salmonellosi ed una varicella certa, che con i disturbi alimentari non c'entra nulla, ma che se a beccarsela è un collega trentenne capirete bene che qualche dubbio è pur lecito.
Dico questo anche per tranquillizzare tutti coloro che *non* hanno volato sul volo Luxair LG6993 Lussemburgo - Milano della mattina del 12 dicembre, sul quale è stato incautamente lasciato salire il collega appestato, e per spiegare inoltre agli amici del Findel Airport che, checché ne pensino loro, io continuo a non portare armi improprie nella cintura dei miei pantaloni e loro continuano a non preoccuparsi della lotta alla guerra batteriologica.

Apro dunque la seconda attesissima parte della mia guida gastronomica e gastroenterologa di Arlon segnalandovi questo indirizzo, al quale potete trovare una lista esaustiva di tutti i luoghi del circondario dove rifugiarvi in preda ai deliri della fame. Se invece non siete messi così male, cambiate città e nazione.

Come promesso, nelle ultime settimane ho dato fondo al mio compitino di bravo reporter ed ho affrontato de visu e de gola alcuni leggendari luoghi della ristorazione arlonese. Ve lo dico subito, però: al giapponese no, non ci sono andato, e peraltro più mi sono addentrato nei meandri della gastronomia locale, più mi sono reso conto che ad Arlon esistono decine e decine di luoghi dove riempire lo stomaco, alcuni davvero improbabili, come l'Anatolia, una specie di ristorante turco per giovani arlonesi che fra le specialità in menù elenca i famosi "pesci alcolizzati". Come dite? Ah no, trattasi di boissons alcooliques, non poissons. Vabbè, il mio francese è ancora da perfezionare, ma non mi sarei affatto meravigliato di trovare un piatto di pesci alcolizzati ad Arlon.
E del resto, perché ad esempio da Le Petit Marcel, uno dei nostri luoghi culto, servono delle gran piattate di cozze al vino bianco (confesso di essermi spesso strafogato, e comunque sono pessime) e da 101 Faubourg, che si trova esattamente dall'altro lato della piazza, vi dicono che non è stagione e non ve le servono? Ai salmonellati più che abili la risposta.

101 Faubourg, il ristorante funky

E a proposito del 101 Faubourg, ribattezzato dal mio team il locale funky, mi ci ha portato a cena il direttore di stabilimento. Non so se per voi sia un criterio, ovviamente per me *lo è*. Posso anche dirvi che l'ultima volta che ci sono tornato con un paio di colleghi abbiamo ordinato (a pranzo...) una bottiglia di rosso argentino che ci ha steso.

Prima però di addentrarci a fondo nel tema, qualche documento essenziale. Ho fotografato il mitico cosciotto violaceo di cinghiale, vera ed unica specialità autoctona, della quale si è già parlato e che mai e poi mai mi sognerei di assaggiare, nemmeno per voi.


Foto scattata, ovviamente, al ristorante dell'Arlux. E poiché durante questi mesi si è spesso parlato anche della mitica potage du jour, ecco a voi la foto di Gianluca, emerito collega che ha collaborato a questo sciagurato tour gastronomico, mentre assaggia quella ormai celeberrima dell'Arlux, resa immortale da questo vecchio post. La foto - credo - si commenta da sola.


Gianluca è perfetto come sparring partner per questa insana attività. Non si ferma di fronte a nulla. Gli vanno riconosciute doti di temerarietà e coraggio non indifferenti, ma va anche detto che il suo metabolismo è a fissione nucleare, per cui non vale. Ad esempio, eccolo nuovamente qua sotto in azione davanti ad uno dei mitici spiedini di Buffalo Grill, un tristissimo posto di sosta per camionisti (pure con pretese di una certa eleganza) che scimmiotta un qualunque analogo posto di sosta per camionisti americani e riesce ad essere ancor più deprimente. Per la cronaca Buffalo Grill non si trova esattamente ad Arlon, ma a Messancy, ad una decina di chilometri di distanza. A dire il vero non lo avrei nemmeno citato in questa guida proprio a causa della sua delocalizzazione rispetto all'obiettivo dichiarato, ma di fronte a questa foto non ho potuto tirarmi indietro. N.B.: naturalmente le due bottiglie sono state vaporizzate a tempo record.


Quando chiedete ad un abitante di Arlon di consigliarvi un posto dove andare a mangiare, di solito la prima risposta è sempre Le Kalinka. Trattasi di un ristorante russo, noto perché a fine serata è possibile brindare a vodka e spaccar bicchieri gettandoli alle proprie spalle contro un muro, proprio come si fa (secondo loro) in Russia. Il fatto è che io in Russia non l'ho mai visto fare nemmeno alle feste di matrimonio e soprattutto non mi è mai capitato di sentire musica tradizionale nei loro locali, tipo danze russe per intenderci. Lassù ascoltano solo Eros Ramazzotti e Zucchero, al massimo Caruso interpretata da Dalla. Da Le Kalinka, invece, danze russe a tutto volume e bicchieri in briciole a palate. Avrei anche un filmato, ma non sono ancora riuscito a convertirlo in un formato accettabile per il blog.
Detto questo, all'inizio non mi dispiaceva. Dopo esserci stato per la terza volta ho iniziato a detestare quel retrogusto di cloro che accompagna tutti i piatti (essenzialmente spiedini, anche qua) e ho smesso di andarci, anche perché non sono certissimo del fatto che disinfettare la carne sia un rimedio sicuro contro la gastroenterite. Dimenticavo: il russo non è lui, ma la moglie. In cucina, però, ci sta lui. Che è belga.

Se ad Arlon volete davvero rimorchiare e fare colpo, o a seconda dei casi far venire un infarto a chi rimborsa le vostre note spese, la scelta è inevitabile: l'Eau a la bouche. Sarebbero d'obbligo almeno la giacca e la cravatta, che se siete appena usciti dall'ufficio non sono un problema, ma se ci andate con gli infradito nessuno vi sputerà in un occhio, perché siamo in Belgio e a condizione che entrando teniate in mano ben visibile la carta di credito. Naturalmente non accettano Amex, solo Visa e pedalare.
Ora, voglio demolire il mito locale: all'Eau a la bouche si mangia da schifo, le porzioni sono microscopiche perché se la tirano con la nouvelle cuisine, e considerato quello che costa fate conto di mangiar pepite. Di più, il maitre è un povero deficiente che se la tira manco lavorasse per la regina d'Inghilterra e il serizio è scostante. La specialità è pesce, nel senso che qualunque cosa ordiniate vi portano un vetrino da miscoscopio con un campione di tre micron da analizzare, al quale forse è rimasta una squama attaccata. Considerate che a me il pesce fa schifo e qui non mi accorgo nemmeno di mangiarlo.
Insomma, fate colpo sull'amichetta belga di turno (contenti voi), ma spendete un mutuo e non mangiate un belino.
Trovare l'Eau a la bouche non è facilissimo, perché è disperso nella campagna arlonese lungo una camionabile (il che rivela trattarsi in realtà di una volgarissima trattoria per camionisti riverniciata a nuovo) e perennemente avvolto dalla nebbia, ma se non volete sbagliarvi chiedete dov'è che si trovano i locali a luci rosse della zona: sta proprio davanti al più grande (nel senso, se vi va pure male con la belga di cui sopra, attraversate la strada, date fondo a quel che vi è rimasto nel portafogli e almeno avete risolto la serata).

Ad Arlon ovviamente non mancano i messicani, tex-mex, mex-tex, tex-willer e tequila bum bum. Qui si segnala il solo che abbia provato sulle mie penne, il Casa Loco. L'unica vera particolarità di questo luogo da fajitas di goretex (ma avete mai visto un messicano che non serve salse?) è che se dovete lavorare a cena potete scroccare il segnale wi-fi della Telecom locale, che ha la sede proprio nel palazzo davanti e la rete, ovviamente, aperta. Siccome impiegano sei ore a servirvi, avere un pc o il palmare collegato al web mentre aspettate può sempre essere utile. Per inciso: il Margarita del Casa Loco fa schifo, naturalmente. Ma se in un ristorante belga, per quanto messicano vi appaia, ordinate un Margarita, beh, o state scrivendo questa guida, o siete pericolosi per la comunità.

Dei due ristoranti greci vi ho già anticipato nella scorsa puntata. Personalmente, come sapete, ho provato solo Le Greco, ma dopo aver bevuto il suo aperitivo della casa all'azoto liquido, del quale vi ho lasciato la testimonianza fotografica, e aver visto il proprietario ubriaco fradicio allungare le mani sulle colleghe, ho pensato che a me, tutto sommato, la cucina greca non esalta poi così tanto. Ho quindi evitato di provare anche la concorrenza, il vituperatissimo Zorbas le grec. Lo so, sono un codardo, ma non me la sono sentita di affrontarlo da solo, e nessuno dei miei soci di disavventura mi ci ha voluto accompagnare.

L'Asia è assai ben rappresentata ad Arlon. Vi ho detto dell'Anatolia, ma sono gettonatissimi anche Le Palais d'Asie (il solito orrendo cinese con sala enorme e lampade rosse di carta) e la celeberrima Couscoussière. Nemmeno in questi ho osato entrare, ma posso dirvi che i miei colleghi sono sopravvisuti. E non ci hanno mai più rimesso piede. Quindi, per quale motivo il loro capo dovrebbe sfidare il destino?

Posso invece dirvi che ho personalmente provato la Taverne les arcades sacré ed il La Poste. Il primo è carino e piacevole anche a pranzo. Cucina tipo bistrò, niente di che, ma servizio ottimo: sono gentilissimi e capite bene che ad Arlon questo piccolo particolare ne fa un locale da tre forchette (una tovaglia di carta e un boccale di birra).
Il secondo, invece, oltre che per la leggendaria lentezza nel servizio (fino a tre ore per un'insalata di lattuga) e per le tristissime aragoste legate vive nell'acquario (che nemmeno se apparteneste alla lega per lo sterminio dei crostacei vi verrebbe in mente di sacrificare al vostro palato) è noto per essere il ristorante dell'unico hotel in centro ad Arlon, nonché unico hotel ad essere citato dalla Lonely Planet, quella vera.
Ora, se vi state chiedendo il perché non alloggiamo tutti al La Poste, potrei semplicemente cavarmela dicendovi che non è raggiungibile via Internet, il che complicherebbe la gestione delle nostre prenotazioni, ma preferisco citarvi direttamente la Lonli: "Se vi presentate in questo hotel, alla reception vi guarderanno come alieni".

Per completezza di cronaca, aggiungo che Luigi, un giovane del mio team che come tutti i giovani è dotato di una buona dose di incoscienza e ingenua spensieratezza, ha provato ad andare a vedere una camera. Non l'ho mai più visto ad Arlon, ed è un peccato, perché era un bravo programmatore.

Sta di fatto che, dopo sei mesi di permanenza quassù, anche questa settimana ho cenato per quattro sere consecutive all'Arlux.
12.57 del 23 Marzo 2007  
 
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