Nell'imbarcarmi nella sciagurata idea di recensire
tutti i ristoranti di Arlon ho colpevolmente dimenticato
di segnalare che, da quando mi trovo qui, nel mio gruppo
di lavoro sono stati segnalati un caso di epatite, una sospetta
salmonellosi ed una varicella certa, che con i disturbi
alimentari non c'entra nulla, ma che se a beccarsela è
un collega trentenne capirete bene che qualche dubbio è
pur lecito.
Dico questo anche per tranquillizzare tutti coloro che *non*
hanno volato sul volo Luxair LG6993 Lussemburgo - Milano
della mattina del 12 dicembre, sul quale è stato
incautamente lasciato salire il collega appestato, e per
spiegare inoltre agli amici del Findel Airport che, checché
ne pensino loro, io continuo a non portare armi improprie
nella cintura dei miei pantaloni e loro continuano a non
preoccuparsi della lotta alla guerra batteriologica.
Apro dunque la seconda attesissima parte della mia guida
gastronomica e gastroenterologa di Arlon segnalandovi
questo indirizzo, al quale potete trovare una lista
esaustiva di tutti i luoghi del circondario dove rifugiarvi
in preda ai deliri della fame. Se invece non siete messi
così male, cambiate città e nazione.
Come promesso, nelle ultime settimane ho dato fondo al mio
compitino di bravo reporter ed ho affrontato de visu
e de gola alcuni leggendari luoghi della ristorazione
arlonese. Ve lo dico subito, però: al giapponese
no, non ci sono andato, e peraltro più mi sono addentrato
nei meandri della gastronomia locale, più mi sono
reso conto che ad Arlon esistono decine e decine di luoghi
dove riempire lo stomaco, alcuni davvero improbabili, come
l'Anatolia, una specie di ristorante turco per giovani arlonesi
che fra le specialità in menù elenca i famosi
"pesci alcolizzati". Come dite? Ah no, trattasi
di boissons alcooliques, non poissons. Vabbè,
il mio francese è ancora da perfezionare, ma non
mi sarei affatto meravigliato di trovare un piatto di pesci
alcolizzati ad Arlon.
E del resto, perché ad esempio da Le
Petit Marcel, uno dei nostri luoghi culto, servono
delle gran piattate di cozze al vino bianco (confesso di
essermi spesso strafogato, e comunque sono pessime) e da
101
Faubourg, che si trova esattamente dall'altro lato
della piazza, vi dicono che non è stagione e non
ve le servono? Ai salmonellati più che abili la risposta.
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101 Faubourg,
il ristorante funky
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E a proposito del 101 Faubourg, ribattezzato dal mio team
il locale funky, mi ci ha portato a cena il direttore
di stabilimento. Non so se per voi sia un criterio, ovviamente
per me *lo è*. Posso anche dirvi che l'ultima volta
che ci sono tornato con un paio di colleghi abbiamo ordinato
(a pranzo...) una bottiglia di rosso argentino che ci ha steso.
Prima però di addentrarci a fondo nel tema, qualche
documento essenziale. Ho fotografato il mitico cosciotto violaceo
di cinghiale, vera ed unica specialità autoctona, della
quale si è già
parlato e che mai e poi mai mi sognerei di assaggiare,
nemmeno per voi.
Foto scattata, ovviamente, al ristorante dell'Arlux. E poiché
durante questi mesi si è spesso parlato anche della
mitica potage du jour, ecco a voi la foto di Gianluca,
emerito collega che ha collaborato a questo sciagurato tour
gastronomico, mentre assaggia quella ormai celeberrima dell'Arlux,
resa immortale da questo vecchio
post. La foto - credo - si commenta da sola.
Gianluca è perfetto come sparring partner per questa
insana attività. Non si ferma di fronte a nulla. Gli
vanno riconosciute doti di temerarietà e coraggio non
indifferenti, ma va anche detto che il suo metabolismo è
a fissione nucleare, per cui non vale. Ad esempio, eccolo
nuovamente qua sotto in azione davanti ad uno dei mitici spiedini
di Buffalo Grill, un tristissimo posto di sosta per camionisti
(pure con pretese di una certa eleganza) che scimmiotta un
qualunque analogo posto di sosta per camionisti americani
e riesce ad essere ancor più deprimente. Per la cronaca
Buffalo Grill non si trova esattamente ad Arlon, ma a Messancy,
ad una decina di chilometri di distanza. A dire il vero non
lo avrei nemmeno citato in questa guida proprio a causa della
sua delocalizzazione rispetto all'obiettivo dichiarato, ma
di fronte a questa foto non ho potuto tirarmi indietro. N.B.:
naturalmente le due bottiglie sono state vaporizzate a tempo
record.
Quando chiedete ad un abitante di Arlon di consigliarvi un
posto dove andare a mangiare, di solito la prima risposta
è sempre Le
Kalinka. Trattasi di un ristorante russo, noto perché
a fine serata è possibile brindare a vodka e spaccar
bicchieri gettandoli alle proprie spalle contro un muro, proprio
come si fa (secondo loro) in Russia. Il fatto è che
io in Russia non l'ho mai visto fare nemmeno alle feste di
matrimonio e soprattutto non mi è mai capitato di sentire
musica tradizionale nei loro locali, tipo danze russe per
intenderci. Lassù ascoltano solo Eros Ramazzotti e
Zucchero, al massimo Caruso interpretata da Dalla.
Da Le Kalinka, invece, danze russe a tutto volume e bicchieri
in briciole a palate. Avrei anche un filmato, ma non sono
ancora riuscito a convertirlo in un formato accettabile per
il blog.
Detto questo, all'inizio non mi dispiaceva. Dopo esserci stato
per la terza volta ho iniziato a detestare quel retrogusto
di cloro che accompagna tutti i piatti (essenzialmente spiedini,
anche qua) e ho smesso di andarci, anche perché non
sono certissimo del fatto che disinfettare la carne sia un
rimedio sicuro contro la gastroenterite. Dimenticavo: il russo
non è lui, ma la moglie. In cucina, però, ci
sta lui. Che è belga.
Se ad Arlon volete davvero rimorchiare e fare colpo, o a seconda
dei casi far venire un infarto a chi rimborsa le vostre note
spese, la scelta è inevitabile: l'Eau
a la bouche. Sarebbero d'obbligo almeno la giacca
e la cravatta, che se siete appena usciti dall'ufficio non
sono un problema, ma se ci andate con gli infradito nessuno
vi sputerà in un occhio, perché siamo in Belgio
e a condizione che entrando teniate in mano ben visibile la
carta di credito. Naturalmente non accettano Amex, solo Visa
e pedalare.
Ora, voglio demolire il mito locale: all'Eau a la bouche si
mangia da schifo, le porzioni sono microscopiche perché
se la tirano con la nouvelle cuisine, e considerato
quello che costa fate conto di mangiar pepite. Di più,
il maitre è un povero deficiente che se la tira
manco lavorasse per la regina d'Inghilterra e il serizio è
scostante. La specialità è pesce, nel senso
che qualunque cosa ordiniate vi portano un vetrino da miscoscopio
con un campione di tre micron da analizzare, al quale forse
è rimasta una squama attaccata. Considerate che a me
il pesce fa schifo e qui non mi accorgo nemmeno di mangiarlo.
Insomma, fate colpo sull'amichetta belga di turno (contenti
voi), ma spendete un mutuo e non mangiate un belino.
Trovare l'Eau a la bouche non è facilissimo, perché
è disperso nella campagna arlonese lungo una camionabile
(il che rivela trattarsi in realtà di una volgarissima
trattoria per camionisti riverniciata a nuovo) e perennemente
avvolto dalla nebbia, ma se non volete sbagliarvi chiedete
dov'è che si trovano i locali a luci rosse della zona:
sta proprio davanti al più grande (nel senso, se vi
va pure male con la belga di cui sopra, attraversate la strada,
date fondo a quel che vi è rimasto nel portafogli e
almeno avete risolto la serata).
Ad Arlon ovviamente non mancano i messicani, tex-mex, mex-tex,
tex-willer e tequila bum bum. Qui si segnala il solo che abbia
provato sulle mie penne, il Casa
Loco. L'unica vera particolarità di questo
luogo da fajitas di goretex (ma avete mai visto un messicano
che non serve salse?) è che se dovete lavorare a cena
potete scroccare il segnale wi-fi della Telecom locale, che
ha la sede proprio nel palazzo davanti e la rete, ovviamente,
aperta. Siccome impiegano sei ore a servirvi, avere un pc
o il palmare collegato al web mentre aspettate può
sempre essere utile. Per inciso: il Margarita del Casa Loco
fa schifo, naturalmente. Ma se in un ristorante belga, per
quanto messicano vi appaia, ordinate un Margarita, beh, o
state scrivendo questa guida, o siete pericolosi per la comunità.
Dei due ristoranti greci vi ho già anticipato nella
scorsa
puntata. Personalmente, come sapete, ho provato solo
Le Greco, ma dopo aver bevuto il suo aperitivo della casa
all'azoto liquido, del quale vi ho lasciato la testimonianza
fotografica, e aver visto il proprietario ubriaco fradicio
allungare le mani sulle colleghe, ho pensato che a me, tutto
sommato, la cucina greca non esalta poi così tanto.
Ho quindi evitato di provare anche la concorrenza, il vituperatissimo
Zorbas
le grec. Lo so, sono un codardo, ma non me la sono
sentita di affrontarlo da solo, e nessuno dei miei soci di
disavventura mi ci ha voluto accompagnare.
L'Asia è assai ben rappresentata ad Arlon. Vi ho detto
dell'Anatolia, ma sono gettonatissimi anche Le
Palais d'Asie (il solito orrendo cinese con sala enorme
e lampade rosse di carta) e la celeberrima Couscoussière.
Nemmeno in questi ho osato entrare, ma posso dirvi che i miei
colleghi sono sopravvisuti. E non ci hanno mai più
rimesso piede. Quindi, per quale motivo il loro capo dovrebbe
sfidare il destino?
Posso invece dirvi che ho personalmente provato la Taverne
les arcades sacré ed il La Poste. Il primo
è carino e piacevole anche a pranzo. Cucina tipo bistrò,
niente di che, ma servizio ottimo: sono gentilissimi e capite
bene che ad Arlon questo piccolo particolare ne fa un locale
da tre forchette (una tovaglia di carta e un boccale di birra).
Il secondo, invece, oltre che per la leggendaria lentezza
nel servizio (fino a tre ore per un'insalata di lattuga) e
per le tristissime aragoste legate vive nell'acquario (che
nemmeno se apparteneste alla lega per lo sterminio dei crostacei
vi verrebbe in mente di sacrificare al vostro palato) è
noto per essere il ristorante dell'unico hotel in centro ad
Arlon, nonché unico hotel ad essere citato dalla Lonely
Planet, quella vera.
Ora, se vi state chiedendo il perché non alloggiamo
tutti al La Poste, potrei semplicemente cavarmela dicendovi
che non è raggiungibile via Internet, il che complicherebbe
la gestione delle nostre prenotazioni, ma preferisco citarvi
direttamente la Lonli: "Se vi presentate in
questo hotel, alla reception vi guarderanno come alieni".
Per completezza di cronaca, aggiungo che Luigi, un giovane
del mio team che come tutti i giovani è dotato di una
buona dose di incoscienza e ingenua spensieratezza, ha provato
ad andare a vedere una camera. Non l'ho mai più visto
ad Arlon, ed è un peccato, perché era un bravo
programmatore.
Sta di fatto che, dopo sei mesi di permanenza quassù,
anche questa settimana ho cenato per quattro sere consecutive
all'Arlux. |