Orizzontintorno Carlo Paschetto
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GIU Travel Log: The Slavic job
Mica scherzavano. Puonciorno zignori i zignori, zono il fostro komantante, penfenuti a porto ti kuesto airoplano tornier trecentofentotto kon testinazione Zagreb (giuro). Che poi, fosse solo per il cugino del Barone Rosso. Il problema è che quello blatera, io guardo fuori dall'oblò e, mentre le eliche iniziano a girare e a mandare l'intera fusoliera in risonanza, osservo con raccapriccio lo stato del motore proprio sul mio lato. E penso che forse, tutto sommato, con un Antonov bulgaro mi sarebbe andata meglio.


Sopravvivo, sì, anche al panino alla bresaola e caprino servito in volo alle nove del mattino. Ed è così che con una bella picchiata degna delle Tigri Volanti, che ci porta in cinque minuti da quota settemila a duecento, il nostro mi scodella in un caldo lunedì mattina a Zagreb, Croazia. Dove, per la cronaca, all'aeroporto 'sti qua ti timbrano ancora il passaporto.
Ad onor di statistica annoto che all'aeroporto di Zagabria, di lunedì mattina ore 11.10, si contano all'appello: un Tupolev dell'Aeroflot, un turboelica battente bandiera sconosciuta, forse aliena, un piper arrugginito ed il nostro già leggendario ed inquietante Dornier 328. Per dire: in classifica, quelli fichi saremmo noi.

Il solito tassista baffone locale mi aspetta con il solito cartello (è un periodo che agli aeroporti trovo ad aspettarmi sempre tassisti con i baffoni), mi carica, mi dice un paio di parole in serbo-croato stretto, una delle quali suona tipo òffiz, tiro a indovinare e dico yez, e c'azzecco, perché in effetti mi porta in ufficio. Zagreb òffiz, ultima tappa di questa tourné, per ora.
Va detto che lo Zagreb òffiz ben si presta ad un po' di fotoblog sperimentale, trovandosi nel solito nuovo complesso acciaio e cristallo. In pausa caffè mi affaccio alla finestra dell'ottavo piano e scatto a casaccio qua e là. Sai mai che queste rimangano le uniche testimonianze del mio rapidissimo passaggio da queste parti. E poi qualche foto a Zagreb già l'ho fatta un paio d'anni fa.
Al solito, anche questa volta telefonino e via. Averla, la fida Canon...


E invece no. Per una volta Gianluca ed io esauriamo la fila di riunioni e di appuntamenti ad un'ora decente. Albergo abbastanza centrale (questo, per la cronaca, bello bello) e dunque possiamo chiudere la nostra giornata con due passi nell'isola pedonale e un paio di birre.
Zagabria è più o meno come la ricordavo, non fosse che l'ultima volta c'eravamo stati d'inverno. Qualche bel pub, qualche locale interessante, vita discreta alla sera. Rimane più che altro una tappa da touch and go sulla rotta per Belgrado.

Gianluca, socio di tourné
Zagreb

Poiché i voli diretti da/per Milano da/per Zagreb (con qull'affare lassù) sono solo al mattino, non possiamo rientrare fino a domani. Poco male. Non che del resto muoia dalla voglia di riaffrontare la vasca da bagno ad elica di cui sopra.
Non fosse che ho la macchina alla Malpensa, un pensierino a rientrare in Italia in monopattino, piuttosto che risalire su quel coso, lo farei davvero. Mica per altro, è che io la bresaola proprio la odio.
01.06 del 12 Giugno 2007  
 
1 commento pubblicato
no il Dornier 328 mi manca...mamma mia come potrò vivere senza questa esperienza????? Direi benissimo!!!!
L'ha detto bea, 13 giugno 2007 alle 17.12


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