Orizzontintorno Carlo Paschetto
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22 Buda reloaded, anzi, Pest
GIU Travel Log: The Slavic job
Caro amico pendolare, eccomi ancora a te. Perché ti ricordi di me, vero? Sono quello di Saarbrücken. Come va il tuo SUV, tutto bene? E in tangenziale? Ecco, a proposito di tangenziale, sai che c'è, è che anche io c'ero stamattina, proprio lì dietro di te.
Caro amico pendolare, io questa mattina mi sono svegliato alle sei e venti, puntuale con la sveglia, e sì, hai ragione, è strano. Pensavo la stessa cosa mentre mi rotolavo coccolone nel lettone e mi dicevo mmmmh, sì, adesso mi alzo, ancora un attimo please, ma guarda quanta luce c'è già a quest'ora, e dire che sono le sei e venti... le sei e venti, sì... giusto, perché ho messo la sveglia alle sei e venti, come al solito, no?... No, miseriaccia eva! Il solito un cazzo! Alle CINQUE E VENTI la metto la sveglia di solito, io, perché alle sei e trenta io devo stare *già* in tangenziale, porcaccio giuda santissimo.

Caro amico pendolare, io questa mattina ho iniziato la giornata fiondandomi giù dal letto ad una velocità pari a quella del suono - infatti mi muovevo più rapido dei santi che tiravo giù nel frattempo - perché a mezzogiorno avevo in agenda la prima di un'infinita serie di riunioni a Budapest, e per arrivarci, a mezzogiorno in ufficio a Budapest, dovevo *assolutamente* prendere il volo delle nove e venticinque a Malpensa. E se consideri che ero rientrato da Alba solo otto ore prima...

Caro amico pendolare, io questa mattina sono uscito di casa praticamente in pigiama e con lo spazzolino in bocca, saltando ovviamente la colazione, e grazie a questo brioso e frizzante avvio di giornata sono riuscito ad entrare in tangenziale con soli quindici minuti di ritardo sulla mia usuale tabella di marcia, che per uno come me che si muove sempre con discreto anticipo non era nemmeno male. Solo che.
Solo che questa mattina c'era lo sciopero dei treni. E quindi, amico pendolare, tu e tutti i tuoi dannatissimi colleghi avete tirato fuori i vostri SUV stracciamaroni e siete venuti a intasarmi a tappo - alle sei e cinquanta del mattino - quella che nell'occasione doveva essere la mia pista di Indianapolis. Eravate MILIONI. E come se non bastasse, appena inforcata la tangenziale a passo d'uomo, mi sono ritrovato sotto un pannello luminoso che recitava "11 km di coda per cantiere". UNDICI CHILOMETRI DI CODA ALLE SEI E CINQUANTA???

Così, amico pendolare, avendo iniziato a comprendere che la partita era di quelle drammatiche, ho giocato il tutto per tutto e a Cinisello sono immediatamente (immediatamente, sappilo, è un eufemismo in questo caso) uscito dalla tangenziale per andare a prendere la Nord. Tanto lì in A4 eravate tutti fermi. Certo, avrei allungato il percorso di una decina di chilometri, ma almeno sarei uscito dall'imbottigliamento.
Il fatto, amico mio, è che non devo averlo pensato solo io, perché anche sulla Nord, che è sempre deserta, eravate a milioni. Milioni, ti dico. Tutti fermi. E per andare a Malpensa da casa mia, caro amico, non esiste una terza alternativa, no no. Insomma, per citare uno che di tangenziali temo ne capisca poco, game over.
Amico pendolare, dalla Nord ho impiegato un'ora solo per arrivare a riprendere la A4 a Cormano. E a quel punto erano le otto e quindici. E io, l'aereo a Malpensa, sempre alle nove e venticinque lo avevo.

Amico pendolare, mi capisci vero? Ancora fermo. Alle otto e trenta ho intravisto all'orizzonte l'imbocco della Milano-Laghi, ma ho anche capito che a quel punto potevo arrendermi. Il primo round era ormai perduto.
Così ho chiamato Alitalia e ho chiesto di spostarmi sul volo successivo. Che, per la cronaca, era previsto alle 15.15, con arrivo a Budapest alle 16.45. Giornata a puttane, dirai tu, e invece no bello mio, perché dall'ufficio di Budapest mi avevano appena fatto sapere che mi avrebbero spostato le riunioni di conseguenza. Non il massimo, certo, ma vabbè. Sempre quello di Saarbrücken sono, io.

A quel punto, amico pendolare, secondo te che ho fatto? Perché, se sai contare e fare due più due, era assolutamente chiaro che ora avrei dovuto essere in aeroporto al massimo per le 13.30, anche perché sarei dovuto passare in biglietteria prima di fare il check-in. E viste le condizioni della tangenziale era altresì chiaro che di tornare a casa non se ne parlava proprio.
Così ho proseguito. E sono arrivato a Malpensa alle 9.40. Cinque ore e mezza prima del mio volo (e quindici minuti dopo la partenza dell'altro). E senza ancora aver fatto colazione.
Sì, amico pendolare. Come prima cosa ho dunque fatto colazione. Tre ore e mezza dopo essermi svegliato. Due e mezza delle quali passate in macchina per fare sessantacinque chilometri.
Poi mi sono cercato un posticino, mi sono messo il pc sulle ginocchia, e ho lavorato un po'. Confesso, ho anche chiuso gli occhi e credo persino di essermi appisolato per una mezz'ora. Diciamolo, amico pendolare: quasi quasi mi stavo anche rilassando un po', nonostante l'avvio di giornata.

Caro amico pendolare, alle 14.40, senza aver pranzato perché tanto pranzo in aereo, mi sono presentato puntuale al gate per l'imbarco. Solo che.
Solo che nel frattempo c'era stato qualche problemino nello spazio aereo austriaco, proprio sulla nostra rotta pare. Maltempo, dicevano. E così il volo è stato spostato di un'altra mezz'ora avanti. E, quel che è peggio, ho avuto pure la sfiga di trovarmi sullo stesso volo di "quello che si incazza". Hai presente quello che si incazza, amico pendolare? Quello che perde subito la pazienza, e vuole parlare con il responsabile (e chi sarebbe, Giuliacci?), quello che io prendo questo aereo tutti i giorni ed è sempre la solita storia, quello che insulta le hostess di terra e se la prende con loro e dice che per fortuna che adesso Alitalia va in fallimento così le licenziano tutte e la finiscono di prendere per il culo (sic) la gente, e che alza sempre più la voce e cerca (quasi inutilmente, per fortuna) consenso fra gli altri passeggeri, e si mette pure a bestemmiare, e la hostess, bontà sua, senza battere ciglio gli fa notare che a) lei non è solita occuparsi della transitabilità degli spazi aerei e b) soprattutto, lei *non è* di Alitalia, ma di SEA, e a lei che Alitalia vada o meno in fallimento, le fa una pippa.
Al che però "quello che si incazza" si incazza ancora di più e, ahimé, trova pure la solidarietà di un altro come lui, e quindi proseguono in stereo, e vogliono parlare anche con il presidente della repubblica, e Roma la deve finire di mangiarci i soldi, e prima o poi terroni di merda (sic) ve la facciamo vedere noi, e insomma, si va avanti così per un po' finché, spazientite, le hostess e un "responsabile" a caso della SEA chiamato ad intervenire, pur di toglierseli entrambi dai maroni, ci fanno salire sull'aereo.
Dove, con tono molto amichevole e pacifico, in grande serenità, il comandante ci annuncia che passeremo almeno un'altra ora, perché - guarda un po' - lo spazio aereo austriaco è chiuso per maltempo.
E allora il tipo si rialza dal suo posto e, questa volta inferocito, travolge le hostess e *vuole* parlare con il comandante, perché lui non li sopporta più questi romani che ci prendono per cretini e ci raccontano balle (sic), e vuole farglielo vedere lui come si deve lavorare e, soprattutto, governare il traffico aereo del pianeta. Il suo socio di incazzatura, poi, pretende anche di vedere sul computer di bordo la giustificazione della chiusura del nostro slot di volo. Io inizio ad avere le allucinazioni, anche perché, naturalmente, dentro l'aereo sotto al sole la temperatura va alle stelle e io, ovviamente, non ho ancora pranzato.

Amico pendolare, voglio fartela breve. Io sono decollato da Malpensa alle 16.30, e sono atterrato a Budapest alle 18.00, esattamente mentre tu, suppongo, te ne stavi ancora fermo, sì, in tangenziale, ma sulla via del ritorno a casa, con l'aria condizionata e il tuo impianto stereo da diciottomila euro a palla. Io invece sono sceso a Budapest, ho trovato 38 gradi (il comandante aveva detto 34, ma il tassista ha infierito e ha detto thirtyeight), ho mangiato solo un tramezzino Alitalia al formaggio e paté d'olive (questo passa il convento) e la mia giornata lavorativa è iniziata *a quel punto*. Perché sono dovuto andare direttamente in ufficio. Esattamente dodici ore dopo essermi svegliato.

Capisci, amico pendolare, perché ci sono giorni, più di altri, in cui ti odio?

01.17 del 22 Giugno 2007  
 
5 commenti pubblicati
ehehe, W l'Italia ;)
Pero' non me la sento di odiare/invidiare il povero pendolare che in fondo mi rischia una crisi isterica ogni mattina in tangenziale. Semmai ti proporrei l'esempio di mia sorella che al mattino fa 2 rampe di scale e scende in ufficio. Ancora meglio mia mamma che di rampe di scale ne fa solo una (!!!)
Io invece sono di nuovo all'estero... legge del contrappasso?
L'ha detto Lara, 25 giugno 2007 alle 17.35
bella odissea. effettivamente giovedi mattina ho sentito anch'io su isoradio alle 6,50 11 chilometri di coda per cantiere e ho detto "alle 6,50???". Comunque la cosa più bella di questo post è la splendida foto che hai fatto del 737 500 della Estonian air a Warszawa...
L'ha detto marco, 25 giugno 2007 alle 18.07
nooo. scusa volevo dire a Budapest
L'ha detto marco, 25 giugno 2007 alle 18.12
nooo, è a Malpensa :-)
L'ha detto Carlo, 25 giugno 2007 alle 19.04
Hei, forse sono in ritardo con il commento! Da assiduo frequentatore dell'A4 verso Malpensa: non rientrare a Cormano dalla Nord. Vai verso Novate--Bollate--Baranzate e ripiglia la Laghi prima della barriera.
Vedrai, ti piacerà
L'ha detto Ric, 4 luglio 2007 alle 15.26


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