Orizzontintorno Carlo Paschetto
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SET Travel Log: Warszawa
Ché ieri si parlava del Chalten, così è curioso, perché ho in cuffia Love in vain e l'album è esattamente quello, come diciassette anni fa, diciassette non dieci, eggià, pių o meno di questi tempi, e camminavo da solo per le vie di Rio Gallegos, accecato da quel tramonto che ha cambiato la mia vita in quel momento, e per sempre, e che è anch'esso qui dentro da qualche parte, basta cercarlo, e fotografavo, fotografavo, fotografavo, e in cuffia c'era proprio questo stesso album, solo, alla cintura, c'era un walkman, non un iPod.
Così è curioso, sì, circostanze. Ed il mood è esattamente lo stesso. Preciso. Solo che io ho diciassette anni di pių e circa sessanta pezzi di mondo in pių nelle scarpe.

A Warszawa è arrivato il freddo. Per meglio dire, non fa pių caldo e la gente ha iniziato a tirar fuori giacchette, cappelli, qualcuno osa già il cappottino. I tramonti si accorciano e alle otto i grattacieli sono già illuminati contro il cielo blu fosforescente, che ancora nero non è.
Io me ne vado in giro a piedi per le vie del centro con il mio iPod, tramonto, così come diciassette anni fa a Rio Gallegos, e destino vuole che al telefono poco prima si parlasse proprio del Chalten. Come sarà il tempo al Chalten a novembre? Mah, e chi può mai dire come sarà il tempo al Chalten? Adesso al Chalten c'è un paese con una pensione, diciassette anni fa c'erano una baracca di latta, dodici case in costruzione ed io avevo piantato la tenda di fianco al cavallo, legato all'albero. Fra l'altro, è al Chalten che ho perso (perso? Dimenticato? Lasciato?) il mio preziosissimmo Thommen. Oggi ho un altimetro digitale. E un iPod alla cintura, del resto. Non un walkman.

Alla fine scatto foto con il telefonino e metto qui foto fatte con il telefonino, ma non so quasi mai che dire. Di Warszawa, nella fattispecie. Io vivo a Warszawa, buona parte del mio tempo, ormai da cinque mesi. Warszawa non c'entra nulla con quella del duemila e son passati solo sette anni. No, non è la mia memoria, che peraltro di buchi ne ha ogni giorno qualcuno in pių. No, è che proprio non c'entra nulla. E' bella Warszawa, oggi. O forse appare a me. Io vivo e dormo qui, ora e spesso, da cinque mesi in qua.
Conosco Warszawa, pių o meno, abbastanza. Inizio a ritrovarmi qua e là, a capire le distanze, a sapere se ci vuole un taxi o se a piedi ci sei in venti minuti al massimo. Ho i miei punti di riferimento, ora un bel po'. So anche che non si dice ian paula, ma jana pawua, perché quella "ł" particolare lì, quella tagliata dal trattino obliquo, si legge u, pių o meno, diciamo una cosa di mezzo fra u e uo.
So che la Jana Pawła incrocia con la Świętokrzyska e con la Jerozolimskie, ma queste no, non te lo so proprio dire come si pronunciano, io dico svietoschia e ierozolschi, che ovviamente non c'entrano nulla. La Chmielna sta sotto, sotto a che poi non si capisce, perché nella mappa del centro è a destra del Palazzo della Cultura, e quindi al massimo sta ad est, ma per qualche ragione che non ti so spiegare per me quella zona lì è sotto. L'Harenda è cinque minuti a nord della Chmielna, che lo so come si pronuncia, ma non te lo so scrivere, lungo la Nowy Swiat comunque.
L'ufficio, Wiertnicza, è molto pių gių, circa una decina di chilometri a sud, verso Wilanów. Dall'Harenda, circa trenta Złoty, dallo Hyatt e dal Sobieski circa trentacinque. Questi giorni dormo al Mercure e gli Złoty sono pių di quaranta, ma se sei costretto a prendere la limo dell'hotel, perché quelli della reception del Mercure sono un po' stronzi e non chiamano i taxi, allora gli Złoty diventano pių di cinquanta di sicuro.

Con i tassisti a Warszawa vai tranquillo se sai dire buongiorno, buonasera, grazie, ricevuta e l'indirizzo in polacco: sei certo che non ti imbroglieranno facendoti fare il giro della città, perché è evidente che anche se non sei proprio di qui, qui tu ci vivi o perlomeno ci vieni spesso. In caso contrario, non avrai comunque alcun problema a comunicare, un po' di inglese minimo minimo lo masticano tutti, ma con buona probabilità il tuo tragitto si allungherà e la città ti apparirà molto pių grande di quanto non sia in realtà.
Che comunque Warszawa è grande, parecchio. E verde, molto verde.

Passeggio per il centro di Warszawa, vado a piedi dal Mercure, sulla Jana Pawła, alla Chmielna. Ho indovinato, ci vogliono circa venti minuti. Passo dall'Hard Rock Cafè sotto al nuovo centro commerciale di cristallo, giro a fianco della stazione centrale e attorno al Palazzo della Cultura, il Marriot, l'Intercontinental e il Novotel sono già illuminati contro il cielo, stanno tutti sui cinquanta piani pių o meno. Prendo il sottopasso che attraversa la Marszałkowska: una volta, prima di scoprire l'esistenza dei sottopassaggi, ho provato ad attraversarla in superficie. E' una specie di tentativo di suicidio dichiarato.
E' tutto cristallo ed acciaio qua in centro, illuminato a nuovo, alto, molto alto. Potrei essere a Francoforte, o a Londra, o a Singapore, non fosse per il clima e la gente che si stringe nelle giacchette troppo leggere. I tram sono ancora quelli vecchi, un po' sbilenchi e sverniciati, ma scompaiono fra i viali ad otto corsie. E' grande Warszawa, parecchio.
Sotto al Palazzo della Cultura, ma devi farci proprio caso, la vedi ancora com'era Warszawa dieci anni fa. C'è un raggruppamento di costruzioni basse in mattoni, fai conto dei garage, trasformate in negozietti, esattamente quel tipo di negozi che nella tua testa associeresti ai paesi dell'est. Incredibile che siano ancora qui in mezzo a questa foresta embrionale di cristallo. Poi ti avvicini e guardi bene. Un paio sono stati trasformati in sexy shop. No, impensabile anni fa.
E' bella Warszawa.

Poi, ci sono ancora, eccome, i palazzoni sovietici. A file, a battaglioni, a reggimenti. Basta lasciarsi alle spalle il centro ed inforcare ad esempio la Sobieskiego, o viaggiare verso l'aeroporto. Non sono cambiati quelli, no. E' che in mezzo, a macchia di leopardo, anche qui, centri commerciali nuovi fiammanti con architetture avveniristiche, cinema multisala, concessionarie Mercedes.
Ogni mattina, andando verso Wiertnicza, passo davanti ad un bazar. Un bazar, davvero. E' quasi nascosto, devi saperlo vedere e riconoscere, non farti distrarre dal traffico, dai palazzi, da tutto il resto. C'è un bazar: baracche di lamiera, il mercato, la scritta bazar all'ingresso. E' affogato fra i palazzi e i centri commerciali. Le donne di Warszawa è lì che vanno a fare la spesa. Almeno, buona parte di loro, giovani e anziane, strette nelle loro improbabili giacche, così diverse da quelle dei negozi alla moda del centro. Sono cinque mesi che sono qui e quel bazar è il mio modo di capire che sto iniziando a conoscere Warszawa un po' pių del turista medio di passaggio. Mi piace conoscere Warszawa. More than this, ora, Peter Gabriel. Curioso, sì.

Polacchi famosi. Facile, diresti. I soliti tre: il Papa, Lech Wałesa (sì, si scrive con la l con il trattino obliquo, quindi devi leggerla u) e Zbigniew Boniek. Me lo sono fatto dire come si pronuncia davvero Zbigniew: ricordate il campionario di ipotesi dei telecronisti italiani? Ecco, no, non si pronuncia in nessuno di quei modi. In ogni caso, non sono riuscito ad impararlo.
Io comunque aggiungerei immediatamente Jerzy Kukuzcka, Krzysztof Wielicki, Wojciech Kurtyka. E poi, ancora, e temo prima, in ordine sparso, Krzysztof Kieślowski, Ryszard Kapuscinski, Fryderyk Chopin, Niccolò Copernico, Roman Polanski, Maria Curie-Skłodowska. Sì, sono pių di quanti avresti pensato a botta calda.

Passeggio per il centro di Warszawa. E' una serata fresca, per fortuna ho portato anche io la mia giacchetta. In ogni caso fa un po' troppo freddo anche per la mia giacchetta. Sta diventando buio, i grattacieli sono tutti illuminati, agli ultimi piani del Marriot è iniziato il gioco di luci sulle finestre che serve a far scorrere le scritte pubblicitarie. I turisti stanno con il naso all'insų per leggere. Io me ne vado a cercare un posticino per cenare sulla Chmielna. Non sono un turista io, a Warszawa. I tassisti lo capiscono subito.

Sto bene quando cammino per le vie di Warszawa alla sera. La musica, sarà un caso, è quella di diciassette anni fa. In qualche modo anche il colore del cielo, stasera.
13.36 del 21 Settembre 2007  
 
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