Warszawa è blues. E non so se sia dovuto al fatto
che da un po' di tempo in qua attraverso irrimediabilmente
Warszawa accompagnato da Tom Waits e dai Blind Boys of Alabama,
e non c'è altro che potrebbe guidarmi allo stesso
modo, assolutamente. Sta di fatto che Warszawa è
blues, blues dentro, blues nell'aria, che adesso la senti,
ogni sera un po' di più. Anche nei muri scrostati
dei palazzi grigi lungo la Sobieskiego. Va bene anche Jeff
Healey che pesta duro su See the light, il volume
non è mai abbastanza e Warszawa è blues violento,
che graffia a sangue e sfonda le casse, te la senti addosso,
anche se non è stretta, non è chiusa, è
larga Warszawa, molto larga.
Non c'è nulla come camminare per le vie di Warszawa
centro la sera tardi, o la mattina presto, quando già
fa freddo da sciarpa, che tu lo voglia o no, la luce è
lattiginosa, il vento è leggero quanto basta a spazzare
via le foglie gialle che iniziano a rimpiere le strade,
i ragazzi vanno all'università tappati nelle loro
cuffiette, avvolti nelle loro felpe consumate, o in maniche
corte, ché tanto per loro è lo stesso, e fra
un po' lo è anche per te.
Fra un paio di settimane quassù ci saranno le elezioni.
Mi dice E. che non cambia nulla, tutto scorreva, scorre
e scorrerà uguale, prima e dopo. Ci si incazza E.
quando ne parla, così preferisce cambiare discorso.
In Italia è uguale chetticredi, poi gli eventi e
la storia si declinano in modo diverso, ma il principio
è il medesimo, ed è il principio quello che
ti dà al fegato, molto prima dell'effetto a seguire.
It could all get blown away, immagina sia questa
che ascolti mentre cammini a tempo sotto i cartelloni elettorali
che avvolgono Warszawa tutta, le foglie gialle che ti sbattono
in faccia. Su un manifesto grande hanno cavato gli occhi
ad un gemello. C'è scritto qualcosa sotto, spray
nero, non capisco ma non ce n'è bisogno. Al suo fianco
sorride un'altra faccia, il manifesto è arancione,
approposito, mi sono perso il finale delle elezioni in Ucraina.
Le facce sui manifesti sorridono uguale in tutto il mondo,
non è proprio un sorriso, è uno che ti sta
vendendo un'automobile. In Italia è uguale, chetticredi.
I pirogui li prendo fritti, potendo, ché bolliti
sanno di cavolo, non ce n'è, anche se fritti ti stroncano,
che li riempiano di funghi o meno. Due soli bicchierini
di zoladkowa gorzka mi hanno steso per ventiquattr'ore,
e dire che con il krupnik potrei quasi farci l'happy hour.
Epperò, secondo me, per schiantare un polacco ti
basta una bottiglia di Nebbiolo.
Warszawa è blues e, guarda bene, se la chiami Varsavia
lo è già molto meno. Varsciava, vuoi
mettere?, suona blues in bocca mentre lo dici, Uorsou
fa schifo, lascialo ai turisti. Ananas si dice così,
anche in polacco. Warszawa è blues ed è ancora
piena di ragazzi italiani in gita turistica, si danno aria
da alternativi, più o meno come ce la davamo noi
vent'anni fa e più quando si andava in Scandinavia.
Si potrebbe obiettare che loro si danno aria da alternativi
come se venire a Warszawa fosse alternativo. Non è
alternativo venire a Warszawa, è esattamente come
andare, chessò, a Helsinki, e noi non abbiamo mai
pensato che andare ad Helsinki fosse alternativo, o forse
no, chissà. La storia è comunque passata a
Warszawa come ad Helsinki, uguale, e il muro non c'è
più da un pezzo da queste parti, scordatevi di trovarlo.
Non è alternativo venire a Warszawa, se proprio volete
andate a Tiraspol.
All'Harenda la colazione fa sempre schifo. Finita l'era
del succo caldo d'arancia, adesso solo succo di limone o
di mela. Ma perché? Per quale accidentissimo mistero
polacco a colazione devono servire solo succo di limone
e di mela, e non, od anche, succo d'arancia, fresco possibilmente,
o almeno a temperatura ambiente? Per quale stramaledetto
motivo è impossibile capire di cosa siano fatte le
uniche due marmellate del buffet e, soprattutto, perché
mai devono essere servite dentro a quei due orribili vasetti
usciti dallo scaffale di qualche nonna polacca e perennemente
incrostati di marmellata secca? Perché mai chiedermi
ogni volta, al check in, se faccio colazione, se comunque
la colazione è inclusa nel prezzo ed è a buffet?
Epperò io voglio bene all'Harenda, molto più
di quanto non abbia amato altri alberghi superfighi a diciotto
stelle, ma completamente senz'anima. Anche l'Harenda è
blues, blues sporco, graffiato, roco, scricchiolante. Come
il rumore dell'acqua che gocciola dentro ai tubi a vista
che attraversano la mia microscopica camera con branda singola,
due sedie rivestite di velluto rosso, armadio in fòrmica,
tende rosse strappate qua e là. Tavolino, wifi, rapido
e gratuito.
Ho mal di testa. Non so se è il cielo, che è
diventato color piombo e ci schiaccia tutti quanti, o la
notte passata a girarmi nel letto, senza sonno, che ora
ho, non so perché. Chiamo un taxi, 6444444, 2,40
polacchi al chilometro. E' sicuramente un Mercedes, d'annata,
bianco o nero, probabilmente Classe E, allestimento Elegance,
cambio automatico. Anche il mal di testa, a pensarci, è
blues. Come i vecchi Mercedes. Warszawa è blues,
non c'è un cazzo da fare. |