Questa volta mi sono imbarcato al volo (in effetti...) su
quello della LOT, che parte alle 11.00. Ché per la
terza volta in quattordici mesi sono rimasto bloccato in
tangenziale e ho perso il mio volo Alitalia.
Ora, io vorrei in qualche modo esprimere il mio disappunto,
perché rimanere bloccati con una certa regolarità
in tangenziale alle sei e mezza del mattino, ne converrete,
non è normale. Né accettabile per l'umanità.
Io abito a circa sessantacinque chilometri da Malpensa,
praticamente tutti di autostrada. Non posso dovermi alzarmi
alle cinque del mattino per prendere un cazzo di
aereo alle 9.35, avendo un tempo limite per il check-in
fino alle 8.55. Vi pare? In un mondo normale, io potrei
alzarmi alle sette, uscire di casa alle sette e quarantacinque,
ma anche alle otto, inforcare l'autostrada, percorrere i
miei sessantacinque chilometri nei limiti consentiti dalla
legge ed essere a Malpensa tranquillamente per le otto e
quarantacinque.
Invece no: tutti i dannatissimi lunedì mattina io
devo uscire di casa alle sei e mezza e sperare di
non rimanere bloccato. Alle SEI E TRENTA. Perché
se esco solo venti minuti dopo è certo che
rimanga bloccato. Cosicché, fra l'altro, che io abbia
l'aereo alle otto, alle nove, alle nove e trenta, o alle
dieci, non cambia nulla: alle sei e trenta io devo essere
fuori di casa. Addirittura, sarebbe meglio se uscissi alle
sei, perché comunque un po' di coda me la faccio
sempre lo stesso, ma diciamo che alle sei e trenta è
ancora accettabile.
Mi viene un brivido ad usare la parola accettabile
per descrivere un contesto nel quale tutti i giorni, alle sei e trenta del mattino, a qualche migliaio di persone sembra normale ritrovarsi in coda sulla tangenziale.
Ieri sono rimasto bloccato sullo svincolo di ingresso della
A4. Immobile. Per mezz'ora. Quando ho capito che la situazione
era di quelle disperate, ho provato una volta di più
a cambiare strategia: ho abbandonato lo svincolo e mi sono
infilato su quello della tangenziale nord, che ne condivide
le corsie di immissione. Sulla nord ho fatto solo un chilometro.
Allora sono immediatamente uscito alla prima, direzione
Fulvio Testi, pensando di fuggire attraverso la Brianza.
Illuso! Sullo svincolo di uscita sono nuovamente rimasto
bloccato altri quarantacinque minuti, perché anche
quello svincolo è condiviso con quelli che provano
ad entrare, a loro volta, sulla A4 dall'ingresso di Cinisello.
E quindi stop, tutti lì fermi, a motore spento.
Alla fine, divincolandomi al prezzo di infrazioni da incenerimento
della patente (peraltro condivise con metà della
popolazione incastrata nella medesima situazione) sono riuscito
a liberarmi, abbandonare la coda, fare inversione e tentare
il tutto per tutto, come mi venne già consigliato
all'epoca del mio primo
aereo mancato, e per fortuna che l'ingegno umano
ha inventato il navigatore. Insomma, ho iniziato ad attraversare
paesi di cui nemmeno sapevo l'esistenza, tutti rigorosamente
caratterizzati da semafori programmati dal folletto maligno
dei Troll, per cui i concetti di grande strada di scorrimento
+ traffico delle otto del mattino di lunedì
+ sincronizzazione e temporizzazione sono
trattati alla stregua dell'insegnamento dell'inuit nella
scuola elementare italiana. Va da sé che, naturalmente,
avevo anche il problema di essere a secco e una decina di
minuti se ne sono bell'e'che andati per fare il pieno. Per
non parlare, poi, del TIR lituano, evidentemente senza navigatore
- lui - che mi sono tirato avanti per almeno dieci chilometri
dalle parti di Mombello, senza possibilità alcuna
di sorpasso a meno di non desiderare ardentemente il brivido
di un frontale da prima pagina sul Corriere.
Alle 8.45 ero ancora a -20 km e ho chiamato Alitalia disperato:
il volo successivo era alle 20.50! Naturalmente io avevo
una riunione importante a Warszawa alle 14.30. Non ci avrei
mai pensato, ma per fortuna Emanuela, che pensa per me quando
sono in stato evidente di tilt dovuto alla bile nel cervello,
al telefono mi ha detto: ma perché non provi con
LOT? Eggià: perché non provo con LOT?
Così sono arrivato a Malpensa alle 9.20, proprio
mentre stavano chiudendo l'imbarco del mio volo Alitalia,
mi sono fiondato in biglietteria e sì, gli era rimasto
un posto in business proprio su quello della LOT in partenza
alle 11.00. Detto, fatto, preso. 13.40, Warszawa. 14.30,
riunione.
E non sto nemmeno a dirvi che la LOT, in business, apparecchia
la tavola anche per un volo di due ore a metà
mattinata. Nel senso: tovaglia, doppie posate (di
metallo, ovviamente, ché se no come fai a fare gli
attentati?), doppi bicchieri (di vetro, ovviamente...),
carta dei vini, antipasto, primo, dolce, frutta, caffé,
amaro, sigaro (ok, sto esagerando). Certo, io avrei preferito
cappuccino e brioches al pollo in agrodolce, peperonata
e bicchiere di Merlot alle 11.30, ma del resto, alimentarmente
parlando, se vai in Polonia ai polacchi ti devi arrendere,
e poi basta pensare alla tortina preconfezionata Alitalia,
o al flaconcino di Actimel a temperatura ambiente: in business,
sempre di classe business sto parlando. Per la cronaca,
quella Alitalia costa almeno cento euro in più di
quella LOT.
Certo, al dio delle tangenziali milanesi importa una pippa
che quel bicchiere di Merlot sia costato settecento euro,
una mattina di lavoro e milleottocento miglia, anche
quelle, per gradire. Mi rendo conto di odiare sempre più
la città che mi ha cresciuto per trent'anni e che
ho creduto di amare visceralmente per altrettanti. |