Nuovo trasloco, nuovo quartiere: venerdì mi raggiungono Emanuela
e Leonardo, e dunque mi sono allargato. L'appartamento
è davvero bello, in un condominio nuovissimo, full optional
come al solito: c'è persino la lavastoviglie. Sienna si trova
al di là di Jana Pawła, più o meno dieci minuti a
piedi dall'Hard Rock Cafè e dal Palazzo della Cultura, venti
da Chmielna. Rispetto ad Elektoralna,
Sienna è più residenziale, viva e centrale, ma in
qualche modo anche più anonima. Dalle finestre di casa, condomini
verticali, tutto attorno e sopra di me. Ma è una bella casa,
calda, ancorché un po' vuota. Comunque, stile minimal Ikea
come gli altri due appartamenti in cui sono stato in precedenza.
Mi piace, molto.
Taxi proprio qua sotto in fila indiana, in caso di emergenza. Andare
in ufficio in autobus è però più scomodo adesso:
un'ora circa di viaggio, prima il 157, poi cambio in Solidarności
per il solito 522. L'ho scoperto da solo, studiando
qui. Interpretare i siti web in polacco e imparare a muovermi
attraverso Warszawa in modo familiare con i mezzi pubblici, confesso,
mi dà una soddisfazione quasi infantile. Ad esempio, ho capito
che il mio bilet normalny vale una corsa sola, ovvero non
ha una validità oraria. In teoria, dovendo prendere quattro
autobus al giorno, mi converrebbe dunque fare il dobowy
miejski, il giornaliero, che costa come tre bilet
normalny. Ma, confesso: azzardo le quattro fermate con il 157
senza pagare il biglietto. Per pigrizia e per smaltire, intanto,
i miei bilet normalny comprati l'altra settimana.
E a proposito: non ho ancora visto nessuno, e intendo proprio nessuno,
timbrare il biglietto. Non solo: quando timbro io, ho sempre un
po' gli sguardi addosso degli altri passeggeri. Delle due, l'una:
o a Warsazwa viaggiano tutti con gli abbonamenti e i biglietti multipli,
e gli sguardi sono del tipo questo è uno straniero,
o non sono l'unico a barare e gli sguardi sono del tipo questo
è un pirla.
A due passi - due - da casa c'è anche un supermercato. Come
di norma a Warszawa, anche questo è aperto fino alle 22,
e siano benedetti tutti i supermercati di Warszawa, ché puoi
uscire dall'ufficio alle otto di sera e fare tranquillamente la
spesa ovunque prima di rientrare.
E' così che ho affrontato anche la mia prima spesa da warszawianin.
Carrello d'ordinanza, lista, sguardo smarrito tipo expat trapiantato
a Warszawa, ho un frigo enorme da riempire. La signora addetta alla
frutta e verdura mi guarda con diffidenza.
Hai presente, no, come funziona il reparto frutta e verdura nei
supermercati? Ti prendi il tuo sacchettino di plastica, ti infili
i guanti, scegli quello che vuoi, metti nel sacchettino, leggi il
codice per la bilancia, pesi, stampi l'etichetta dopo aver schiacciato
il numero di codice corrispondente, attacchi sul sacchetto, vai
in cassa. Semplice.
Più o meno. Perché qui sul cartellino c'è
scritto sì il prezzo, 1,75 Zł per l'uva, nella fattispecie
(all'etto? al chilo? alla tonnellata? mah...), ma non c'è
alcun numero di codice. Sulla bilancia, invece, i numeri ci sono
eccome, come in effetti dovrebbe essere. Mi guardo attorno: nessun
cartellino riporta anche il codice corrispondente. Ecco, lo sapevo:
sto per fare la mia prima figura da expat smarrito in terra aliena.
Punto la signora di cui sopra: ehm, excuse me, sorry, non capisco...
Le mostro il mio sacchettino con l'uva. Mi fa segno, un po' seccata,
di andare in cassa e non rompere. Mah, forse pesano in cassa. Obbedisco
e proseguo fra le corsie, senza fiatare.
Latte, uhm, latte. Come distinguo quello intero, fresco, normale,
da tutti gli altri? Boh. Frigo, etichetta blu? Mi ispira più
di quello con l'etichetta rosa. Prendo l'etichetta blu. Anzi, sono
così sicuro di me che esagero: ne prendo tre litri. Tisane.
Succo d'arancia. Corn flakes, almeno, credo. Zucchero. Formaggi.
Acqua accidenti, acqua!, che poi di notte muoio dalla sete e mi
hanno detto di non bere l'acqua del rubinetto a Warszawa. Nie
gasowana, naturalmente, ma questo lo sapevo dire anche in russo.
Reparto surgelati: il colpo di scena che non ti aspetti. No, non
ci sono i Quattro salti in padella. Siamo in Polonia, che
diàmine. Ci sono però i cugini, i Quattro pierogi
in padella, o perlomeno non saprei come altro chiamarli :-)
Foto d'ordinanza, non la posso mancare questa.
Poi, cassa. Ci siamo.
Uva: 1,75 Zł.
Non ho capito. Come, uno e settantacinque? Ok, è quello
che c'è scritto sul cartellino del prezzo, certo, ma che
ne sa lei, mi scusi, di quanta ne ho presa? Come funziona, uno e
settantacinque qualsiasi quantità ne prenda? Tre acini? Un
chilo? Due casse d'uva, grazie, uno e settantacinque? Mah. Mistero.
Comunque, il mio sacchettino d'uva 1,75 Zł.
Ho fatto la spesa. Abito a Warszawa. E nevica, nevica, nevica.
Una delle cose che più amo di Warszawa è che, rispetto
allo scorso anno in Belgio, qui praticamente non piove mai. Se ci
penso, ho visto piovere davvero pesante solo un giorno in sette mesi.
Per il resto, qualche volta ha piovigginato, sì, ma il tempo
è parecchio variabile e quindi, anche se la giornata è
grigia, un raggio di sole capita sempre di vederlo. E poi qui vento
non ce n'è, o perlomeno non c'è certo quello delle Ardenne.
Non piove, no. Ma nevica. Ed è proprio bello. Perché
un conto è andare in giro sotto la pioggia, un conto è
con la neve, con quella neve a fiocconi grossi, spessi, secchi, neve
che ti scivola addosso e non ti bagna. Soprattutto, non attacca, o
attacca pochissimo e per poche ore. Clima troppo secco, troppo variabile,
non so. Non attacca. Non nevica comunque abbastanza da attaccare.
Eppure ogni tanto ci si mette davvero d'impegno e spara giù
qualche bella bufera, anche per una buona mezz'ora, ma poi più
nulla. Sono contento di essere a Warszawa con la neve, e il freddo.
Sienna è un posto da sushi. Conto almeno tre sushi bar attorno
a casa mia. Non ne ho proprio voglia, vado sul classico stasera.
L'Hard Rock Cafè è al di là di Jana Pawła, ti
dicevo prima. Il problema è attraversarla, Jana Pawła. A proposito,
nel caso sia sfuggito, Jana Pawła per la precisione è Jana
Pawła II, cioè Giovanni Paolo II. Non a caso, è
larga un botto, otto corsie più i tram in mezzo. Nel punto
in cui Sienna incrocia Jana Pawła, non un sottopasso, strisce neanche
a pagarle e del resto in mezzo c'è, appunto, il tram, ed è
tutto transennato. Sono le otto di sera, voglio andare all'Hard Rock,
quasi lo posso vedere dall'altro lato della strada, la temperatura
sarà attorno ai -5. Ma di attraversare Jana Pawła non se ne
parla proprio, non c'è modo.
Guardo a destra, poi a sinistra. Mi gioco la sinistra. E cammino dieci
minuti prima di trovare un passaggio pedonale. Più altri dieci
per ripercorrere Jana Pawła a rovescio sul lato opposto della strada...
All'Hard Rock cafè c'è gran movimento: concerto live
di Thomas
Lang, un batterista che a quanto pare ha suonato con Robbie
Williams, Ozzy Osbourne, The Clash, Gianna Nannini (!) ed una miriade
di altri noti e meno noti. Prezzo del biglietto, 40 Zł. Non posso
certo perdermi l'evento rock a Warszawa. Pago, entro.
Hai presente un concerto rock di un batterista da solo? Ecco, appunto.
L'Hard Rock è bello pieno, anche di pinguinati polacchi sovrappeso
e leggermente alterati dall'alcool. Ora, concentrati e immagina: concerto
rock del batterista (solo) di Ozzy Osbourne, Hard Rock Cafè
di Warszawa, businessmen polacchi sovrappeso in giacca e cravatta,
un po' allegri. Gioventù warszawianin pigiata sotto
al palco, completamente immobile per tutto il concerto.
Insomma, i 40 Zł spesi meglio della mia vita.
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Thomas Lang all'Hard
Rock Cafè di Warszawa
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E' quasi dicembre, Warszawa si sta piano piano illuminando tutta e
compaiono i primi alberi di Natale in centro. Nevica. Ho visto Thomas
Lang. Ci sono i pierogi surgelati. L'uva costa uno e settantacinque
tutta, qualunque quantità tu sia in grado di portartene via
con un sacchetto di plastica.
Che altro posso volere da questa città? |