Orizzontintorno Carlo Paschetto
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07 Paschettos' 3/4 in WAW
DIC Travel Log: Warszawa
Leonardo è un po' deluso: non c'è la neve e il papà gli aveva detto che a Warszawa nevica sempre. In effetti ha nevicato fino a qualche ora prima del suo arrivo, ma poi la temperatura si è alzata di colpo, la neve si è trasformata in pioggia e la pioggia ha lavato via la neve per terra. Per fortuna basta qualche chiazza rimasta qua e là sul marciapiede a farlo felice.
A Leonardo piace soprattutto il grattacielo del Marriot perché sembra che nevichi. In effetti, l'illuminazione notturna lungo le facciate simula una nevicata, è una delle immagini che preferisco di Warszawa by night.
A Leonardo piace anche prendere il taxi. Credo sia perché molti hanno la televisione a bordo.

Polonia, decimo paese per il nostro piccolo globetrotter: a meno di quattro anni è un buon bottino. Arriva all'aeroporto di Warszawa con il suo fido zainetto pieno di giochi, accompagnato dal suo nuovo pinguino di peluche. Certo, dopo il Giappone la Polonia gli scivola quasi addosso, e poi non c'è la neve, uffa, e poi il papà e la mamma non sanno il polacco e non sono capaci di tradurgli il Topolino comprato a Warszawa, uffa di uffa. In compenso, lui il polacco lo impara subito: il terzo giorno sale su un taxi e sfodera con nonchalance il suo dzień dobry al tassista. Lo adoro (Leonardo, non il tassista).
Peccato aver dovuto lasciare Carola a casa e aver così rimandato il suo battesimo del volo, ma ad otto mesi è ancora un po' troppo piccola, e poi Leonardo è qui a Warszawa con la mamma (anche) perché il papà gli ha promesso di esaudire un desiderio: mostrargli dove (vivo e) lavoro quando sono lontano da casa, ma anche (e soprattutto) portarlo a vedere come si fanno le merendine di cioccolata che gli piacciono tanto. Ed è così che sabato mattina partiamo tutti e tre alla volta dello stabilimento di Belsk, dove già vi ho portato la scorsa settimana.
Per la verità, l'altra volta vi ho solo mostrato il cartello di Belsk. Così ho pensato di rimediare, anche perché Belsk è quasi una leggenda fra gli impiegati dell'azienda con cui collaboro da ormai quattordici mesi. Ho sentito parlare di Belsk fin dai miei primi giorni ad Arlon e mi è stato chiaro fin da subito che, di certo, non ci avrei mai messo piede.

Infatti.

Ora, si fa presto a dire che a Belsk non c'è nulla, che è solo un incrocio, che è il solito posto dimenticato da dio e dagli uomini, e bla bla bla. Il punto è che Belsk è davvero solo un incrocio. Un incrocio (skrzyżowanie, in polacco, per la cronaca) fra una piccola strada provinciale ed una sperduta stradina in mezzo alla campagna polacca. E, davvero, non c'è altro. Vuoto spinto. Non un bar. Non un ristorante. Non un'edicola, un chiosco, un benzinaio, un coniglio con una carota, una talpa - no, talpe ce ce ne sono parecchie, almeno a giudicare dalle tane nei campi...
Venti case, forse. In mezzo all'incrocio, un mercato improvvisato con due teloni di plastica e qualche cassetta di legno impilata. Ah, sì: una chiesa. Sproporzionata rispetto a tutto il resto (resto?). Insomma, Belsk, a un'ora di auto dal centro di Warszawa, è questa roba qui:

Belsk Duży

Bene, qui c'è uno degli stabilimenti pi grandi al mondo del mio cliente. E quando dico grande, intendo davvero grande. Dovreste vedere il piazzale dei TIR. Credetemi, è affascinante (per dirvi la verità, io trovo affascinante anche Belsk, a modo suo). Insomma, qualcuno forse ricorda il titolare qui aggirarsi un anno fa in tenuta da Cassandra Crossing in quel di Arlon. Ed ecco qui oggi il nostro tigrotto in visita allo stabilimento di Belsk, con tanto di càmice ufficiale taglia xxl arrotolato e foto d'ordinanza regolarmente autorizzata!

Leonardo pronto per la visita alle linee di produzione!

Sempre in tema di analogie con la mia passata permanenza ad Arlon, fra le cose che ho in lista, prima o poi una guida ragionata ai ristoranti ed agli alberghi di Warszawa. Pi poi che prima, come al solito, ma contateci. Nel frattempo, vi segnalo che Leonardo, forte come detto della sua esperienza giapponese, ha molto apprezzato lo Zen Bistro, un posto molto carino dalle parti della Świętokrzyska.

Lo Zen Bistro mi dà anche lo spunto per segnalarvi quanto, da queste parti (come peraltro quasi ovunque, Italia a parte), si diano per scontate certe attenzioni ai bambini.
Ora, lo Zen Bistro non è esattamente un posto dove la sera si aspettino di dover servire bambini. E' un locale piuttosto sofisticato e peraltro i warszawianin non è che portino i bambini a cena al ristorante così frequentemente, tutt'altro. Be', qui per esempio, Leonardo ha avuto, nell'ordine: bastoncini speciali legati con l'elastico, che fra l'altro sono anche un gioco bellissimo; disegni da colorare e scatola completa di pastelli colorati; foglio decorato e relativa busta per scrivere la letterina a Babbo Natale; men per bambini; piatto di gamberoni bolliti preparato apposta per lui, fuori men, con decorazioni d'ordinanza. Devo commentare? Va da sé che lo Zen Bistro non è un'eccezione, è la regola (nel ristorante della sera precedente gli hanno portato un palloncino colorato che lo ha fatto diventare matto).


Perché, perché, perché diavolo queste cose in Italia non accadono? Cioè, ma avete presente andare in un ristorante di Milano?
00.52 del 07 Dicembre 2007  
 
1 commento pubblicato
...Arlon al confronto sembra Las Vegas.
L'ha detto Simone, 7 dicembre 2007 alle 18.03


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