Leonardo è un po' deluso: non c'è la neve e il papà
gli aveva detto che a Warszawa nevica sempre. In effetti ha nevicato
fino a qualche ora prima del suo arrivo, ma poi la temperatura si
è alzata di colpo, la neve si è trasformata in pioggia
e la pioggia ha lavato via la neve per terra. Per fortuna basta
qualche chiazza rimasta qua e là sul marciapiede a farlo
felice.
A Leonardo piace soprattutto il grattacielo del Marriot perché
sembra che nevichi. In effetti, l'illuminazione notturna
lungo le facciate simula una nevicata, è una delle immagini
che preferisco di Warszawa by night.
A Leonardo piace anche prendere il taxi. Credo sia perché
molti hanno la televisione a bordo.
Polonia, decimo paese per il nostro piccolo globetrotter: a meno
di quattro anni è un buon bottino. Arriva all'aeroporto di
Warszawa con il suo fido zainetto pieno di giochi, accompagnato
dal suo nuovo pinguino di peluche. Certo, dopo il Giappone
la Polonia gli scivola quasi addosso, e poi non c'è la neve,
uffa, e poi il papà e la mamma non sanno il polacco e non
sono capaci di tradurgli il Topolino comprato a Warszawa, uffa di
uffa. In compenso, lui il polacco lo impara subito: il terzo giorno
sale su un taxi e sfodera con nonchalance il suo dzień dobry
al tassista. Lo adoro (Leonardo, non il tassista).
Peccato aver dovuto lasciare Carola a casa e aver così rimandato
il suo battesimo del volo, ma ad otto mesi è ancora un po'
troppo piccola, e poi Leonardo è qui a Warszawa con la mamma
(anche) perché il papà gli ha promesso di esaudire
un desiderio: mostrargli dove (vivo e) lavoro quando sono lontano
da casa, ma anche (e soprattutto) portarlo a vedere come si fanno
le merendine di cioccolata che gli piacciono tanto. Ed è
così che sabato mattina partiamo tutti e tre alla volta dello
stabilimento di Belsk, dove già vi ho portato la scorsa
settimana.
Per la verità, l'altra volta vi ho solo mostrato il cartello
di Belsk. Così ho pensato di rimediare, anche perché
Belsk è quasi una leggenda fra gli impiegati dell'azienda
con cui collaboro da ormai quattordici mesi. Ho sentito parlare
di Belsk fin dai miei primi
giorni ad Arlon e mi è stato chiaro fin da subito
che, di certo, non ci avrei mai messo piede.
Infatti.
Ora, si fa presto a dire che a Belsk non c'è nulla, che è
solo un incrocio, che è il solito posto dimenticato da dio
e dagli uomini, e bla bla bla. Il punto è che Belsk è
davvero solo un incrocio. Un incrocio (skrzyżowanie,
in polacco, per la cronaca) fra una piccola strada provinciale ed
una sperduta stradina in mezzo alla campagna polacca. E, davvero,
non c'è altro. Vuoto spinto. Non un bar. Non un ristorante.
Non un'edicola, un chiosco, un benzinaio, un coniglio con una carota,
una talpa - no, talpe ce ce ne sono parecchie, almeno a giudicare
dalle tane nei campi...
Venti case, forse. In mezzo all'incrocio, un mercato improvvisato
con due teloni di plastica e qualche cassetta di legno impilata.
Ah, sì: una chiesa. Sproporzionata rispetto a tutto il resto
(resto?). Insomma, Belsk, a un'ora di auto dal centro di Warszawa,
è questa roba qui:
Bene, qui c'è uno degli stabilimenti più grandi al mondo
del mio cliente. E quando dico grande, intendo davvero grande.
Dovreste vedere il piazzale dei TIR. Credetemi, è affascinante
(per dirvi la verità, io trovo affascinante anche Belsk,
a modo suo). Insomma, qualcuno forse ricorda il titolare qui aggirarsi
un anno fa in
tenuta da Cassandra Crossing in quel di Arlon. Ed ecco qui
oggi il nostro tigrotto in visita allo stabilimento di Belsk, con
tanto di càmice ufficiale taglia xxl arrotolato e foto d'ordinanza
regolarmente autorizzata!
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Leonardo pronto per
la visita alle linee di produzione!
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Sempre in tema di analogie con la mia passata permanenza ad Arlon,
fra le cose che ho in lista, prima o poi una guida ragionata ai ristoranti
ed agli alberghi di Warszawa. Più poi che prima, come al solito,
ma contateci. Nel frattempo, vi segnalo che Leonardo, forte come detto
della sua esperienza giapponese, ha molto apprezzato lo Zen Bistro,
un posto molto carino dalle parti della Świętokrzyska.
Lo Zen Bistro
mi dà anche lo spunto per segnalarvi quanto, da queste parti
(come peraltro quasi ovunque, Italia a parte), si diano per scontate
certe attenzioni ai bambini. Ora, lo Zen Bistro non è esattamente
un posto dove la sera si aspettino di dover servire bambini. E' un
locale piuttosto sofisticato e peraltro i warszawianin non
è che portino i bambini a cena al ristorante così frequentemente,
tutt'altro. Be', qui per esempio, Leonardo ha avuto, nell'ordine:
bastoncini speciali legati con l'elastico, che fra l'altro sono anche
un gioco bellissimo; disegni da colorare e scatola completa di pastelli
colorati; foglio decorato e relativa busta per scrivere la letterina
a Babbo Natale; menù per bambini; piatto di gamberoni bolliti
preparato apposta per lui, fuori menù, con decorazioni d'ordinanza.
Devo commentare? Va da sé che lo Zen Bistro non è un'eccezione,
è la regola (nel ristorante della sera precedente gli hanno
portato un palloncino colorato che lo ha fatto diventare matto).
Perché, perché, perché diavolo queste cose in
Italia non accadono? Cioè, ma avete presente andare in un ristorante
di Milano? |