Orizzontintorno Carlo Paschetto
Logo orizzontintorno Carlo Paschetto


06 Mens sana, o forse nemmeno quella
FEB The summit quest, Running
Non so voi: il mio buon proposito per il 2008 è di farmi un bel tagliando completo e mettere fine a questo orrendo decadimento fisico del quale sono ormai preda da qualche anno a questa parte.
Per la cronaca, sappiate che il titolare qui ha l'abitudine di scansare come la peste càmici bianchi & affini: ravanando nel mio archivio ho scoperto, ad esempio, che fino ad un paio di settimane fa le ultime analisi del sangue alle quali mi fossi arreso risalivano ad otto anni fa e peraltro me le aveva imposte la mia ex-azienda al momento dell'assunzione.

E' che solamente per aver trascorso tre giorni a sciare con il mio piccolo eroe ho iniziato l'anno schienato di brutto, molto peggio di altre volte passate, e insomma, da qualche medico mi è toccato andare per forza, piegato a novanta fra l'altro.
Visite, lastre, esami e tutto ok per fortuna, ma è chiaro che ormai il messaggio non ammette più repliche: o mi schiodo dalla sedia una volta per tutte, o prima o poi orizzontale rischio di rimanerci davvero e hai voglia, poi, a rimettermi in piedi solo grazie alle iniezioni di Voltaren e Muscoril.

A mo' di premessa, vanno innanzitutto dette un paio di cose: io *odio* palestre, piscine, massaggi e ambaradan salutistici tutti, e pure il semplice correre mi rompe assai. Tutt'al più un po' di bicicletta, che col mal di schiena non è certo il massimo.
A me piace la montagna, lo sapete. Fino a dieci anni fa in montagna ci trascorrevo il cento per cento del mio tempo libero, di solito appeso a qualche corda o a consumar pelli di foca in alta quota. In un modo o nell'altro, volevan dire quasi cento giornate all'anno a muover le gambe e ad allenare i polmoni. Ma da qualche anno in qua, complice una vita impegnata in mille altre cose e la mia solita infinita pigrizia congénita, "a me piace la montagna" ha significato perlopiù arricchire la mia già nutrita biblioteca alpinistica, le mie cinque paia di sci hanno iniziato ad accumulare una gran quantità di polvere in cantina e le corde giacciono al buio dentro la cassapanca in corridoio da tempo immemorabile, a parte il miserrimo tentativo di exploit a freddo di un paio d'anni fa.
E poi ho trascorso gli ultimi quindici mesi fra Belgio, Lussemburgo e Polonia, località note per la piattitudine a perdita d'occhio e il clima poco amichevole: neve ne ho vista parecchia, ma irrimediabilmente orizzontale.

Diciamo che ho affrontato questi ultimi anni classificandoli come una pausa dovuta, di quelle che ogni tanto nella vita accadono. In ogni caso, il mio 8000 sempre lì davanti sta, su questo non ci piove. Quel che è certo è che per salire un ottomila, fra una milionata di altre cose, serve anche una schiena funzionante. Poi le gambe, poi i polmoni, poi il cuore, poi la testa, ecc.

Così, quando il 7 gennaio sono riuscito a rialzarmi in piedi (e non sto a dirvi il dolore), mi sono arreso - o sono partito all'attacco, dipende dai punti di vista. Insomma, ho preso una decisione epocale: ho comprato una tuta ai saldi e ho fatto l'abbonamento in piscina. E non iniziate a ridere, ché lo so che voialtri siete tutti sportivi e dietetici. Io no: da quando ho smesso di fumare qualche anno fa (l'unica cosa metabolicamente intelligente che in tutta onestà possa sostenere di aver fatto), ho messo su dieci chili di botto, equamente distribuiti attorno a me, e quelle poche volte che ho alzato il sedere negli ultimi tempi ho continuato ad andar su completamente privo di allenamento, con il mio mal di schiena, il fiasco di vino e il panino al salame, come faceva il buon Jerzy Kukuzcka (be', più o meno). Va dunque ancora bene che fino ad oggi ci abbia lasciato temporaneamente la schiena due o tre volte al massimo ed abbia il solo tasso di colesterolo un po' alto.

Quindi: anno nuovo vita nuova, e siccome mi conosco - e, come detto, odio andare in piscina, correre e bla bla bla - per non mollare la presa mi ci sono piazzato davanti un paio di obiettivi importanti per l'estate, di quelli che giacevano nel cassetto da troppo tempo e se ne stavano lì al buio in attesa di tempi migliori, nonché di nuovi compagni di cordata altrettanto motivati. Quali obiettivi, dite? Non ve lo dico. Anche perché quasi certamente non se ne farà nulla come al solito. Così per il momento preferisco tenermeli, un po' per scaramanzia, un po' per non sparare, un po' per crederci io per primo.
Quello che vi posso dire è che c'è voluta una leva, complice un amico che in montagna ci va mica per finta e che una sera di qualche settimana fa, davanti a un aperitivo, mentre gli raccontavo dei miei mali oscuri e non, mi ha detto tu mettiti a correre e inizia ad allenarti seriamente: se lo vuoi davvero, lassù ti ci porto io.
Esattamente quello che mi serviva: detto, fatto. Almeno per ora.

Così - ci credereste? - non solo ho rimesso le pelli e ritoccato finalmente cima, ma dal giorno successivo ho davvero indossato la tuta e le scarpette, o la cuffia e gli occhialini, a seconda delle serate. Quattro sere alla settimana nelle prime due settimane, per la cronaca. Per me, è una costanza quasi esagerata. E la verità è che lo scolpisco qui per non tirarmi più indietro. Diciamocelo: mi metto a fare il figo e faccio tutta 'sta pappardella per poi mollare dopo un solo mese? Ennò dài, che figura. Ormai l'ho detto, e scritto.
Comunque.

L'esordio, sia in acqua che in terra, è stato devastante e affatto incoraggiante: la prima sera San Sebastiano, protettore degli atleti (e dei vigili urbani), mi è apparso in piscina dopo quattro sole vasche a stile libero: fumava una sigaretta, mangiava un panino al salame e sghignazzava, mentre io mi lasciavo lentamente affondare in corsia numero 1 e consideravo seriamente l'idea di risparmiare sul riscaldamento di casa bruciando la mia biblioteca alpinistica.
La sera dopo, iPod d'ordinanza in testa - ché fra le altre cose ho scoperto che l'iPod serve a distrarti dalle tue follie, così non pensi a quanto tu possa sembrare ridicolo e inadeguato ad occhi altrui, e a quanto manchi prima che tu schiatti davvero - iPod in testa, dicevo, la visione mi è nuovamente apparsa dopo i primi cinquecento metri di corsa, e per chiamare corsa il mio misero trotterellare da quarantatreenne appesantito bisogna davvero essere senza vergogna: pensavo di accasciarmi definitivamente sull'asfalto freddo del marciapiede e trascorrere lì la notte, incurante delle auto che mi sfrecciavano al fianco, ma i pochi neuroni ancora ossigenati mi ricordavano inesorabilmente i film memorizzati nel mio pc che mi aspettavano al calduccio nella mia camera d'albergo e la sempre ottima mezza bottiglia di Malvirà pronta per me al ristorante.
Perché, perché sottoporsi a questo supplizio? Non c'ho più l'età, ebbasta dài. Sono ridicolo.

E invece no: due giorni dopo eccomi ancora lì, ostinato e cazzuto, con la mia tutina e il mio iPod. Tre chilometri non stop, bombola d'ossigeno per cinque minuti, e poi via, ancora un chilometro e mezzo. Non vi dico i polpacci la mattina dopo: lega di ghisa e acciaio speciale.
Ma avanti, ancora, forza! Un giorno di pausa e poi piscina, trentadue vasche, un chilometro netto, con qualche pausetta qua e là. E poi ancora corsa, e la settimana dopo le vasche salgono a sessantaquattro, due chilometri, un'ora di nuoto non stop - pianin pianino, per carità, ché altrimenti il cuore se ne accorge, ma volete mettere? La voglia di non smettere inizia ad arrivare. Avanti, un giorno sì ed uno no, regolare. Ieri, sei chilometri di corsa, cinquanta minuti con due sole pause da cinque. Un tempo veramente fiacco, certo, ma consentitemi perbacco: sei chilometri!
La cosa più gratificante è che questa mattina i polpacci funzionavano e, udite udite: dopo un paio di ere geologiche, sono perfino riuscito a toccarmi la punta dei piedi stando eretto. E piantatela di ridere, accidenti a voi :-)

Ora: lo sport farà anche bene, ok, e la mia schiena sta decisamente meglio di un mese fa (grazie peraltro anche alle sedute di annodamento alle quali mi sottopongo settimanalmente dal fiosioterapista). Però adesso mi fa male la spalla sinistra: le sessantaquattro vasche a stile libero hanno subìto la vendetta degli anni di inattività ed evidentemente il continuo movimento rotatorio del braccio, totalmente privo di allenamento, ha un po' infiammato l'articolazione.

Risalire davvero da questa stato di forma cabarettistico richiederà parecchio tempo, ahimè, c'è poco da fare gli esaltati.
Intanto mi pongo degli obiettivi intermedi credibili: non so, diciamo sessantaquattro vasche in 45' e dieci chilometri di corsa in un'ora, entro Pasqua, massimo fine marzo. Chissà se sono fattibili. Ci vorrebbe un esperto. Io ci provo.

E infine: 'sta faccenda del running e della piscina mi dà anche lo spunto per un po' di considerazioni a làtere.

Innanzitutto: perché diavolo adesso si chiama "running"? Cioè, ora tu vai al negozio di abbigliamento sportivo per comprarti un paio di scarpe da ginnastica e una tuta per andare a correre (che immagine raccappriciosamente triste), esattamente come facevi venti e più anni fa, e scopri che c'è una sezione del negozio appositamente dedicata a 'sta roba, intitolata running. Vabbè, correre insomma, jogging, o alla peggio footing come dicevano i buontemponi negli anni '80, no? No, adesso è running. E dunque costa un botto di più.
Ho anche scoperto che non si corre più in tuta e scarp de tennis. No: adesso c'è la regola dei tre strati in funzione del meteo e della stagione, e ci sono i tessuti high-tech come nell'alpinismo, e c'è la tecnologia dei chip - contapassi elettronici, cardiofrequenzimetri molecolari, siluri fotonici - e io mi vergogno un po' a girare in negozio e a provarmi la roba, perché vorrei un paio di scarp de tennis e una tuta, non dovrebbe essere una cosa complicata. Invece mi ritrovo a leggere le schede plastificate appese agli espositori, che mi spiegano cosa devo comprare e di cosa ho bisogno in funzione del tipo di running che desidero affrontare, e delle calorie che voglio bruciare (sia detto per inciso: io non ho mai avuto la minima idea di cosa accidenti sia esattamente una caloria), e del tempo atmosferico che penso di trovare. Sob.

E poi c'è la piscina: mi sono comprato un paio di ciabatte, un accappatoio, una cuffia ed un costume da bagno (ché ho scoperto che i pantaloncini a fiori che indosso al mare non si usano in piscina, pena orrenda figura da mentecatto con gli abituali frequentatori del luogo e la pubblica interdizione da tutte le acque del regno). Mi sono presentato alla reception della piscina senza riuscire a scrollarmi di dosso quella strana sensazione mista di vergogna e disagio, tipo pesce fuor d'acqua per intenderci, non a caso. Quel desiderio ancestrale di avvicinarsi al bancone e sussurrare timidamente sa, a me piace andare in montagna, per poi fuggire lontano da quell'umido e da quell'odore di cloro, gettando il costume e la cuffia dal finestrino dell'auto in corsa, ascoltando born to be wild a volume inaudito.

Invece no, ho fatto l'abbonamento: quindici entrate, ché trenta mi sembrava di esagerare. E mi sono avviato rassegnato verso gli spogliatoi, evidentemente in preda al panico e senza osare chiedere istruzioni a nessuno, ché non volevo fare la figura di quello che ma come, davvero non è mai stato in piscina? No, o meglio, sì: ma mi sembra che l'ultima volta sia stato nel 1975 o giù di lì, avevo dieci anni.
In piscina ho scoperto che c'è la musica, perché ci sono anche la palestra per il fitness (il fitness, capisci?) e per l'aerobica, le cui vetrate danno proprio sulla vasca. Praticamente tu nuoti dentro ad un acquario e intorno a te ci sono dozzine di donne che pedalano, sudano e guardano l'umanità natante attraverso le vetrate. Imbarazzante.
La musica è troppo alta e rompe le palle anzichenò. E ci sono le urla dei bambini, e quelle degli istruttori, e quelle delle mamme, e quelle delle compagnie di amici.
Per quanto poi tu possa andare in piscina fuori orario, e riesca ad impossessarti di una corsia semivuota, incroci sempre qualcuno durante la tua vasca e di conseguenza ti prendi un calcione, o un ceffone a stile libero, dipende dalla sincronizzazione dell'incrocio.
Poi ci sono quelli che ti superano (nel mio caso, tutti) e ti fanno bere.
Poi ci sono quelli che nuotano a farfalla, che sono pericolosissimi, anche perché alzano ondate da tsunami e menano di brutto quando li incroci.
Poi ci sono quelli con il cuscinetto di polistirolo, che nuotano solo muovendo le gambe, e prima o poi ti tocca il frontale con il cuscinetto.
Poi ci sono i ragazzini che si picchiano e si affogano, e gli irriducibili del dopolavoro in banca che meno di trecento vasche non si degnano nemmeno, e le signore che stanno a bordo vasca con i piedi in acqua, che se sei in prima corsia qualche calcio in faccia te lo prendi sicuro.
Capisci: se sei un triste cittadino e non abiti in montagna, conquistare un ottomila (fosse anche un seimila, per dire) è una gran brutta faccenda che sa anche di cloro. Chi lo avrebbe mai detto.

Però, devo anche riconoscere che in piscina la temperatura dell'acqua è perfetta, per cui entrare in vasca è particolarmente piacevole e rilassante. Ho comunque difficoltà a non sentirmi imbarazzato in mezzo a dozzine di fisici palestrati che chiaramente non hanno mai fatto altro nella loro vita a parte curare il proprio fisico e macinare centinaia di vasche (e lampade abbronzanti). Soprattutto perché nel tempo in cui faccio una vasca loro mi doppiano tre volte.

Ma chissà, magari un giorno io arriverò davvero a quota ottomila.

Non so: sto pensando di farci un nuovo thread per il blog su 'sto tema.
Comunque, oggi giornata di pausa. Domani obiettivo sei chilometri, di nuovo: con una sola pausa però (seeee, come no...).
14.19 del 06 Febbraio 2008  
 
3 commenti pubblicati
Guarda, sono estremamente solidale con te, anch'io odio dico *odio* correre ma mi sa che dovro' davvero cedere a questi teribbbili running e swimming, non vorrei mai che la battuta di "avere 28 anni ma sentirsene 90 dentro" finisca di essere solo una battuta! La mia motivazione è solo in parte la montagna (che, a parte lo sci, mi lascia piuttosto indifferente - e mi scuso per questa affermazione per te cosi' orribile) ma un'idea generica di stare in salute, mah, vediamo se si riesce a vincere questa comoda pigrizia... e poi questo irriverente San Sebastiano finirà ben infilzato da una vagonata di frecce prima o poi ;)
L'ha detto Lara, 6 febbraio 2008 alle 15.33
Carlo,
non ci crederai ma anch'io corro, le cose sono andate così. Sono passato di botto da 20 a 0 sigarette al giorno e, praticamente nottetempo, ho preso diversi chili. Per smaltire i chili di troppo e per non cambiare tutto il guardaroba, mi sono messo a correre. L'effetto è stato ovviamente positivo. Poi ho ricominciato a fumare ma non ho smesso di correre. Adesso mi faccio nell'ordine corsetta e sigaretta, in primavera aggiungo anche anche una birretta......
PS: quando ci vediamo per una corsetta assieme?
L'ha detto gianni, 7 febbraio 2008 alle 19.02
@Gianni: vuoi dire che posso farcire la bombola di ossigeno con miscela apposita? :-)
(N.B. Io peraltro da quando ho smesso di fumare ho riversato tutti miei vizi nell'alcool, altrimenti non mi rimaneva più nulla. Dopo ogni corsetta, mi faccio i miei bei bicchieri di vino delle Langhe. Dici che ci sono delle controindicazioni?)
L'ha detto Carlo, 7 febbraio 2008 alle 20.26


Inserisci un commento
Nome
Commento
E-mail
Sito web
Controllo CAPTCHA Image
Altra immagine


orizzontintorno Carlo Paschetto orizzontintorno Carlo Paschetto orizzontintorno Carlo Paschetto
Copyright 2003-2017 Orizzontintorno   |   P. IVA 09609460960   |   Informazioni   |   info [at] orizzontintorno.com

Tutti i diritti riservati. I contenuti di questo sito sono licenziati Creative Commons Copyright. Orizzontintorno è un sito web di proprietà di Carlo Paschetto e non è da considerarsi in alcun modo una testata giornalistica in quanto non prevede periodicità nell'aggiornamento. Il titolare non si assume alcuna responsabilità per quanto pubblicato all'interno dei commenti del blog.

logo