|
|
|
|
Puntata numero tre. Riassunto delle puntate precedenti: dopo essere
stato vittima ad inizio anno dell'ennesimo disastroso colpo della
strega, il titolare qui ha improvvisamente dato di testa ed è
in preda ad un incontenibile rush adolescenziale. Da circa un mese
(epperò, è già un mese?) si sbatte fra vasche
in piscina e chilometri per le strade cittadine, nel vano tentativo
di inseguire un obiettivo misterioso, non ancora dichiarato. Di
conseguenza, questo blog ha (temporaneamente?) preso una insostenibile
piega competitiva ed è stato aperto un nuovo thread.
Resta inteso che, qualora il suddetto titolare dovesse vergognosamente
alzare bandiera bianca e arrendersi inesorabilmente alla pancetta
ed al colesterolo (ipotesi peraltro affatto remota), non saprete
mai quale sarebbe stato l'obiettivo.
Ebbene: c'eravamo lasciati con questo.
Ora, lipperlì pensavo di fare il bravo scolaro e seguire
pedissequamente le istruzioni, giusto per non passare proprio proprio
per il classico invasato quarantenne dell'ultima ora, ma poi, pensandoci
bene, perché? In fondo - a questo punto - non è vero
che parto da zero. Ho perfino il mio bel foglio Excel dove annoto
scrupolosamente le mie performance e tengo traccia del calendario
delle varie uscite (ad oggi una decina di misere righe). E dunque.
Ho deciso che potevo affrontare direttamente il livello quattro,
la Fascia Rossa! Non solo: poiché ormai mi sono fissato
con le sedute di un'ora, fatti due conti, per riempire sessanta
minuti ho personalizzato il livello 4 portandolo a sette serie da
6' l'una, intervallate da pause di 3'. Una sfida epocale, insomma,
altro che Pechino 2008.
E così, dopo la mia ormai usuale ora del lunedì trascorsa
a far vasche in piscina (che ormai riesco a fare quasi non-stop
senza fatica), martedì sera mi sono presentato puntuale con
tutina e berretto di lana sul mio ormai noto circuito di Alba (CN),
pronto per il livello 4 modificato.
Ho iniziato facendo il compitino corretto, camminando come da istruzioni
per 5' (sarà che serve a riscaldarsi, ma la verità
è che faceva un freddo porco ed io gelavo) e poi mi sono
sparato la mia oretta di corsa divisa in sette serie da 6' regolarmente
intervallate dalle pause di 3'. In cuffia, a titolo di cronaca,
una compilation di Moby, che alla fin fine sembra essere l'ideale
per dare il ritmo e per distrarmi da quella sensazione di inadeguatezza
e stupidità che non riesco a scrollarmi di dosso, soprattutto
quando mi sento addosso gli occhi dei passanti (ma che c'avete da
guardare? Sciò, aria, pensate alle sigarette vostre, tsè).
Be', cari miei: mi sono (quasi) bevuto anche il livello 4 modificato.
Ero così esaltato che ho salito di corsa anche le due rampe
di scale che portano alla mia camera d'albergo, sotto lo sguardo
sconcertato della receptionist, che ormai, abituata a vedermi uscire
una sera sì ed una no nella mia fantozziana uniforme atletica
balzellando come faceva Mohammed Alì quando entrava sul ring,
si è rassegnata alla mia infermità mentale. Insomma:
ho completato il mio livello 4 modificato e di San Sebastiano nemmeno
l'ombra. Mi sono illuso al punto che, in piena crisi mistica, un'ora
dopo al ristorante ho bevuto solo mezzo bicchiere di Malvirà
e mi sono fatto portare mezza minerale naturale. Capite bene lo
stato.
Però, però. Avevo sempre quel tarlo delle scarpette
che mi aveva messo in testa Gianni nel commento a questo
post. Così, giovedì mattina, dopo la visita
finale dalla mia fisioterapista (- mi raccomando Paschetto, non
esageri però adesso! - Nooo dottoressa, ma si figuri....),
prima di mettermi in autostrada in direzione di Alba, sono passato
dal leggendario Runner Store di Milano. Che è esattamente
come lo ha descritto Gianni.
Ero in tenuta d'ordinanza da pinguino e mi vergognavo come un ladro.
I due tipi del Runner Store, molto atletici, molto dinamici, molto
in tuta, molto yeah, mi hanno squadrato per un istante.
- Si tolga le scarpe e le calze, e si arrotoli
i pantaloni al polpaccio.
- Ecco, sì, scusate se sono venuto in giacca e cravatta,
ma il fatto è che...
- Non si preoccupi, siete tutti così.
Ne vediamo molti. Salga sul tapis roulant.
- Si, ecco, magari mi tolgo anche la giacca che...
- Lei lo sa che ha i piedi piatti?
- Err, sì, ecco io...
- Lei lo sa che prona? Vede come prona?
Lei prona, prona, guardi qua!
Ora, io sono un povero ragazzo del '65. Ho fatto sport agonistico
per una decina di anni e ai miei tempi compravi un paio di "scarp
de tennis" e usavi quelle per tutto. Io ci giocavo a basket,
le usavo per correre i cento metri e ci andavo pure a scuola. Adesso
arrivano 'sti due tizi molto atletici, molto dinamici, molto in
tuta, molto yeah, mi piazzano in giacca, cravatta, piedi nudi e
pantaloni arrotolati al polpaccio su un tapis roulant circondato
da monitor e sensori, e mi dicono che ho i piedi piatti e che prono
come m'avessero trovato l'epatite. Capite che poi, uno, se non proprio
un senso di inadeguatezza, una certa propensione al suicidio la
sviluppa.
Comunque, io prono. Che mi hanno anche spiegato cosa vuol dire:
sono stati lì dieci minuti a mimarmi il movimento dei miei
piedi e a farmi una lezione dettagliatissima per spiegarmi che con
le mie scarpette dozzinali, di lì a poco, sarei rimasto steso
da tendiniti e infiammazioni che nemmeno Ronaldo. Però io
non ci ho capito nulla. Sono rimasto attonito a pensare che pronavo
e che forse, all'improvviso, alla tenera età di quarantatre
anni, mi sentivo un po' complessato.
Ma il peggio doveva ancora venire.
- Lei quanto fa?
- In che senso, scusi?
- Quanto fa? Quanto corre?
- Ehm, be', sa, a dire il vero io ho appena iniziato, cioè,
è un mesetto - ehm - tre settimane che cerco di correre regolarmente
e più che altro lo faccio per mantenimento, perché
sa, io vado in montagna alla domenica e...
- Quanto fa?
- Ecco io... diec... ott... sette chilometri [bugiardo!] in un'oretta,
due o tre volte alla settimana...
- ...
- Ma vorrei arrivare a dieci, perché...
- ...
- Cioè, lo so che è poco, ma il fatto è che
io vado in montagna e...
- ...
- Capisce?
- Capisco.
Lapidario. Gelido. Silenzio. Mi guardo attorno facendo finta di
nulla. Mi chiede che numero porto. 44. Quello parte e torna con
un paio di scarpette stellari, fosforescenti, corredate di un libretto
di istruzioni alto come quello del mio pc. Taglia 46. Io non oso
fiatare. Infilo. Mi spiega che quelle scarpe sono il massimo concentrato
di tecnologia per quelli che pronano come me, perché è
ormai evidente che io prono un casino, e quando si prona un casino
non ce n'è, è tutta una faccenda di scarpe ipertecnologiche,
che con quelle normali mica ci puoi correre, e saresti un pazzo
a farlo.
Io penso alle mie scarpette da 29 euro comprate da Decathlon con
le quali ho corso benissimo fino ad oggi e mi sono bevuto il mio
livello 4 modificato, ma ormai è evidente che sono completamente
plagiato dal tipo molto altletico, molto dinamico, ecc.
Faccio due passi per il negozio con l'Enterprise ai piedi chiedendomi
se hanno anche l'ABS e l'ESP - in effetti, devo riconoscerlo, sono
comodissime - quando quello mi dice: - Su, esca e corra.
- Come, esca e corra? Dove, scusi?
- Avanti, esca, le provi! Si faccia una corsa
qua fuori.
- Ma... proprio qui fuori in mezzo alla strada?
- Sì, avanti, che devo vedere come
corre! Vada fino al tombino e torni indietro!
- Deve vedere... come corro?
Così esco. Sono in camicia, cravatta, pantaloni del vestito
bello arrotolati al polpaccio, scarpette fosforescenti stellari.
Mi guardo rapidamente in giro, c'è un milione di passanti.
Ma quello mi guarda. Io allora corro, fino al tombino e ritorno.
E, credetemi, mi sento davvero pirla.
Ve la faccio breve. Le scarpette stellari vanno bene, ma lui dice
che si vede che prono ancora. Così me ne porta un altro paio,
io infilo di nuovo, e di nuovo vado fuori a correre. Quello dice
che adesso non prono quasi più, ma non sono ancora perfetto.
Nuove scarpe, nuova corsa, ma questa volta non si fermi al tombino,
vada, vada fino in fondo alla strada, si faccia una bella corsa.
Io vado, vado fino in fondo alla strada, tutti mi guardano, è
evidente, io faccio finta di nulla, torno e sono un po' sudato,
affaticato e mi sento pirla. Lui dice che ora sono perfetto, io
dico Va bene, allora prendo queste. Mi dice Benissimo,
vedrà che si troverà da dio adesso, e non costano
nemmeno molto. Io tiro fuori la carta di credito, però
è vero, non costano uno sproposito, ma non sono nemmeno regalate,
ecco.
Salgo in macchina elettrizzato (e mi sento ancora un po' pirla),
parto per Alba e non vedo l'ora di provare le nuove scarpette galattiche
la sera stessa sul mio circuito, pronto a bermi nuovamente il mio
livello 4 modificato, anzi, a volare questa volta, visto che finalmente
non prono più, e chissà come ho fatto tutti questi
anni ad andare avanti pronando in questa maniera.
Alle 19 sono pronto al via. La receptionist mi vede passare, scuote
la testa e riprende a leggere la sua copia di Chi. Inizio
con i famosi cinque minuti di camminata, fa sempre lo stesso freddo
siberiano di due giorni prima e mi riscaldo 'na cippa, ma non prono,
è evidente che non prono, sono troppo elettrizzato. Accendo
Moby. E poi parto.
Un'ora dopo - perché comunque boia chi molla: in fondo alle
mie sette serie da 6' ci sono arrivato - San Sebastiano in persona
mi chiede se deve chiamare l'eliambulanza o se preferisco farmi
tumulare nei pressi della rotonda di Corso Torino. Opto per la seconda
ipotesi. L'allarme del cardiofrequenzimetro sta suonando allegramente
da almeno venti minuti: credevo che fosse un nuovo arrangiamento
di Moby. Mi trascino in camera sui gomiti, provando persino a fare
la rampa di scale di corsa, ma solo per caso non inciampo e non
picchio i denti contro il secondo gradino. La receptionist si gira
dalla parte opposta con una smorfia di disgusto. Mi arrendo un'ora
sotto la doccia bollente. Poi scendo al ristorante e ordino la mia
mezza bottiglia di Malvirà. Praticamente non cammino più.
Ma non prono più, ah no.
Comunque aspetto un po' a passare al livello 5, va'. |
|
|
|
01.15 del 16 Febbraio 2008
|
|
|
|
|
|
|