Ora, io devo assolutamente raccontarvi questa tipica scena
giapponese. Luogo: TIC di Kyoto (già
sapete dei TIC), dove ci rechiamo per riuscire a
prenotare un paio di alberghetti in località un po'
fuori rotta che i prossimi giorni vi dirò. Il TIC
di Kyoto si trova nell'avveniristica stazione centrale e,
per la precisione al settimo piano di un grande magazzino
tipo La Rinascente. Al TIC lavorano dei volontari che aiutano
gratuitamente i turisti come noi in faccenduole un pochetto
complesse, tipo telefonare ad una sperduta pensione giapponese
in una località manga per chiedere se c'è
posto. Se ci provate da soli, ad esempio, tramite una qualunque
normalissima agenzia turistica del centro, ecco... vabbè,
guardate, lasciamo perdere. Noi abbiamo voluto provarci:
quando dopo mezz'ora di tentativi di comunicazione, usando
anche il linguaggio dei muti e lo swahili, il tipo mi ha
aperto l'atlante e puntando il dito sulla carta del Giappone
mi ha detto, tutto felice e sudato, yes, we re in Kyoto,
here, beh, lascio il resto a voi. Ah, sì, la
nostra domanda iniziale era: "Can you book an hotel
in Tottori for us, please?", o giù di lì.
Nota: Tottori, ridente (?) località balneare del
Giappone, regione del Kansai, capoluogo di provincia, affacciata
sull'Oceano Pacifico.
Ma torniamo al TIC, e per la precisione alla nostra simpatica
volontaria. Che subito mi specifica che devo darle un po'
di monetine per fare le telefonate. Dall'apparecchio pubblico
del grande magazzino. Ma scusi, non può telefonare
dal telefono dell'ufficio e dirci poi (taccagna) quanto
le dobbiamo? No, bisogna farlo dal telefono pubblico, che
accetta solo monete da 10 e 100 yen, non quelle da 50, né
quelle da 500, e bisogna telefonare in piedi. Beh, ma almeno
non può cambiarcele lei le monetine, che sa, non
è che noi si vada in giro con i sacchi come Zio Paperone?
No eh. Beh, guardi, io tremila yen in monetine da 10 e 100
non segnate e non marchiate all'infrarosso non le ho. Ah,
ok, mi accompagna lei a cambiare ad una delle casse del
grande magazzino. Grazie.
Alla cassa del grande magazzino lavorano in sei. E dovete
tenere presente che siamo in un Paese dove ogni incrocio
stradale è governato da almeno sei vigili, tutti
armati e dotati di megafono per indirizzare la folla. Giuro.
I sei componenti del "team cassa" sono così
identificabili: tre "stagisti" in piedi appoggiati
al muro, immobili, tutti e tre dotati di badge d'ordinanza.
Due cassiere vere, badge pure loro. Un capobanda in gessato,
con lo sguardo serissimo. Il suo badge mi sembra di latta,
non di carta.
La mia volontaria chiede ad una cassiera di cambiare la
mia banconota da mille yen. La cassiera interpellata si
rivolge alla cassiera al suo fianco, che a sua volta interpella
un po' intimidita ed imbarazzata il capobanda. Il capobanda
è molto serio, ascolta attentamente, annuisce, dà
un paio di ordini secchi, tutti si inchinano, si avvicina
alla cassa seguito dalle due cassiere, apre la cassa, blatera
seccamente qualcosa, una delle due cassiere prende una calcolatrice
gigante, tutti calcolano qualcosa e si passano le monetine,
il capobanda alla cassiera, la cassiera all'altra cassiera,
quest'ultima le mette su un piattino e le passa finalmente
a me, inchinandosi: nove monetine da cento yen e dieci monetine
da dieci yen. Io mi inchino, tutti si inchinano verso tutti
e, colpo di scena finale, anche gli stagisti si inchinano
verso di me e mi ringraziano. Loro a me.
Tutto il resto di Kyoto arriva probabilmente domani. Stay
tuned. |