Mio padre fa spesso un po' quel che faccio io, o sono io a fare
quel che fa lui. Insomma, condividiamo (anche) qualche mania. Ad
esempio, quella di passare una fetta del nostro tempo a fare ordine
nel passato.
Càpita così che dal suo personale cassetto dei ricordi
saltino fuori frammenti che per combinazione sono anche miei e,
poiché mio padre sta al di qua della frontiera del digital
divide, càpita anche che quei ricordi si trasformino
per magia da un vecchio telaietto 6x6 che contiene un frammento
di pellicola positiva sbiadita e macchiata ad un riquadro lato trecento
pixel sedicimilioni di colori, e all'improvviso eccoci qua, lui
ed io, vecchie macchie ripulite e colori risaturati, e sapete com'è,
c'è che un po' mi commuovo, e mica poco.
Perché quello rosso (e quello sotto in canottiera, con il
maglione in vita) sono io, e chi guida e insegna è lui. Dolomiti
di Brenta, 1976.
Poi chiedetemi perché trent'anni dopo sono ancora qui che
sogno il mio ottomila.
 |
 |
|
Dolomiti di Brenta,
1976: dietro a mio padre
|
Ma, vi dirò la verità. Non è poi tanto quello
a commuovermi. Quello è sangue. E' invece quello che sta qua
sotto. Perché la prima foto è nata 6x6, la seconda è
nata già digitale, l'età dei due tipetti vestiti di
rosso è esattamente la medesima, solo che quello sopra è
il papà, e quello sotto è il figlio (e quello grande
con la giaccavento bianca è ovviamente il nonno, o il papà,
fate un po' voi, dipende dal punto di vista).
In mezzo ci sono quasi quarant'anni. E a vederle insieme, sì,
un pochetto la lacrima mi scende.
 |
|
Andalo (TN), 1969
|
 |
|
Andalo (TN), 2008
|
|