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Il Piz Palù si alza di fianco al Bernina, sulla cresta spartiacque
che divide l'Engadina dalla Valtellina. Sfiora i quattromila metri
di quota ed è un'ascensione classica delle Alpi Centrali.
L'avevo già salito
dieci anni fa tondi tondi, verso la fine dell'inverno, e
la ricordo come una delle giornate più fredde che mi sia
mai capitato di affrontare nella mia esperienza alpinistica.
Partiti con un sole bellissimo, Bruno ed io venimmo colti quasi
in vetta dal brutto tempo. Io mi fermai sulla cima del Palù
Orientale, a quasi 3.900 metri, completamente congelato e in balìa
di un vento bestiale. Bruno proseguì per qualche centinaio
di metri lungo una sottilissima cresta quasi orizzontale fino alla
vetta Centrale, a quota 3.905. I duemila e passa metri di discesa
in neve polverosa lungo il ghiacciaio del Morteratsch, comunque,
ci ripagarono alla grande di tutto il freddo che avevamo mangiato.
Così, dieci anni dopo, ho deciso di tornare sul Palù,
sia per iniziare a salire un po' più in alto in vista degli
obiettivi estivi, sia per effettuare la prima uscita con Massimo,
nuovo socio di cordata dalla lunga esperienza e carriera alpinistica,
che all'attivo vanta anche qualche spedizione extraeuropea e che
sul Palù non era mai stato.
Massimo, per inciso, ha un ruolo da protagonista in questo mio ritorno
all'alta quota e, soprattutto, nella vicenda del mio summit
quest. In altre parole, se questa ripresa dell'attività
dovesse più avanti concretizzarsi davvero in qualche risultato
apprezzabile, la leva decisiva la dovrei in buona parte a lui.
Insomma, questa nuova cordata aveva ben da essere finalmente messa
alla prova. Così, sveglia alle 4.50 (sob) e via a prendere
la prima funivia del Diavolezza, dalle parti del Bernina Pass. In
teoria, previsioni del tempo più che discrete, almeno fino
al pomeriggio.
Situazione meteo alla partenza della funivia, quota duemila, ore
8.30: cielo coperto e temperatura a -7º. Situazione a quota
tremila: uno schifo. Visibilità pessima, vento e fiocchi
di neve. Come potete intuire, non siamo andati molto lontani: abbiamo
giusto risalito la prima seraccata (peraltro molto più aperta
di come la ricordavo), ma poi, perlomeno io, non sono andato oltre
i 3.300 metri. Non distinguevo più nemmeno la mia traccia
in mezzo ai crepacci, avevo freddo, e le condizioni erano davvero
poco invitanti. Il mio forte socio ha provato a proseguire per altri
cento o duecento metri, prima di girare gli sci a valle e arrendersi
a sua volta.
Comunque millecinquecento metri di discesa lungo il ghiacciaio,
con una neve a tratti stupenda, giù fino alla stazione ferroviaria
del Morteratsch, non ce li ha tolti nessuno.
Niente quarta cima di stagione, dunque, ma giornata piena in ogni
caso. Soprattutto, nessun problema con il ginocchio, che evidentemente
soffre proprio solo la corsa. Resta il punto: se non posso andare
a correre, come accidenti mi alleno?
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