Orizzontintorno Carlo Paschetto
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12 Di nuovo in pista
APR The summit quest, Running
Che andare in piscina, fondamentalmente, mi faccia schifo è qui noto e se ne è parlato all'inizio di questa avventura. Tuttavia in questi mesi sono riuscito a ritagliarmi un po' di motivazione e spazio per spendere almeno un'oretta alla settimana in vasca, con una certa costanza. Il sabato in ora di pranzo è di solito la mia ora, per un motivo molto semplice: regna quasi il deserto fra spogliatoi, docce e corsie. Così mi calo in acqua e infilo vasche, alternando stile libero e dorso solo di gambe, come mi ha insegnato Serena passando di qua, se non sbaglio. Se me la prendo con calma, una settantina di tornate le concateno facili.
Man mano che passano le settimane il fiato si allunga sempre di pi e ho imparato il mio ritmo, come quando vado in montagna. Mi isolo, mi rilasso, penso ai fatti miei e intanto nuoto avanti e indietro, avanti e indietro, avanti e indietro, possibilmente senza soste, cercando di non perdere il conto delle vasche.

Poi, martedì sera, ho voluto provare l'esperienza yuppie, tipo quello che esce dall'ufficio presto (leggi: alle sette), si carica la sacca in macchina e va in piscina (dato il modello yuppie, potete applicare lo schema anche alla palestra, al tennis, allo squash, a quello che pi vi aggrada): in fondo lavoro in Corso Como a Milano adesso, ho un filo di abbronzatura dovuto alle uscite in montagna e mi mimetizzo bene fra i lampadati dell'aperitivo. Insomma, come si dice, ci sto dentro, no? Così mi sono presentato in piscina alle sette e mezzo di giorno feriale. E ho visto cose.

Ho visto orde di pettorali scolpiti e abbronzati che si presentano in branco a bordo vasca trascinandosi appresso la sacca sponsorizzata, mutanti dagli occhialini a specchio e accappatoio rigorosamente nero che fanno riscaldamento prima di tuffarsi come dovessero prepararsi per la finale olimpica dei cento stile missile, uomini-pesce molto committed, molto fighi, molto yeah, e molto seri seri, qualcuno addirittura che appoggia di fianco al blocco di partenza della corsia che ha scelto, a lato delle ciabatte d'ordinanza, una misteriosa bottiglietta di liquido isotonico giallastro. Umanoidi che fissano con lo scotch a bordo vasca la propria tabella di marcia scarabocchiata su un foglio a quadretti, che indossano pesanti orologi subacquei, che nel tempo in cui io faccio due vasche d'ordinanza a stile libero un-respiro-ogni-quattro-bracciate loro ne fanno quattro interamente sott'acqua, due a delfino spappolandoti la clavicola mentre ti sorpassano, otto a stile senza respirare, capriolando come da copione ad ogni fondo vasca.
E ho capito di non potercela fare.

Sono rimasto seduto sulle gradinate per una buona oretta con il mio zainetto fra le gambe, a fissare le corsie piene di fotocopie di me stesso - ed anzi no, perché io quei pettorali mica ce li ho, né la fiaschetta isotonica e gli occhialini a specchio - acqua che ribolliva, fino ad otto pesci sapiens per corsia, un carnaio di braccia, gambe, gomitate nei denti, isolate pancette a disagio ed anche no, in perfetta armonia con tutto il resto, tette e cosce agonistiche fasciate da improbabili costumini sexy-sportivi mescolate a chili di cellulite scafandrati da palombaro, impiegati, megadirettori, segretarie e stagisti, tutti a picchiarsi per il proprio centimetro di girovita, e mi sono depresso. Ma depresso di brutto, eh?
Poi, piano piano, verso le nove, le corsie hanno iniziato a svuotarsi. Un po' titubante mi sono avviato verso gli spogliatoi cercando di passare inosservato, quasi invisibile. Il tempo di cambiarmi ed entrare in vasca, ad acque ormai calme, con poca voglia e un po' di malinconia.
Finché, solo quindici minuti dopo, alla mia tornata numero venti, un tipo si è tuffato dal blocco di partenza sfiorando il mio cranio di pochi millimetri: sono emerso, ho fissato un energumeno con maglietta verde e fischietto a bordo vasca e gli ho chiesto scusi, ma non è libera questa corsia? No guardi, a quest'ora c'è solo la vasca piccola, dall'altra parte.

E allora sono uscito, tra me e me ho mandato a fare in culo l'universo globale tutto del fitness, mi sono fatto una doccia calda e me ne sono andato a prendermi un trancio di pizza freddo. Mai pi (di sera, si intende).

Piuttosto: ho ripreso a correre, ebbene sì. In altre parole, ho deciso di provare a fregarmene un po' del male al tendine. Poiché a riposo sto benissimo e non ho alcun problema, poiché non mi fa alcun male né a sciare né a nuotare, è evidente che è solo una questione di carico e di tipo movimento.
Così lunedì sera sono uscito e ho iniziato piano piano, corsetta proprio blanda, facendo molta attenzione a come appoggio il piede destro, cercando quasi di volarci sopra e scaricando tutto il lavoro sul sinistro, e puntando a serie da 12', intervallate dalle solite pause di 3'. In altre parole, ho iniziato a raddoppiare il carico del mio livello 4, saltando a piè pari il livello 5. Il fiato ci sarebbe, quindi tanto vale provare. Ho chiuso con due serie da 12', una da 10' interrotta perché iniziava a farmi male il tendine, ed altre due brevi da 4', un po' tirate, sempre intervallate dai tre minuti di sosta, che a quanto pare sono anche sufficienti per far rientrare immediatamente l'inizio di dolore appena si manifesta. Insomma, fra una cosa e l'altra ho tirato la mia consueta oretta correndo per 42', esattamente tanto quanto previsto dal mio precedente livello 4. Ho festeggiato con un'altra pizza al trancio.
Forte di questa iniezione di ottimismo e del successo del mio metodo curativo-me-ne-frego sperimentale, ieri ci ho riprovato: 4 serie complete da 12', 48' minuti complessivi, il massimo a cui sia arrivato fino ad oggi. Fiato ne avevo ancora un po', ma proprio verso la fine della quarta serie il tendine si è fatto sentire per bene e mi sono dunque fermato. Oggi nessun effetto collaterale, nemmeno a salire e scendere le scale.

Fra un paio di giorni ci riprovo: se funziona ancora, per fine mese conto di essere a 4x15', o 5x12'. Comunque a correre per un'ora. E sarebbe già un primo piccolo, importante, passo.
00.49 del 12 Aprile 2008  
 
1 commento pubblicato
Quella specie strana di "sportivo" che hai incontrato in piscina, fornito di tutto il necessario per fare ogni cosa, tranne che nuotare, purtroppo in via di sviluppo...non ti resta che fare come me e frequentare la piscina nell'ora di pranzo in beata solitudine. Buona nuotata!
L'ha detto Serena, 13 aprile 2008 alle 18.53


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