Corro sotto il diluvio, di sera, lascio che la pioggia mi scivoli
addosso, evito le pozzanghere ma anche no, seguo l'asfalto bagnato
che riflette la luce dei lampioni e dei fari delle automobili, nessuno
che attraversi la mia linea ideale di corsa, Richard Ashcroft mi accompagna
in cuffia, il fiato condensa nell'aria fradicia, non sono stanco,
il tendine si fa sentire sulla salita che porta verso corso Torino,
rallento un po', guardo l'orologio, proseguo, l'acqua rimbalza contro
la mia giacca impermeabile, le scarpette sono bagnate ma non mi danno
fastidio. Poi, più avanti, mi devo fermare perché il
ginocchio inizia a farmi male.
Rimango lì fermo, sotto al diluvio. 3x17', cinquantuno minuti in totale.
E' così liberatoria, questa corsa sotto la pioggia. Peccato doverla interrompere. |