Orizzontintorno Carlo Paschetto
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10 Plumbeorizzonte
GIU The summit quest, Running
Riepiloghiamo.

Dopo praticamente sette anni di immobilità quasi totale ho speso gli ultimi cinque mesi a farmi, diciamo così, un discreto paiolo, mettendoci pure una certa costanza ed impegno sui quali francamente a inizio anno non avrei scommesso un cent.
Da quando ho dato il via a questo patetico tentativo di rimettermi in carreggiata, tirando fuori per l'occasione qualche residuo sogno di gioventù rimasto troppo a lungo nel cassetto (e senza peraltro crederci troppo, almeno inizialmente), sono andato a correre due, spesso tre volte a settimana, arrivando infine - magnum gaudium, standing ovation - a farmi i miei dieci chilometri all'ora come da obiettivo iniziale. Nel mezzo, ci ho pure piazzato almeno un'ora in piscina (per quanto la odi) ogni quindici giorni, con punte di cento vasche, e considerate che a inizio febbraio quattro vasche non stop erano sufficienti per uccidermi.
Ho persino inanellato qua e là qualche scialpinistica, rispolverando le mie adorate pelli di foca dopo non so più quanto tempo, e perdipiù ho messo a segno nel giro di un mese un paio di rapide salite di allenamento sul Grignone, con tempi che nemmeno a vent'anni. Imprese che da tempo immemorabile erano ormai relegate al solo mondo dei sogni, roba da commuovermi quasi.

Insomma, attività fisica a palla come il peggiore degli invasati. E mi ci son pure comprato le magliettine tecniche, i pantaloncini, la tutina, il cappellino, le scarpette, e tutto l'occorrente per il runner fanatico, tipo che una Mercedes in leasing al confronto è un affare.
Sono riuscito a perdere quattro chili, una bella taglia piena, e ad abbattere la mia massa grassa di quattro punti percentuali, a raddoppiare quasi la mia capacità aerobica (anche se poi quando salgo le scale ho sempre il fiatone e vorrei che qualcuno mi spiegasse il perché), passando attraverso due o tre classiche tendiniti da ultraquarantenne impappato (una delle quali, all'avampiede destro, non mi molla da una settimana), uscendo anche sotto la pioggia pur di non riunciare ai miei allenamenti settimanali. Cose dell'altro mondo, dunque.
E poi.

Ho speso centinaia di euro per rinnovare la mia preistorica attrezzatura alpinistica: scarponi innanzitutto, un passo del quale ho tutt'ora il terrore di dovermene pentire a brevissimo, non appena mi renderò conto di quale strumento di tortura sia celato dietro a tutti quei bei colori che mi hanno convinto all'acquisto. Perché alla fine non ce n'è, il criterio di scelta dello scarpone ultratecnico foderato in platino, prezzo in linea, sta tutto lì: colori intonati alla giacca a vento, gialla e nera nella fattispecie, come ben sanno gli habitué di codesto luogo. Che poi vorrei sapere perché proprio gli scarponi gialli e neri fossero i più costosi della vetrina.
E poi ramponi nuovi, per l'occasione, ché onestamente i miei vecchi eran datati 1985, ed è sì vero che i ramponi, volendo, durano una vita e che insomma, per quello che ormai li uso chissenefrega, ed è anche vero che peraltro ne avevo comprato un altro paio proprio due anni fa, più leggeri, giusto per roba tipo andare in Grigna d'inverno. Ma insomma, volevo un bel paio di ramponi tosti nuovi a dodici punte per sostituire i miei attrezzi storici, che fra l'altro avevano il pessimo vizio di sganciarsi sempre nei momenti meno opportuni, il che non è mai stato troppo salutare, e quindi così ho deciso, ebbasta! E poi il colore dei ramponi nuovi è intonato agli scarponi, e dunque alla giacca a vento. Quelli vecchi erano di un triste color acciaio temperato, 'na schifezza. Questi sono perfetti: gialli e neri, manco a farlo apposta.

E nemmeno uno zaino nuovo mi son negato, che dopo una dozzina d'anni di vita il mio vecchio iniziava a mostrare evidenti segni di cedimento e, diciamocelo, aveva qualche limite strutturale suvvia, ed io volevo uno zaino nuovo, ecco. Però no, giallo non l'ho trovato. Ho dovuto comprarlo rosso. Vedi che non compro le cose solo per il colore? Infatti non sono mica soddisfatto dello zaino nuovo, e ancora devo tagliargli l'etichetta con il prezzo. Com'è che non si trova uno zaino decente di colore giallo?
E poi cordini, ché quelli vecchi avevan vent'anni eppiù e certo andavano ormai in pezzi, anche se poi non è che pure quelli li usi così spesso, anzi, tutt'altro, ma la sicurezza è sicurezza no?, e poi i cordini, almeno loro, costano uno sputo, quindi giù qualche metro di cordino nuovo e non stiamo a lesinare quei cinque o sei euro, orsù. Colori a piacere in questo caso, lilla e blu, che con il giallo non stonano, ma non capisco perché non facciano più cordini gialli come i miei vecchi.
E un discensore a secchiello, no? Ché il mio ad otto ormai non lo si vede più nemmeno nei documentari e, per carità, funziona sempre benissimo, certo, così com'è peraltro vero che non uso il discensore da, mah, forse quattordici anni?, ma che vuol dire, un discensore costa pochi euro, anche quello, e se dovesse capitarmi di usarlo sarò pur contento di avere il secchiello invece del mio vecchio otto, salvo il fatto che poi magari è meglio che del secchiello impari il funzionamento, anche, altrimenti che diavolo me ne faccio? Be', lo attacco all'imbrago, che il colore si intona perfettamente: è bello lucido, e nero.

E a proposito, già, l'imbrago: perché pure quello ho comprato nuovo. Ma son scusato: nei due vecchi che giacciono in fondo alla cassapanca non entravo davvero più, nemmeno dopo aver perso quattro chili, e quindi proprio non ce n'era, dovevo per forza comprarne uno nuovo. Oibò, certo che ne avevo già comprato uno proprio due anni fa, è vero: peccato che avessi sbagliato modello e che me ne fossi accorto solo un mese dopo, la prima (ed unica) volta che mi è capitato di usarlo. Avevo deciso di prenderlo alto, con l'aggancio al petto, da buon alpinista dilettante e proprio per non fare lo sborone: un ritono alle origini insomma. Salvo poi rendermi conto che con la corda legata all'altezza del petto è praticamente impossibile chiudere la giacca a vento e che quel tipo di imbrago va bene solo d'estate sulle vie ferrate, non certo per fare alpinismo in alta quota.
E dunque questa volta ne ho comprato uno basso, con l'aggancio in vita, molto fico molto yeah molto giovane e molto sportivo. Soprattutto molto utile. Soprattutto nero, con gli anelli porta moschettoni che virano al giallo.

Ah, pure la lampada frontale mi sono ricomprato, ché la mia vecchia funzionava ancora con le batterie quadrate da un chilo, quelle con le lamelle, avete presente?, che nemmeno più al supermercato le vendono. Certo, la vecchia lampada la uso ancora per andare in cantina quando càpita che salti la luce, e a pensarci, tutto sommato, in montagna quante volte l'ho usata in vent'anni? Una? Due? Ma è pur sempre vero che in teoria, a breve, la lampada frontale mi servirà eccome, e dunque meglio una lampada nuova, di quelle moderne che tirano anche a cinquanta metri e illuminano il ghiacciaio di notte manco fosse lo stadio del pattinaggio, che non la vecchia lampada preistorica con batteria da un chilo, che solo a indossarla ti viene mal di testa, e illumina un terzo e dura anche meno. Per non dire che è verde e viola, quella vecchia.
So che è difficile da crederci, ma il colore della nuova lampada frontale è perfettamente in linea con gli scarponi, con i ramponi, con il discensore, con la giacca a vento: nera con il pulsante di accensione giallo, e non si pensi che l'ho scelta apposta. Purtroppo non c'azzecca un tubo con lo zaino rosso e diciamocelo, questo nuovo zaino rosso sta inziando a diventare una seccatura. Almeno quello vecchio era verde e viola. Toh, adesso che ci penso, intonato con la vecchia lampada frontale...

E vogliamo infine parlare del nuovo altimetro con cardiofrequenzimetro che ho usato in questi mesi di preparazione? Be' dài, quello vecchio era rotto, giuro! Infatti non solo questo l'ho comprato anche se è arancione, ma ho persino rinunciato ad un modello giallo e nero che pure avevo visto. E comunque l'altimetro lo tengo sotto alla manica della giacca a vento, così non si vede e non mi rovina il pendant.
Insomma, non fosse per lo zaino. Oddio, nel caso proprio non ce la facessi a sopportarlo c'è sempre la famosa giacca rossa di riserva che ho pure usato di recente in Grigna, ma non va bene con tutto il resto, a partire dagli scarponi. Certo, gli scarponi vecchi sono rossi...

E ancora.

Le sedute dal fisioterapista per farsi rimettere in sesto la schiena, e gli esami sotto sforzo giusto per dar bene una controllatina, ché sai com'è, certi rush adolescenziali a quest'età, ed anche un minimo di dieta, ché altrimenti è del tutto inutile mettere in piedi tutta 'sta faccenda per poi strafogarsi di pane e salame e barattoli di Nutella.
E le maledette sveglie alle cinque, ed anche prima, per andare in montagna almeno qualche domenica, ché non ci si può mica preparare solo correndo come dei peones lungo la statale in mezzo alla Pianura Padana.
E le maledette ora di corsa alle otto di sera, usciti dall'ufficio, con la sola voglia di piantar le gambe sotto al tavolo del ristorante, altro che andare a correre, e invece.
E (quasi) niente più birra.
E (quasi) niente più pasticci da distributore di merendine fuori orario.
E piano piano, infine, con il passare delle settimane, un pochino alla volta inizi pure a crederci davvero e a complimentarti con te stesso, ché la pancetta se n'è quasi andata, i polmoni vanno che è (quasi) un piacere (be', oddio), e ci hai persino preso gusto al di là del vero obiettivo per cui ti stai infliggendo questo martirio.

Già, il famoso obiettivo trainante di tutto ciò. Il traguardo finale.
Obiettivo - per onor di cronaca - che nel frattempo si è un po' ridimensionato, poiché il socio occulto di 'sta storia, già comparso qua e fra queste pagine, colui insomma che in questa faccenda mi ha spinto e trascinato un po' come Lucignolo quando istiga Pinocchio, il socio in questione, dicevo, non potrà purtroppo essere della grande partita da lui stesso programmata per fine luglio e di conseguenza nemmeno io potrò esserlo. Target originale saltato, insomma.

A questo punto, dopo avervi tediato per cinque mesi con 'sta storia del summit quest, per raccontarla tutta si può anche finalmente confessare quale fosse l'idea all'origine: prendere una settimana a fine luglio, volare in Caucaso e andare a mettere nel sacco l'Elbrus.
Mica male, no? Nata per caso una sera di metà gennaio al pub Matricola, davanti a una birra ed al pc di Massimo che sfornava a raffica le sue straordinarie foto himalayane: vado a fare l'Elbrus, perché non vieni?
Già, perché no? Be', magari perché sono anni che non faccio più un tubo, perché c'ho la panza, non riesco a salire tre piani di scale, non ho tempo, non ho gambe, non ho più vent'anni, non ci credo più? E cosa dovrei fare per (rido amaro fra me e me) provare a crederci davvero?
Mettiti a correre. Solo questo devi fare. Mettiti a correre ed allenati.

La vetta più alta d'Europa, il primo gradino per inseguire il sogno (di una vita) di salire almeno quattro o cinque delle Seven Summit. La mia prima vera spedizione extraeuropea, il mio nuovo record di quota. Non ci ho dormito una notte intera. E nemmeno quella dopo.

E poi mi sono messo a correre. Il resto lo sapete.

Invece per quest'anno l'Elbrus non si farà, ma poco male: innanzitutto perché ora so che è alla mia portata, che posso crederci davvero e tornare alla carica, magari già il prossimo anno. Mi basta una settimana. Adesso sì, lo vedo distintamente davanti a me, un altro dei miei sogni ha iniziato a concretizzarsi, ormai il processo è irreversibile e inarrestabile. Di correre non smetto, questo è certo.
Poi, soprattutto, perché tutto lo sbattimento di questi mesi non è ancora da buttar via.
Il cammino di avvicinamento all'Elbrus prevedeva alcune tappe di preparazione in alta quota sulle Alpi, l'ultima delle quali è a sua volta uno dei miei più vecchi sogni irrealizzati. Tutto sommato il più banale, il più ovvio, il più semplice apparentemente, ma che per una serie di circostanze e percorsi di vita non sono mai riuscito a mettere a segno, a differenza di tutti i miei soci di cordata che hanno ormai appeso la corda al chiodo da tempo. Proprio la mancanza di soci è stata, fra l'altro, una delle ragioni per cui questo sogno era finito da lungo tempo in fondo al cassetto a prender polvere.
E gli anni che passano, e la pancetta che cresce, e i panini al salame, e la mia corda ormai chiusa nell'armadio ad ammuffire lentamente.

Dovessi dire, forse non ci ho creduto fin dall'inizio che quest'anno avrei davvero all'improvviso centrato l'Elbrus dopo anni di inattività. Troppe variabili, troppe incognite sulla strada, troppe novità da affrontare. Ma visto che per prepararsi ad andare sull'Elbrus, comunque, era prima in programma la salita del Monte Bianco...

Ed eccoci infine qui.

Pur avendo dovuto rimandare l'obiettivo originale per cause di forza maggiore, resta dunque quello secondario: il piccolo (piccolo un cavolo, per voi forse, per me grandissimo) sogno di gioventù nel cassetto, mai sopìto, tirato fuori e rispolverato per l'occasione. Sarebbe dovuto servire solo come preparazione ultima prima del vero balzo finale per l'Elbrus, invece per quest'anno è diventato dunque il vero traguardo di tutto 'sto sbattimento e del mio summit quest.
A rifugio già prenotato e ramponi nuovi affilati, si possono infine metter da parte gli scongiuri: la partenza per il Monte Bianco è fissata per il 5 luglio. La via di salita in programma è quella dal rifugio Cosmique, la cosiddetta via dei trois Mont Blanc, attraverso il Mont Blanc du Tacul e il Mont Maudit, una delle più grandi classiche delle Alpi. Discesa in traversata dalla via normale del Gouter. Tutto messo insieme, una sberla di circa millecinquecento metri in salita fino ai 4.807 della cima del Bianco, e ben duemilacinquecento in discesa. Ad occhio, qualcosa attorno alle quattordici ore in ballo, almeno: una strascammellata come mai ricordo di aver fatto in vita mia, soprattutto a quella quota, con pure qualche passaggio tecnicamente impegnativo, o quanto meno che richiede attenzione.
Tutto molto bello, tutto molto elettrizzante, tutto molto fico.
Corro da mesi, ho comprato l'attrezzatura nuova, sono andato per quanto possibile a sgranchirmi le gambe im montagna. Ché a me, diciamolo, il Bianco fa paura e mette soggezione. Millecinquecento metri di salita, fino quasi a quota cinquemila. Duemilacinquecento in discesa. C'è da allenarsi, altroché, e soprattutto ora c'è da darci dentro eccome, ché il tempo stringe.

Mi rendo conto solo ora di essermi perso. Perché in realtà qui voleva arrivare questo post. Semplicemente a dire: "Scusate un attimo: cioè, tutto 'sto sbattimento da mesi, e mo' che fa? Va avanti a piovere così? Stiamo scherzando, vero?"

In altre parole: io tiro fuori dal cassetto, dopo anni, uno dei sogni della mia vita, mi sbatto un casino, sudo - è il caso dirlo - sette camicie per mesi e mesi, brucio calorie a decine di migliaia, spendo una fortuna in attrezzatura nuova, e Giove Pluvio decide proprio quest'anno di rompere i maroni con la peggior stagione dall'era glaciale che la mente umana ricordi e di mandarmi tutto in mona proprio in zona Cesarini, a rifugio ormai prenotato? Ripeto, stiamo scherzando, vero?
No perché, per dirla tutta, mancherebbe meno di un mese al 5 luglio, e nei prossimi tre weekend avrei in programma almeno due uscite serie in alta quota per rifinire la preparazione, iniziare ad acclimatarmi all'altitudine, provare un po' gli scarponi nuovi, riprendere definitivamente confidenza con ghiacciai ed aria sottile, (approfittarne anche per chiudere quel conticino lasciato aperto un paio d'anni fa...), insomma tutta quella roba che serve per arrivare all'appuntamento con qualche chance di successo, perché poi ci vuole anche un po' di fortuna, certo, ma la preparazione intanto va assolutamente completata. E invece le previsioni a medio termine sono, per dirla con un eufemismo e senza essere troppo volgari, un vero schifo.
Ribadisco, dunque: stiamo scherzando, vero?
No perché io, domenica, dovrei partire per la Svizzera, ché la Weissmies mi aspetta. E il 28 dovrei essere sul Monte Rosa.
La vogliamo quindi smettere, per favore, ché quest'acqua ininterrotta sta iniziando ad alterarmi anzichenò e a farmi girare gli zebedei?

Non è che perché ho scritto che mi piace correre sotto la pioggia ascoltando Tom Waits debba per forza essere preso alla lettera. Anche perché, mi scusi sa, ma per fare i miei ormai consueti dieci chilometri ho cambiato la playlist da un pezzo e poi guardi, questi giorni a correre non ci vado nemmeno, ché devo farmi passare questa nuova tendinite e preservarmi per la salita, adesso.

Insomma, porcaccio giuda, la finisca! E' giugno! Avanti, fuori 'sto sole e vediamo anche di non fare alzare troppo le temperature, che i ghiacciai mi servono in condizioni decenti.

A parte tutto: mica posso andare sul Bianco senza aver provato gli scarponi nuovi! Questo sì che vorrebbe dire andare a caccia di guai, eccheccaspita.
00.40 del 10 Giugno 2008  
 
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