Orizzontintorno Carlo Paschetto
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26 Weissmies (buona la terza)
GIU Viaggi verticali, The summit quest
Alla fine il conto è chiuso. Un inseguimento durato quattro anni, con accanimento: la frustrazione del 2005, l'amara sconfitta del 2006 (il destino: quasi nello stesso giorno del successo di quest'anno) e la prospettiva di una nuova rinuncia solo pochi giorni fa. Il primo obiettivo, vero, di stagione finalmente centrato. E, soprattutto, il mio ritorno in vetta ad un quattromila, a ben undici anni di distanza dall'ultimo centro. Volendo, ci sarebbe di che essere ben felici.

Per riuscirci ho dovuto cambiare strategia. Al diavolo i weekend e le speranze di infilarne uno con il meteo ottimale: ho approfittato della prima finestra di tempo stabile, lunedì e martedì, zaino pronto e via. E, non potendo a questo punto far conto su nessuno dei miei vecchi e nuovi soci di cordata, mi sono cercato una guida alpina, che ho trovato nel buon Mauro Scanzi.
Solo una volta, anni fa, mi ero affidato ad una guida per andare a fare qualche scialpinistica e conservo un bel ricordo di quell'esperienza. Certo, salire con una guida ti cambia completamente le carte in tavola, soprattutto psicologicamente, ti puoi concentrare esclusivamente sui piaceri della salita, dimenticarti qualunque pericolo: crepacci, temporali, scariche di sassi e ghiaccio. Un bel vantaggio. Ti leghi a lui e lui pensa a tutto il resto: tu devi solo star dietro al suo passo, che peraltro lui adatta il più possibile al tuo, puntando al compromesso ideale fra l'esigenza di correre in certi tratti per evitare problemi e il non sfiancarti per riuscire a portarti fino in cima. In qualche modo spoglia quasi del tutto il tuo contributo alla salita: tu devi solo metterci le gambe, i polmoni e una versione minimal basic delle tue capacità tecniche; per contro, impari molte cose e ne ripassi mille altre che avevi scordato del tutto. E comunque le gambe e i polmoni sono i tuoi, e i ramponi che mordono il ghiaccio pure.

Mauro è un tipo tranquillo e alla mano, preciso, puntualissimo, che ti mette perfettamente a tuo agio. Un vero professionista della montagna. Le quattro ore di viaggio verso Saas Grund sono un'ottima occasione per imparare a conoscerci e per raccontargli com'è che le nostre strade si sono incrociate. E di nuovo, a due anni precisi di distanza, rieccomi ai tremilacento della Hohsaas, sotto a quella maledetta parete nord ovest della Wiessmies che ormai conosco come le mie tasche. La serata è calma, serena, irragionevolmente calda considerata la quota. Non c'è un alito di vento ed alle otto di sera, davanti al ghiacciaio, si sta in maglietta.
Studio la parete. La traccia di salita quest'anno passa molto più a destra di come la ricordavo. Vedo il punto dove Bruno ed io ci arrendemmo due anni fa, poco sotto alla spalla. Il ghiacciaio ad occhio sembra ancora più sconvolto e, soprattutto, la nuova traccia mi sembra parecchio ripida e molto esposta: se scivoli, e nessuno ti trattiene, ciao. Ma questa volta sono con Mauro, non devo preoccuparmi.

La parete nord ovest della Weissmies al pomeriggio...
... ed al tramonto
Particolare della spalla con la traccia di salita in evidenza

La sveglia è alle 3.45, quasi un'ora in anticipo rispetto al 2006. Mauro vuole partire con il buio, arrivare in vetta prestissimo ed essere di ritorno al rifugio il prima possibile, per evitare di attraversare il ghiacciaio quando è già illuminato dal sole. Mi fa lasciare giù praticamente l'intera mia attrezzatura, moschettoni, cordini, chiodi da ghiaccio: pensa a tutto lui. In qualche modo mi sento nudo e completamente nelle sue mani. Mi passa il capo della corda con il nodo già pronto: la lego all'imbragatura e so che quello che dovrò fare sarà solo mettere un passo davanti all'altro, ricalcare le sue orme. Mi piace? Non lo so. Certo mi libera praticamente del tutto dalla mia solita ansia ed è quasi certo che in vetta, oggi, arriverò. Il cielo è stellato e sereno, la temperatura sempre innaturalmente alta, certo ben sopra lo zero. Non ho mal di testa, stanotte - questa notte che ancora non è finita - non ho patito la quota, salvo il fatto che praticamente, come al solito, non ho chiuso occhio, ma mi sono riposato e il cuore batte solo una decina di volte in più al minuto. Poiché è martedì, non c'è praticamente nessuno, solo un paio di altre cordate che partono più o meno insieme a noi. Tutto è fermo, tranquillo, immobile.
Accendiamo le lampade frontali e scompariamo sul ghiacciaio, avvolti dal buio. Mi immagino osservarci dall'esterno, dalle finestre del rifugio: due puntini luminosi che si muovono in lontananza all'ombra della parete della Weissmies, leggermente rischiarata dalla luna. C'è un qualcosa di mistico e surreale in tutto ciò. - Va tutto bene, Carlo? - Sì Mauro, andiamo. Mettiamo piede in vetta alle 8.15. Il sole è arrivato a illuminarci solo pochi metri prima di raggiungerla, quando finalmente è sorto dietro alla cresta finale. Per il resto siamo saliti in ombra e al freddo.
Sulla cima siamo da soli. Il panorama è bellissimo: sono passati undici anni dall'ultima volta che avevo potuto guardare verso il basso da una vetta di oltre quattromila metri. Pochi passi prima di arrivare - non credevo che sarebbe accaduto, e invece... - mi è venuto da piangere. Nonostante la stanchezza, nonostante il freddo, nonostante qualcosa, tutto sommato, non fosse esattamente in sintonia con quadro ideale che mi ero prefigurato per il mio ritorno in cima ad un quattromila. Poi mi sono seduto lì e ho guardato in basso. E mi è stata chiara immediatamente una cosa: il 5 luglio, io, non sarò sul Monte Bianco. Per il momento quel sogno termina qui, o perlomeno è solo sospeso a mezz'aria, in attesa che decida fra me e me che fare.

Perché arrivare quassù in cima è stata dura. Molto più faticoso di quanto pensassi e nonostante tutto l'allenamento dei mesi scorsi. Ci sono arrivato cotto e, almeno di testa, aiutato dal fatto di essere con Mauro, quindi perlomeno al sicuro. Certo, ci sono arrivato sufficientemente veloce, tenendo un buon passo, lo stesso - e forse anche meglio - di quello che mi portava a collezionare quattromila in sequenza più di dieci anni fa. Solo che la Weissmies è alta ottocento metri meno del Monte Bianco, il dislivello della salita è quasi la metà, e quello di discesa quasi un terzo. Il confronto è improponibile. Se ho faticato per arrivare sin qui, la cima del Monte Bianco è ancora una chimera, almeno nella prospettiva di tentarla nel giro di un paio di settimane soltanto, c'è poco da fare. Anche Mauro annuisce perplesso. Dice, magari a fine luglio, o meglio ancora a settembre.
Insomma, per il momento quel summit quest finisce quassù, seduto di prima mattina su questa piccola punta triangolare di neve a quota 4.017, il mio agognatissimo ventiduesimo centro.

Alle 9.45 siamo già al rifugio. Alle 11.30 alla macchina. E' una bella giornata di sole, caldissima. La corona dei famosi quattromila del Vallese scintilla di luce e ghiaccio bianco tutto intorno a noi, al di sopra delle infinite conifere verdi che avvolgono la vallata di Saas. Ne ho salite quattro di queste cime.
C'è qualcosa che non va dentro di me, ma non riesco a focalizzare bene cosa sia. E' che è mattina, c'è il sole e siamo in uno dei posti di montagna più belli del mondo. E' pure giorno feriale e non c'è nessuno. Io credo che non dovremmo essere qui. Dovremmo essere su in alto, in mezzo a quei ghiacci, a toccare quelle montagne. Invece siamo saliti di notte, prima dell'alba, sempre in ombra, di corsa, correndo per battere tutto: temporali, neve troppo molle, scariche di sassi e ghiaccio.
Mi sono divertito? Ma una volta, era questo il mio andare in montagna?

Non lo so. Non credo, non mi pare, forse non ricordo, forse ero più incosciente. Oggi sono solo molto stanco e so che il 5 luglio non andrò sul Monte Bianco. Al resto penserò con calma, i prossimi giorni, dopo essermi riposato.
Magari è solo la Weissmies che, nonostante tutto, anno dopo anno, continua a mostrarmi solo il lato negativo della faccenda. Quello in cui non mi diverto, per un motivo o per l'altro.

Mauro sul Triftgletscher, alla luce della frontale e della luna
Una cordata ci precede sopra alla spalla
A quota 3.800, la cresta finale
Ultimi passi sotto alla cima
Il Lagginhorn (4.010), dalla cima della Weissmies
Di nuovo in cielo, undici anni dopo
Il vostro titolare (finalmente!) in vetta alla Weissmies
Mauro sulla vetta
00.29 del 26 Giugno 2008  
 
1 commento pubblicato
Carlo last year: "Insomma, la Weissmies dovrà aspettarmi almeno per un anno ancora. Perchè è certo che, come sempre, non mollerò l'obiettivo." Sei stato di parola......
L'ha detto gianni, 26 giugno 2008 alle 08.59


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