Così sono qui davanti al solito pc, in attesa di una rapida
riunione per chiudere un paio di punti. Ascolto una vecchia raccolta
dei Commodores e qualcosa dei Sigur Ros. Poi andrò a correre,
magari stasera tiro dodici chilometri, o forse crollerò al
quinto, mah. Prima dovrei anche passare dall'ottico, tanto è
a due passi dall'hotel. Ah già, dovrei anche telefonare alla
tipa della casa, ché ne sto cercando una qua ad Alba. Di
stare in hotel non ne posso più.
Così fra un po' è già buio e a me piace correre
al buio, sotto alla luce fluorescente dei lampioni. Mah, quasi quasi
stasera esco solo in maglietta, non mi sembra faccia molto freddo.
E' che poi, alle nove di sera, quando mi troverò in mezzo
alla strada con addosso solo la maglietta fradicia di sudore, con
la tosse che mi ritrovo da un paio di settimane, forse non mi farà
benissimo, temo.
Così è tempo di dare tempo al tempo, e forse lo è
da un pezzo. Leonardo è alto un metro e quindici ormai, non
è meraviglioso? Carola ha definitivamente deciso che mi chiama
papau, proprio con la u finale, e a me fa ridere un
sacco. Anche a lei. Passerei ore fronte contro fronte con Carola,
con tutti quei suoi riccioli che mi vanno negli occhi e lei che
mi fissa dritto nelle pupille, fa la faccia imbronciata per finta
e poi scoppia a ridere. Sono totalmente innamorato di lei. Papau,
papau, papau. Crescerà, anche lei.
Leonardo ha paura della mosca Memè. Mi chiede se si fanno
i brutti sogni con la mosca Memè. Curioso: non gli fanno
paura gli squali di Nemo, ma ha paura della mosca Memè dei
puffi. Me ne sono accorto subito, mentre leggevamo insieme la storia
dei puffi neri: quando un puffo blu viene punto dalla mosca Memè
diventa tutto nero e cattivo, va in giro saltellando, fa Gnap
Gnap e morde i puffi blu alle caviglie, contagiandoli.
Insomma, Leonardo non ci dorme con questa storia dei puffi neri
e della mosca Memè, così abbiamo deciso di tornare
ai giornalini di Paperino, oppure che devo cercargli delle storie
dove ci sono solo (mi raccomando papà!) dei puffi blu. Pensare
che a me da piccolo facevano tanto ridere i puffi neri. Abbiamo
deciso che disegneremo insieme la mosca Memè, copiandola
dalla storia. E' una specie di esorcismo: se la disegniamo forse,
dopo, non ci fa più paura.
Così sembra proprio che ce l'abbiamo fatta. Ormai chi se
lo aspettava più? Mi ci sono accanito per anni, non ho mai
mollato, come al solito, come sempre. Sembra proprio che infine
si vada in porto. Ma aspetto a dirvelo, ché ancora non ci
credo. Magari la prossima settimana. Ci sono un paio di cose da
sistemare prima.
Così ho deciso, anche, di affrontare altre cose mie. Un bel
respiro e via, me lo ero promesso fra gli obiettivi del 2008. La
lista dei buoni propositi, quest'anno, ha parecchie X ed
un paio di punti che forse sono ancora in tempo a centrare. Il fatto
è che il punto che conta, l'unico, è una specie di
ago disperso nell'universo. E quello no, non è questione
di un respiro e via.
Così mi sono rotto di aspettare. Al diavolo. Chiudo il pc
e vado a correre. |