Detesto doverlo riconoscere, ma gli album di Stewart Copeland sono
tutti uguali. Belli, per carità. Ma fotocopie l'uno dell'altro.
Ecco, adesso mi odio per averlo detto.
Da ragazzo mi sembrava un mito. Riascoltandolo a quarant'anni suonati
da un pezzo lo trovo di una banalità a tratti sconcertante.
Non c'è niente da fare: puoi anche caricarti sull'iPod la
discografia completa e spararti i venti album consecutivi, ma di
Finardi si salvano solo le solite Extraterrestre, Diesel
e Musica Ribelle. L'album in inglese, poi, è oltremodo
imbarazzante.
Sappiate che il bootleg della già leggendaria (ed ultima)
reunion dei Pink Floyd in occasione del Live8 è registrato
da dio. E ad ascoltarlo mi vengono i brividi come già in
quel mitico giorno del 2005. Lo trovate sul mulo, naturalmente.
Come accidenti faccio a convertire la mia
intervista, ora in mp3, in formato podcast e catalogarla
di conseguenza sull'iPod? Sono stufo di vederla nell'elenco degli
album! (Sì, me la porto dietro in un eccesso di narcisismo.
D'altra parte...)
Non c'è nulla per sentirsi imbecilli come farsi prendere
dalla frenesia di acquistare album su iTunes con il solo scopo di
completare discografie totalmente inutili (tipo Dire Straits, per
intenderci), per poi accorgersi di aver comprato almeno due album
che già avevi. E non è la prima volta (vogliamo forse
parlare delle sei copie identiche di Hunky Dory di
David Bowie? Una su vinile, una su cassetta originale, tre - TRE
- su CD ed una in digitale...)
Le suite francesi ed inglesi di Bach, nell'interpretazione di Glenn
Gould, sono di una noia mortale.
Mauro Pagani è noto ai più per avere a lungo fatto
parte della P.F.M. e per le sue collaborazioni con De André.
Nel '91 ha pubblicato un album come autore solista, intitolato Passa
la bellezza. Potrebbe anche non essere male e, a dirla tutta,
qualche bello spunto ce lo ha eccome, ché Pagani è uno che
ha stoffa da vendere (per dire, è sua anche la colonna sonora
di Puerto Escondido di Salvatores). Pagani ha due soli problemi:
il primo, il più veniale, è che i suoi testi fanno
piuttosto schifo ("Passa la bellezza / passa in fretta /
passa veloce / passa in bicicletta"); il secondo è
che canta facendo il verso a Fausto Leali, o a Vasco Rossi, boh.
Comunque, da prendere a bastonate: sembra un commercialista ubriaco.
Gli va dato atto che Davvero, davvero, scritta e cantata
con De André, è da lacrime.
Idem come per Finardi: a sedici anni ne andavo pazzo. A quarantatre
della discografia completa dei Queen si salvano davvero poche cose.
Una fra tutte, l'inestimabile voce di Freddie Mercury, il più
grande, in assoluto. Ma nel 2008 non basta comunque a salvarli,
i Queen. Giù dalla torre, con un po' di rammarico.
Cercavo sul mulo un album di Cheb Khaled che comprai su cassetta
in Tunisia nel 1993 (non ho alcuna speranza di trovarlo in digitale,
temo). Mi sono imbattuto in un doppio dal vivo di Khaled con Rachid
Taha. Da avere. 123 soleil, per la cronaca.
L. sarà contenta di sapere che tanto che c'ero mi son tirato
su Abbey Road. Mica per altro: She came in through the
bathroom window è una delle mie canzoni preferite in
assoluto, non solo dei Beatles (il resto dell'album è piuttosto
noioso, con buona pace di tutte le leggende urbane che circondano
la copertina).
Io comunque continuo a preferire la versione di Joe Cocker. Qualche
coetaneo astuto può forse intuire il perché. |