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Ascolto Joe's garage di Frank Zappa. Lavoro alla mia presentazione per lo stato avanzamento lavori di venerdì prossimo. Ho quasi svuotato la scatoletta di caramelle di fronte a me e avverto un po' di nausea. Sento una certa stanchezza nelle gambe dopo le quasi quattro ore di corsa degli ultimi tre giorni: più di cento chilometri, fino ad ora, in novembre, con tempi discreti. Seguo con la coda dell'occhio una finestra aperta su una conversazione su Skype in stand-by da un po'. Ho il telefonino quasi scarico e non ho voglia di prendere il caricabatterie dalla borsa. Ho caldo. Sto installando in background un plug-in blocca script per Mozilla. Ricevo contemporaneamente due inviti per altrettante riunioni, domani, alla medesima ora. Considero fra me e me che non ho ancora il dono dell'ubiquità, per ora: non so se partecipare solo ad una o fare metà e metà. Immagino un mondo diverso. No, non ho detto migliore. Ho detto "diverso". Aggiorno questo blog con questo pensiero in una sorta di loop autoreferenziale cortocircuitato per ingannare il vuoto di idee fra una slide e l'altra. Suppongo di avere sete. Bevo. Penso che il weekend del quattordici, in effetti, sia una buona idea: prima non è possibile, dopo è ormai Natale. So di essermi perso qualcosa. Non sono del tutto consapevole che sia ormai quasi dicembre. Mi accorgo di avere molta meno carne al fuoco di quanto pensassi prima di accingermi a scrivere questo post. Perciò, chiudo qui.
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17.44 del 25 Novembre 2008
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