Ho compiuto un anno tre o quattro giorni fa, e chi lo avrebbe mai
detto. E' diventata una tale abitudine che, chiusa la stagione estiva
2008 che mi ha visto infine tornare in quota dopo anni, ho praticamente
smesso di raccontarvela.
Già, chi lo avebbe mai detto quella sera del 29 gennaio 2008
quando, illuminato dal sacro fuoco del mens
sana in corpore sano, o, per meglio dire, ripetutamente
scottato dal degrado fisico dell'ultraquarantenne pancettato over
ottantatre chilogrammi quasi ottantaquattro con schiena a novanta,
mi sono infine deciso e presentato in strada, alle otto di sera,
alla luce dei lampioni, con temperatura prossima a zero, tutina
supersconto Decathlon, scarpette da tennis modello quindici euro
per attività "esco la domenica per andare a comprare
il giornale", e l'ho fatto: mi sono messo a correre dopo -
suppergiù - ventisei anni.
Stramazzando peraltro al suolo dopo più o meno ottocento
metri, una manciata scarsa di minuti. Suppongo qualche affezionato
lettore ricordi.
Mi fa un po' impressione pensare che nelle scarpette, un anno dopo,
ci sono più di ottocento chilometri (la piscina no: ve lo
dico subito, l'ho abbandonata a inizio estate e avrei ancora cinque
entrate che mi avanzano nella tessera, ma ormai qui si vive di running,
e poi lo sapete che la piscina mi fa schifo; comunque magari ci
tornerò qualche volta, perlomeno a finire la tessera, va')
- ottocento, dicevo, e scarpette vecchie naturalmente, che quelle
nuove quotate in borsa, alla fine, dopo le disavventure
con le tendiniti di cui si è ampiamente dibattuto a queste
latitudini, le ho definitivamente retrocesse alla funzione di "esco
la domenica per andare a comprare il giornale", appunto.
Da inizio 2009, poi, sono già ben più di cento chilometri,
ormai con qualunque meteo e fondo: neve compatta o ghiacciata al
suolo, neve fitta o pioggia battente, ma anche caldo torrido la
scorsa estate (una volta ho persino provato a correre con una bottiglietta
di integratore in mano, ma non sono andato molto lontano con quel
metodo); spesso di sera tardi, anche ben oltre le ventuno, all'ora
di pranzo nei weekend, praticamente mai di mattina, però,
ché il mio metabolismo proprio non mi sostiene: correre al
mattino mi richiederebbe un'energia pari a quella per un ottomila,
suppongo. E' anche il motivo per cui, fino ad oggi, non mi sono
ancora azzardato a provare a misurarmi in qualche garetta amatoriale:
sono sempre al mattino presto, un incubo per me.
Così non ho smesso, insomma: continuo a correre. Per dirvi
la verità, da qualche mese mi sono un po' asseestato, non
riesco più a migliorarmi un granché: ormai corro di
fisso i dieci chilometri attorno ai 56'-57', ho un personale a 55'
netti, che in effetti non è che sia questa gran prestazione.
Ho un paio di colleghi, per dire, che stanno attorno ai 45', roba
che mi danno un minuto a chilometro, mica pizzi e fichi. Però
ho anche corso i dodici tenendomi sotto ai sei minuti al chilometro,
e una sera i quindici.
Insomma, se mi decidessi a provare (e trovassi il tempo per farlo...),
ormai la mezza maratona nelle gambe dovrei averla, magari non con
chissà che tempo, anzi, ma diciamo che potrei stare più
o meno tranquillamente nelle due ore e dieci. E se penso a un anno
fa...
E chi l'avrebbe detto allora, mentre cercavo di mimetizzarmi alla
luce dei lampioni, con addosso la mia tutina da supermercato: oggi
ho un guardaroba completo adatto per qualunque meteo, un paio di
quelle tutine termiche aderenti che non molto tempo fa trovavo davvero
ridicole ed imbecilli, un cronometro con gps da polso che mi traccia
il percorso interfacciandosi con Google Earth, un cardiofrequenzimetro
che combatte con gli alieni, e il mio pc infarcito di dati, statistiche,
software speciali che analizzano le mie "prestazioni"
e mi tengono aggiornato l'archivio delle performance, scodellandomi
tabelle, confronti, report tridimensionali e chissà quanti
altri bla bla bla che ancora non ho avuto il tempo di approfondire.
Ed io, come sto, tutine a parte? In media otto chili in meno di
un anno fa, con una punta a meno dieci, e comunque tre taglie in
meno. E meglio, molto meglio, facile ironia a parte. Diciamo anche
che non mi infarcisco più (solo) di panini al salame o wursterl,
o quanto meno cerco di farci un po' attenzione. La mia bilancia
dice che ho perso cinque punti percentuali di massa grassa e ho
anche recuperato un bel po' d'acqua. Be', in effetti l'acqua era
un concetto a me quasi totalmente sconosciuto. La cosa meno alcolica
e più vicina all'acqua che fossi solito bere era la Coca
Cola, ma un paio di birre al giorno non me le levava nessuno.
Insomma, dopo aver smesso di fumare definitivamente, la nuova fase
di ricostruzione fisica mi sembra che dia risultati apprezzabili.
Così si va avanti, anche se magari ogni tanto, alla sera,
proprio non ne ho voglia, e c'è sempre quella volta al mese
che la mia testa si ribella e salto il giro. Però poi mi
rode. Cerco comunque di tenere una media fra i venti e i trenta
chilometri alla settimana, che poi vuol dire costringersi ad andare
almeno due o tre volte.
Ah, da qualche settimana ho abbandonato l'iPod: ho deciso che mi
distraeva troppo e non mi permetteva più di migliorare, ancorandomi
troppo ai ritmi della playlist e facendomi peraltro cambiare passo
in continuazione, ad ogni nuovo brano. Adesso mi concentro solo
sul mio respiro e riesco, se non altro, a tenere un ritmo molto
più regolare per tutti i dieci chilometri: oggi, per esempio,
ho corso a media quasi costante 5'40" al chilometro e 160 battiti,
con una punta massima a 166, contro i 177-178 a cui arrivavo ancora
qualche mese fa. Il fisico si sta abituando a reggere i dieci chilometri
come una prestazione normale, che poi era il mio obiettivo di un
anno fa.
Magari un pensierino ad una gara amatoriale, per la primavera, lo
faccio davvero. Davanti, per l'estate, ci metto di nuovo i medesimi
obiettivi dello scorso anno, quelli non dichiarati, ma nemmeno realizzati.
Questa volta, anche se a differenza del 2008 non ho ancora aperto
la stagione scialpinistica e sono dunque indietro sui tempi previsti,
eccoli qui, tanto per sfidarmi un po' di più e scolpirmi
la motivazione a non cedere: quell'accidenti di cima
del Bernina, già mancata due volte; la traversata
dei Lyskamm; il Bianco, checcavolo: il Bianco, il dannatissimo Monte
Bianco; e infine, l'obiettivo vero, quello meno credibile, almeno
(ancora) per quest'anno: l'Elbrus.
Diciamo che centrare i primi due già varrebbe abbondantemente
l'intera stagione realizzata.
E' che a pensarci, a pensarci davvero bene bene, a scavare un po'
in fondo... |