Cioè, questo sarebbe un pezzo del mio anello abituale da
dieci chilometri al Parco di Monza, l'unico peraltro aperto (solo
nei giorni feriali) al traffico, quindi, almeno in teoria, il più
scorrevole, pulito e regolare dell'intero percorso, due chilometri
e mezzo di rettilineo (in salita) così monotoni e noiosi
che l'unico modo di sopravvivere, mentre corri, è concentrarti
sulla linea bianca continua a bordo sede stradale e cercare di seguirla
dall'inizio alla fine, perché in condizioni normali ci sarebbe
appunto una linea bianca continua a bordo sede stradale, ed una
anche in mezzo alla carreggiata a dirla tutta, a separare le corsie,
e asfalto lucido e piallato da milioni di passaggi, ché siamo
al Parco di Monza, latitudine quarantacinque e spiccioli, mica a
Rovaniemi, hai presente Rovaniemi, no?, dove è normale che
sei mesi all'anno le strade siano ricoperte da uno strato di ghiaccio
e neve battuta spesso dieci e più centimetri, cioè,
Rovaniemi dico, mica il Parco di Monza, non so se mi spiego, perché
ormai è da fine novembre che il Parco è più
facile trovarlo così che in condizioni normali da latitudine
quarantacinque con riscaldamento globale e buco nell'ozono come
da norma, ed io mi sarei anche un pochetto rotto di correre ogni
volta con le scarpette fradicie, inzuppate di neve, passando la
mia oretta da temprato corridore più che altro a cercare
di non scivolare e farmi l'osso sacro, invece di concentrarmi tranquillamente
solo sul cronometro, ché diciamolo, farebbe anche un pochino
freddo eh?, poco poco per carità, ma correre perennemente
a zero o poco più giù, dopo un po', romperebbe le
scatole anche al santo patrono dei runner, non che preferisca correre
d'estate a più trentacinque, questo no, ma ecco, non si potrebbe
avere solo per qualche settimana, diciamo, un pacifico più
dieci-dodici, umidità al cinquanta per cento, no brezza,
fondo stradale (e sterrato, dove occorre) perfettamente asciutto,
secco e adatto alla trazione, raggio di sole appena appena riscaldante
e non troppo basso sull'orizzonte ché il rettilineo qua sotto è
perennemente controsole al primo pomeriggio e si sa che io di mattina
proprio non ce n'ho di andare a correre, e tuttavia è pur
vero che anche ieri sera ad Alba ho corso sotto una fittissima nevicata
pesante e fradicia che aveva reso tutto il fondo stradale più
insidioso di una pista da slittino, e tant'è sono rientrato
con le solite scarpette fradicie zuppe, per non parlare di tutto
il resto, che quando mi sono messo infine sotto alla doccia non
ho avvertito alcuna differenza non fosse per la temperatura dell'acqua,
che da neve fradicia zero gradi è passata di colpo a tremila
piombo fuso (il solito rubinetto o tutto o niente).
E insomma, ci deve essere un modo meno stressante di vivere il proprio
inesorabile decadimento fisico. Intanto mi ci faccio mezzo barattolo
di Nutella a cucchiaiate e ci penso su.
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Parco di Monza, 2
febbraio 2009
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