Orizzontintorno Carlo Paschetto
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03 La recherche/1
MAR Spostamenti, Viaggi verticali, Amarcord
Ad Andalo io ci sono praticamente nato. Credo se ne sia già parlato in passato fra queste pagine. Avevo pochi mesi quando i miei mi ci portarono la prima volta. Per anni ho trascorso mesi d'estate e settimane d'inverno fra queste montagne, ho imparato a sciare sulle nevi della Paganella e ad andare in montagna fra i sassi e le ferrate del Brenta, a sognare di arrampicare dormendo all'ombra del Campanile Basso. Ho conosciuto qui Cesare Maestri e nemmeno sapevo, allora, di vivere in casa di Salvaterra e Detassis.
Per molto tempo, prima ancora che scoprissi l'esistenza del resto delle Alpi e delle montagne del mondo, il mio universo verticale iniziava e finiva qui, il Brenta da una parte, la Paganella dall'altra.
L'ultima volta che ci sono venuto è stato nell'inverno del '79: esattamente trent'anni fa tondi tondi. Avevo quattordici anni e mi ero innamorato di una ragazzina di nome Lucilla che era di Mestre e, se non sbaglio, aveva un paio d'anni meno di me. La notte di Capodanno ballammo insieme, ricordo molto bene che le chiesi un bacio, ma non me lo volle dare, però mi diede la mano. Del resto io manco lo sapevo come fosse fatto un bacio e camminare mano nella mano con lei era già un mondo intero.
Naturalmente, il giorno dopo la mano lei la diede ad un altro ragazzino e mi pare di ricordare che ci piansi su parecchio.

Il punto, comunque, è che son passati trent'anni. Capite che tornarci con Leonardo, trent'anni dopo, un pochetto di impressione la fa. E ancor più impressione me la fa scendere dalle piste della Paganella con lui: quelle piste dove ho imparato io, da dove mi portava giù mio padre negli anni '70. E' un'emozione indescrivibile, temo.

Abbiamo fatto un paio di volte la Cacciatori. Be', certo non è più lei: negli anni '70 era uno strettissimo corridoio di sette chilometri tagliato nel bosco, che scendeva dalla cima della Paganella fin giù in paese; una specie di inferno di sassi, gobbe, ghiaccio, con parecchi passaggi obbligati. Ricordo che la prima volta che mio padre mi portò giù di lì avevo sette anni e la feci tutta dritta sparata a spazzaneve, senza praticamente riuscire mai a fermarmi per via del ghiaccio. Mi presi una paura micidiale e il giorno dopo non ne volli sapere di riprovarci: scoppiai a piangere su una seggiovia e mio padre dovette riportarmi a valle con gli impianti. Per poco la mia carriera sulla neve non finì proprio lì.
Oggi la Cacciatori è una stupenda autostrada piallata a biliardo, larghissima e, grazie alla stagione eccezionale, in condizioni di innevamento perfette. Sta di fatto che Leonardo, cinque anni appena compiuti, si beve i sette chilometri della mitica rossa della Paganella come fossero un bicchier d'acqua e forse fa un po' strano anche a lui pensare al suo papà da piccolo, dietro al nonno, sulla stessa pista. O forse questa storia lo ha fin troppo annoiato e a lui piace sciare e basta.

La mitica Olimpica, dove si allenava la nazionale di discesa, oggi si chiama Olimpionica ed è stata divisa in tre tronconi numerati, solo il centrale dei quali è classificato come pista nera. Nuovissime ovovie e seggiovie quadriposto chiuse hanno sostituito - chissà ormai da quanti anni - le vecchie bidonvie, la freddissima gabbiovia di Gaggia e i vecchi skilift dove mi sono fatto le ossa da bambino.
Del resto anche Andalo è irriconoscibile: perlomeno, io non mi ci ritrovo più. Non riesco più nemmeno a trovare le case dove abbiamo abitato, né alcun punto di riferimento. Vago a vuoto per il paese, cercando scampoli di vecchie immagini da raccontare a Leonardo, ma è davvero un po' come "là dove c'era l'erba ora c'è", perché in effetti - lo ricordo bene - c'erano prati a perdita d'occhio, oggi ci sono dozzine di case nuove da villeggiatura che riempiono un po' tutta la conca, alberghi, negozi, strutture turistiche ed altri inutili bla bla bla contemporanei.

Solo il Brenta è immutato. Il Campanile Basso è sempre lì: lo indico a Leonardo e glielo insegno. Gli indico anche il Pizzo Gallino, che domina il paese e che per tutta la mia infanzia è stata la montagna più alta che conoscessi, considerato che visto da Andalo svetta una spanna su tutto il resto delle montagne attorno. In realtà è molto più basso delle cime importanti del Brenta, che però rimangono in seconda linea.
Dico a Leonardo che il Pizzo Gallino è la prima montagna a cui sia stato in vetta in vita mia, ma in realtà, mentre lo dico, mi rendo conto che non solo non è vero, ma che io in cima al Pizzo Gallino non ci sono proprio mai stato, perché non c'è un sentiero che ci porta e all'epoca - con i miei - andavo ben solo per sentieri, al massimo vie ferrate.
Oh bella lì: accidenti, non sono mai stato in cima al Pizzo Gallino! Be', sarà ora che inizi a pensare di portarci almeno Leonardo.

Sul Campanile Basso, invece, ho sognato di salire per anni. Potrei quasi dire di avere inconsciamente frequentato il corso di roccia del CAI a vent'anni con il solo scopo di tornare ad Andalo e salire finalmente il Campanile Basso. Ma poi, come inevitabilmente accade, gli eventi mi hanno portato da altre parti, su montagne diverse e su altre strade, e in Brenta non sono mai più tornato. Anzi, ho lasciato ben presto la roccia per andare praticamente solo su ghiaccio e neve, verso l'alta quota, l'ambiente che mi è in seguito diventato più familiare.

Vabbè. Son passati trent'anni e sono di nuovo qui, all'ombra del Campanile Basso. Magari un giorno lo salirà Leonardo, o magari, molto più probabilmente, non gliene fregherà un accidente. E' peraltro certo che, dovesse mai capitargli, a me verrà probabilmente da piangere.
Più o meno la stessa sensazione che mi segue accompagnandolo oggi giù dalla Cacciatori.

Ecco, non è esattamente così. E' lui ad accompagnare me giù dalla Cacciatori. E faccio anche un po' fatica a stargli dietro.

Brenta Alta e Campanile Basso da Andalo
Gruppo di Brenta dalla Paganella
Pizzo Gallino
Andalo, inizio marzo... a mille metri ce n'è ancora a palate
Leonardo sulle piste della Paganella
01.19 del 03 Marzo 2009  
 
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