Orizzontintorno Carlo Paschetto
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18 La recherche/6: tre per due
APR Viaggi verticali
Confesso che sulla cima del Gran Zebrù, un po', un nodo alla gola e una lacrima trattenuta li ho segnati sul taccuino: l'emozione è stata davvero forte, tanto. Saranno state la stanchezza - più di testa, in realtà, che di gambe o polmoni: devo implicitamente dar ragione a Mauro, lo so - la tensione, l'adrenalina, oppure il vento forte, la nebbia che stava salendo ed avvolgeva l'orizzonte tutto intorno a noi, il freddo che non mi ha mollato quasi mai per tutta la salita, l'ansia per i mille metri esposti sotto ai miei piedi, da dover ancora ridiscendere: faccia a valle o faccia a monte? Mah, si vedrà come me la sento, adesso. Un passo dopo l'altro, con calma.

Però mercoledì scorso c'ero, stavo proprio lì, aggrappato alla cima. E, me l'aveste chiesto solo tre giorni prima, no: non ci credevo davvero. Per dire la verità, non credevo proprio che li avrei centrati entrambi, Cevedale e Gran Zebrù, uno dietro all'altro nell'arco di due giorni. Pensavo che sarei stato più che soddisfatto già a riuscire a salirne uno solo. Pensavo che probabilmente sì, il Cevedale lo avrei messo nel sacco quasi di sicuro: tutto sommato quest'anno di fiato e gambe ne ho da vendere. Però due cime di fila no: due cime come queste poi, e da quant'è del resto che non ne infilo due di seguito? Dieci anni? Quindici? Manco lo ricordo.
Il Gran Zebrù, poi, maddai. Lo guardi e ti sembra il K2. Non è una passeggiata, non per me perlomeno. Ho passato le ultime settimane a guardarmi le foto sul web e quella parete tira, tira non poco, sono almeno seicento metri in piedi micamale. Una sciocchezza, probabilmente, per chi è abituato ed allenato, anche a quella esposizione, che un po' impressione la fa. Ma quant'è che io non lo sono più?

Con me c'è Mauro: il sodalizio che ha funzionato lo scorso anno si rinnova. E Mauro, un po', ormai conosce la mia testa. Intuisce quando sta per incepparsi, sta imparando le leve giuste. Ed io, con lui, sto imparando di nuovo a concentrarmi sulla motivazione, a ritrovarmi con il mio ambiente, a rimanere tranquillo, a fidarmi della sua corda, anche quando la tiene nello zaino.
Per lui è allenamento di ordinaria routine, per me una nuova scommessa, un vecchio progetto nel cassetto che è venuto il momento di affrontare faccia a faccia. Una voce della mia lista, un traguardo intermedio importante sulla strada verso altre mete che giassò, da sempre.

All'alba di martedì stiamo salendo verso il Cevedale. Ho freddo, non mi sento particolarmente in palla, la cima mi appare infinitamente lontana e sarà già un miracolo se riuscirò ad arrivare fin su almeno oggi. Sono un po' depresso e demotivato, forse non ne ho proprio voglia, forse voglio tornarmene sotto le coperte del rifugio a dormire, poi a farmi un tè caldo, poi a casa. Forse ho sbagliato tutto. Guardo la parete del Gran Zebrù alle nostre spalle, l'obiettivo dell'indomani, e mi chiedo chi voglio prendere in giro: non ce la farò mai. Mi mette ansia solo a guardarla. Magari lascio perdere tutto già subito e mi rilasso, la finisco qui.
Alle dodici siamo in vetta al Cevedale. Alle dieci e trenta del mattino successivo sono aggrappato alla croce di vetta del Gran Zebrù, la montagna spazzata dal vento freddo e avvolta dalle nuvole che ci negano l'orizzonte ad un metro. Intravedo per un istante il Cevedale di fronte a noi e la via di salita del giorno prima, ed accidenti se era lunga. Rido, sono nervoso, tesissimo e felice. Chiedo a Mauro di scattarmi una foto e di portarmi via di lì, rapidamente.

Alle quattordici siamo millesettecento metri più in basso, al parcheggio dei Forni, dove abbiamo lasciato l'auto lunedì. Mentre ci cambiamo e mettiamo via gli zaini inizia a piovigginare. Il telefonino riguadagna il segnale dopo tre giorni di silenzio, arrivano messaggi a raffica. Il Gran Zebrù e il Cevedale rimangono nascosti in fondo alla Valle di Cedèc, ma ormai li ho catturati, li porto a casa con me. Li ho saliti entrambi, centro più centro.

Avrò bisogno di qualche giorno per metabolizzare e per ricercare, se ci sono ancora, le motivazioni per il prossimo obiettivo. Che, ovviamente, è ancora un passo più ambizioso. Per adesso chiudo gli occhi e sono contento. Il conto con il Gran Zebrù è chiuso: obiettivo completato e depennato dalla lista. Good job!

Salendo al rifugio Pizzini: K2 o Gran Zebrù?
Mauro arriva al rifugio Pizzini
Il Gran Zebrù fotografato dal rifugio Pizzini
Alba verso il Monte Confinale, salendo al Cevedale
Alba sul Pizzo Tresero, salendo al Cevedale
Verso la cima del Cevedale, il rifugio Casati alle spalle
Salendo al Cevedale, il Gran Zebrù sbuca dalle nuvole
Sotto alla cima del Cevedale, ad oltre 3.700m
Il titolare qui, cima del Cevedale, quota 3.769m
Gran Zebrù ed Ortles dalla cima del Cevedale
Panorama dalla cima del Cevedale, verso il Palon de la Mare
In discesa dal Cevedale, per i pendii del ghiacciaio di Cedec
Tramonto sul Pizzo Tresero, dal rifugio Pizzini
Tramonto sulla Punta San Matteo, dal rifugio Pizzini
La cima del Cevedale, fotografata dal rifugio Pizzini
Salendo al Gran Zebrù, all'attacco del canalino
Cima del Gran Zebrù, quota 3.851m: nebbia, freddo e vento
Mauro sulla cima del Gran Zebrù
Panorama verso sud, scendendo dal Gran Zebrù
Il Cevedale fotografato scendendo dal Gran Zebrù
02.14 del 18 Aprile 2009  
 
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