Noi
ci siamo stati sull'Aral, mica a Paperopoli. Oddio, sull'Aral:
si fa per dire, perché là non c'era un tubo.
Acqua? Io non ho visto nemmeno le casse di minerale. Ho
visto un bambino che beveva da una pozzanghera in mezzo
alla strada, questo sì. E comunque è certo
che sull'Aral piove poco e ho il sospetto che quel po' di
pioggia sia pure contaminata da tutto il resto: avanzi di
ddt, avanzi di esperimenti chimici e batteriologici, sale.
Che altro?
Noi ci siamo stati sull'Aral. Abbiamo scritto un libro su
Asia
Overland 2002 e all'Aral
abbiamo dedicato una pagina, ma avremmo potuto scrivere
un libro sull'Aral e dedicare una pagina al resto, anche.
Perché l'Aral, io, ce l'ho ancora negli occhi. O
meglio, non ce l'ho proprio: io non ho visto nulla. Ho visto
un buco e molta sabbia. Mr. Usmanov mi ha detto che l'acqua
in realtà c'è, a ben vedere, ma un po' più
in là: cento chilometri più o meno. Ci si
può andare in elicottero, volendo. Non so, ma questa
cosa di volare su un avanzo arrugginito dell'era sovietica,
sopra al fantasma di un mare prosciugato, a me sembra quasi
una sfida alle leggi della sfiga. Altro che la mia paura
di volare. Lasciamo perdere, eh, Mr. Usmanov? Ci credo e
basta.
Noi ci siamo stati "dentro" all'Aral. Abbiamo
camminato sul fondo del mare. Avete mai provato a camminare
sul fondo del mare? Sulle acque uno c'è riuscito
e molti, dopo, hanno millantato di saperlo fare, ma camminare
sul fondo del mare - senza maschera e pinne, ovvio - provateci
a farlo, non è mica uno scherzo. Una cosa bisogna
dirla: raccogliere le conchiglie è più facile
così. Non che ce ne siano rimaste molte e, a dirla
tutta, fa anche un po' senso raccogliere "quelle"
conchiglie. Sai mai cosa stai toccando davvero...
Dovessi dire, non saprei esattamente perché siamo
andati all'Aral. Io volevo andarci perché qualcosa
avevo letto, avevo visto in tv, avevo sentito dire. E poi
che ne so, andiamo in tanti posti solo perché sono
lì (citazione), e quindi tanto che siamo in zona
perché no: chiamatela curiosità, turismo catastrofico,
avventura, coscienza, chennesò. Comunque, tanto che
eravamo in zona, abbiamo preferito l'Aral ad Osh, per fare
un esempio. Se l'Aral non fosse quello che è oggi,
probabilmente saremmo andati ad Osh. O tanto valeva andare
sul Caspio.
Ricordo bene quella strana sensazione nel venire via dal
dopobomba: io mi sarei fermato, avrei voluto rimanere seduto
su quella spiaggia - spiaggia? - ad aspettare il tramonto.
Dormire a Moynaq, sentire di notte il vento contaminato
dell'Aral che soffia attraverso le fessure di qualche avanzo
di casa costruita in fondo al mondo. Così, per provare
a capire cosa vuole dire, oggi, vivere sull'Aral.
Non è che adesso, qui, valga la pena riassumere per
chi non lo sa cosa *non* c'è all'Aral, che è
successo laggiù, riportare a galla (bè, "a
galla" si fa per dire...) la storia degli ultimi quarant'anni
di follia umana abbattutasi in mezzo alla già di
per sé deprimente piattitudine dell'Asia Centrale.
Internet è una miniera, anche per questo. Se siete
curiosi, potete fare una capatina qui,
qui,
qui,
e ancora qui.
O, più semplicemente, fare così.
Quello che è impossibile descrivere, spiegare, anche
solo provare ad immaginare, è la dimensione.
Il fatto è che tu te ne stai lì a Moynaq a
camminare sul fondo del mare, davanti a pareti di arenaria
che qualcuno ti racconta essere scogliere, hai capito bene,
vagando in mezzo agli scheletri arrugginiti e surreali di
navi arenate fra la sabbia e i cespugli: quello che avanza
di una specie di porto spettrale. Il tuo sguardo può
spaziare fino all'orizzonte, dove il cielo diventa bianco
perché il vento salato e contaminato dell'Aral solleva
ogni sorta di schifezza e la trasporta per centinaia di
chilometri, ed è inquietante, certo. La tua curiosità
è magari soddisfatta anche solo da tutto questo.
Ma il problema è che ciò che vedi non è
affatto tutto questo. E' solo una milionesima parte,
un francobollo in una biblioteca, 35mm di fotografia per
un infinito panorama day after. La verità è
che tu te ne stai lì a raccogliere conchiglie cercando
di non toccarle troppo, ma di fronte a te la follia è
infinita. Per centinaia di chilometri, centinaia di migliaia
di chilometri quadrati.
I tuoi occhi non la inquadrano l'angoscia, la tua mente
può forse intuirne la portata, ma non riesce a darle
la dimensione, la scala reale.
Provaci con questa:

dimensione 600x800
fonte www.redtailcanyon.com
L'avete aperta? Adesso fate due conti: ogni pixel dell'immagine
è pari a un quadrato di 1km di lato. Voi siete un
cinquecentesimo di ciascun punto. E siete a Moynaq, che
più o meno si trova dove ho piazzato quel brufolo
rosso: a molti, molti, molti punti di distanza da dove oggi
inizia l'acqua. Acqua? Sì, quella schifezza verde.
Oddio, non vi deprimete del tutto, il sensore del satellite
ci mette il suo zampino nel colorare le cose, ma insomma,
fa senso sì.
A proposito: il mio punto rosso copre un'area di circa 10x10
km... Moynaq è molto più piccola.
Dicevamo: siete dunque distanti dall'acqua molti punti,
verso il basso dell'immagine, dalle parti del punto rosso.
Perché siete lì? Bè, perché
è lì che è la spiaggia. Ops: che era
la spiaggia. E gli ombrelloni. E le cabine. E il porto,
i pescatori, i bagnanti, i turisti, le conchiglie - vive,
la vita. Era tutto lì, una volta. C'è ancora
il cartello a ricordarlo: "Moynaq, stazione balneare".
Non sopravvivono più a Moynaq, quei pochi che non
sono riusciti a scappare, ma certo hanno il senso dell'umorismo.
Nero.
Ancora fate un po' fatica, vero? Io ho provato a contare
i pixel. Un po' a spanne eh, tanto per farmi un'idea. La
"pozza" più grande è lunga circa
250 km. Se ho capito bene, una volta, quando al posto di
tutte quelle pozzanghere verdi c'era il quarto bacino chiuso
al mondo, quell'unica "pozza" era più o
meno circolare e aveva un diametro suppergiù di 400
km. In altre parole, copriva anche tutta quella regione
che qui vi sembra grigio-biancastra. Biancastra? Sì.
Sale. Solo sale, oggi. Sale per centinaia di chilometri.
Chi ha la mia età ricorderà le cartine geografiche
alle scuole elementari: non c'era mica quella roba lì,
non era mica fatto così l'Aral.
Io studiavo "c'è il Mar Caspio, ci sono i grandi
laghi americani, c'è l'Aral...". Col cavolo.
Un sacco di balle mi raccontavano.
Non so se a Moynaq ci fossero le discoteche come a Rimini,
ma di sicuro c'era lo stesso numero di bambini a fare il
bagno, e molta più acqua. Molta è un
eufemismo: un qualcosina tipo il 50% in più in superficie
ed il 75% in volume. Si faceva lo struscio sul lungomare
di Moynaq negli anni '50? Mah, non lo so mica se i russi
si strusciano. Però pescare si pescava. E non c'era
la mucillagine.
Oggi sono scappati quasi tutti. Il vento bianco dell'Aral
li insegue fino oltre Nukus, 200 km a sud est, e ancora
per migliaia di chilometri quadrati. Deserto che avanza,
sale, polveri chimiche, veleni. Per chi invece da Moynaq,
e dalle zone circostanti, non è riuscito ad andarsene
c'è solo una Chernobyl invisibile e sconosciuta a
gran parte del resto del mondo.
Moynaq è una città morta popolata da fantasmi.
Dovete guidare per parecchie ore prima di avere il coraggio
di respirare di nuovo a pieni polmoni.
Fatto sta che all'Aral, e a Moynaq, ci siamo stati. Chissà
se qualcuna delle mie amate t-shirt di cotone ha qualche
relazione con quell'immagine. Cosa c'entrano le t-shirt?
Le mie non lo so, quelle degli abitanti di Moynaq, loro
malgrado, temo qualcosa.
Viene da chiedersi se abbiano per caso provato a fermare
il sidecar e quelle tre Zigulì arancioni che abbiamo
visto arrancare per strada in paese. No perché, con
le micropolveri in sospensione, pare che funzioni...
N.B. Le immagini più surreali e incredibili stanno
qui.
Potete visualizzare l'immagine da satellite precedente alla
risoluzione 2400x3200, cliccando qui
(1Mb).
[avercelo il tempo di aprire 'sto affare ai commenti...
si potrebbe buttar lì qualcosina in proposito sulla
diga dello Yangtsé...] |