Orizzontintorno Carlo Paschetto
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23 La recherche/8: finding my way home
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In Valsavarenche, nel cuore del parco nazionale del Gran Paradiso, non mettevo piede dal 1985, quando con Roberto ed Eugenio realizzammo la traversata del Gran Paradiso salendo in vetta dal versante di Valnontey e scendendo poi a Pont dalla via normale. E proprio grazie ad un invito di Eugenio, che in Valsavarenche sta piantando le radici, ci sono tornato a quasi venticinque anni di distanza.
Oltre ad approfittarne per rimettere piede a Pont e tornare così all'arrivo del sentiero che scende dal Vittorio Emanauele ("arrivo" per noi, punto di partenza della via normale per quasi tutti), lasciandomi anche un po' sorprendere dalla nostalgia al ricordo della nostra prima avventura a quota quattromila, ho soprattutto scoperto ***.

Ora, fra i vari sogni che coltivo da una vita quello del buen retiro finale in una vecchia baita ristrutturata, in fondo ad una qualche valle alpina, dove letteralmente finisca la strada, possibilmente ai piedi di un ghiacciaio e magari almeno un passo più in là di dove arrivino di norma i turisti, be', questo sogno è forse quello che da sempre viene immediatamente dopo la salita di un ottomila, ma certamente è un bel po' più concreto. Non che l'ottomila non lo sia, ma vabbè, per dire insomma.
Fino ad oggi il mio target ideale di riferimento sono stati luoghi abbastanza tradizionali, tipo Frachey in Val d'Ayas, per intenderci, oppure una vecchia casa walser negli alpeggi al di sopra di Alagna, comunque in generale nell'area del Monte Rosa. Lasciando volare ancor più la fantasia, in Francia dalle parti dell'Argentiere, o a Champery, nel Vallese, o meglio ancora - anzi, forse il top in assoluto - una baita nella zona di Grindelwald, Oberland, ai piedi dell'Eigerwand.
Penso sempre, peraltro, che forse dovrei esplorare un po' la Val Ferret, che confesso di non conoscere, o la Valpelline, che però è eccessivamente scomoda.

Sta di fatto che non so perché non avessi mai considerato la Valsavarenche. E questo ho iniziato a chiedermelo mentre, dopo una sosta nella piazzetta centrale di Villeneuve per far scorta di pasticcini come consigliato da Eugenio, risalivo venerdì mattina i primi tornanti addentrandomi nel parco nazionale, innamorandomi immediatamente di quell'inconsueto quasi nulla intorno a me, a parte qualche paesino più o meno deserto - nella settimana di ferragosto... - il torrente che scava il fondovalle e per il resto solo boschi a perdita d'occhio. Proprio non mi ricordavo per nulla di questi luoghi.
Poi, qualche chilometro prima di arrivare a Pont (dove peraltro non c'è ancora un tubo, come venticinque anni fa, a parte il campeggio e l'hotel), ho abbandonato la strada principale inforcando una strettissima secondaria che risale il fianco sinistro della valle e l'ho seguita fino in fondo, appunto, dove finisce.
A ***. Quota milleseicento, quasi millesettecento.
E non sarei mai più sceso a valle.

E se vi state chiedendo perché scrivo *** sappiate che è solo perché non voglio dirvi dov'è. Primo, per non disturbare Eugenio. Secondo per non disturbare nessuno, lassù. Terzo, perché ci sono ancora un paio di case in vendita. Su... mah... saranno trenta in tutto? Giusto per darvi le dimensioni del luogo. Più la chiesetta, naturalmente, microscopica.

Vi spiego meglio. Lì nessuno costruisce un tubo: non si può, è parco nazionale. Quel che c'è è quel che c'era prima e quel che c'è sempre stato. Opportunamente recuperato, ristrutturato, rimesso in piedi possibilmente rispettando com'era - fuori - e rimettendo completamente a nuovo - dentro. Più parabola, collegamento ADSL, utilities, ecc.
Cento metri più in là, dove inizia il bosco, c'è una gran bella cascata. C'è anche una enorme pianta di lamponi. Mi dice Eugenio che quando fa meno caldo gli stambecchi e i camosci scendono in paese e si arrampicano anche sui tetti delle case. Il sentiero, che sale nel bosco e si arrampica per ore sul fianco della montagna fino a portarti sopra alla Valnontey ed al cospetto del Gran Paradiso, parte proprio dalla porta di casa.

Auto? No, ovviamente. Quelle poche che arrivano quassù si parcheggiano nello spiazzo all'ingresso del paese. Lo hanno appena allargato un pelo, perché così ce ne stanno almeno una quindicina. Eugenio mi spiega che, in effetti, questo è un po' scomodo se la tua casa è "dall'altra parte del paese", perché se per esempio hai le borse della spesa da trasportare devi portartele a mano. Un centinaio di metri ti tocca farli di sicuro. Siccome comodo non è, battute a parte, uno di lì ha risolto il problema con una cariola.
Anche se devi portarti quassù una lavatrice non è una cosa banalissima, ma in fondo lo fai solo una volta e ti basta trovare uno che ti dia una mano.
La spesa, be', devi scendere, c'è poco da fare. O un paio di chilometri più giù, nel paese principale, o a inizio valle, a Villeneuve, venti chilometri più giù. O al limite te ne vai in qualche centro commerciale verso Aosta e fai la spesona gigante. In paese, a dir la verità, ci sarebbe "uno" che vende un po' di roba, ma sai com'è: è aperto un po' quando gli pare. Comunque puoi farci amicizia, ad esempio. Anche con il tipo che fa un po' di tutto per tutti e aggiusta le cose: può esserti utile. Ammesso di trovarlo e che ne abbia voglia, naturalmente.

I ghiacciai stanno lì in fondo, davanti a te. Se hai una casa di serie A, come dice Eugenio, hai la terrazza con la vista proprio verso di loro, esposta a sud fra l'altro, che prende pure il sole tutto il giorno. Se ce l'hai di serie B guardi giù in Valsavarenche, comunque al sole, e vabbè, hai detto niente. Se ce l'hai di serie C, in mezzo al paese, dài sulla piazzetta con l'abbeveratoio e i balconi fioriti delle altre casette. E hai il vantaggio di essere più vicino al parcheggio. Insomma, diciamo che la serie è quantomeno opinabile.

Infine, il paese - e a chiamarlo così ce ne vuole, credetemi - è lì più o meno dal medioevo, alla faccia di frane, valanghe (le nevicate eccezionali di quest'anno ne han tirate giù parecchie), alluvioni ecc. Semplicemente perché quando nel medioevo han scelto dove andare ad insediarsi, ovviamente, hanno puntato il posto più al sicuro della zona. Dominante la valle, al di sopra di una specie di sperone staccato dai fianchi della montagna e circondato da avvallamenti che fanno da canaloni naturali di scorrimento per valanghe ecc. In due parole, una posizione semplicemente perfetta.

In tutto questo, ho lasciato a casa la macchina fotografica e mi sono dovuto arrangiare con il solito telefonino. Poco male: dov'è *** io, adesso, lo so. E non c'è Val d'Ayas, Valsesia, Vallese ed Oberland che tengano (infatti pare che due o tre case se le siano proprio comprate degli svizzeri; di quelle di serie A, naturalmente).

Piesse: venerdì sera a *** si stava a sedici gradi sotto ad una stellata da sogno. Milleseicento metri più giù si stava a trentacinque annegati nell'ozono.

***, Valsavarenche
00.47 del 23 Agosto 2009  
 
1 commento pubblicato
certo,T**** è un vero paradiso
L'ha detto luigi, 22 gennaio 2010 alle 08.24


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